Unioni civili: il primo voto in Senato è palese

L’appuntamento è di quelli attesi, considerando quanto in queste ultime settimane si è parlato di unioni civili. Al Senato, infatti, dopo l’avvio una settimana fa del dibattito, inizia il vaglio degli emendamenti (fino a 5.000 quella della Lega nord) al ddl Cirinnà tra possibili “canguri” per saltare uno stillicidio di discussioni, accordi che mancano (soprattutto con i fronti cattolici e con l’Ncd) e il nodo della stepchild adoption, la possibilità per i gay di adottare il figlio del compagno.

 

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E il presidente del Senato, Grasso (nella foto qui sopra), ha deciso che il primo voto sarà a scrutinio palese. Si tratta della richiesta di non passaggio agli articoli (con conseguente stop dell’esame del provvedimento) avanzata da Gaetano Quagliariello, per la quale 70 senatori avevano chiesto lo scrutinio segreto.

Ribadito il no all’utero in affitto

“È giusto che su questi temi si voti, dopo anni in cui si è fatto melina”, dice via newsletter il premier Matteo Renzi aggiungendo il no all’utero in affitto come concessione – ancora negoziabile – i senatori cattolici. “Pensare che si possa comprare o vendere considerando la maternità o la paternità un diritto da soddisfare pagando mi sembra ingiusto”, aggiunge infatti il presidente del consiglio che ricorda come la pratica in Italia sia già vietata.

Stepchild adoption: in bilico il sì

Tiepido invece sulla stepchild adoption. “È un punto aperto”, dice ancora Renzi, “è giusto che si pronunci il parlamento”, soprattutto alla luce delle posizioni altalenanti dei 5 Stelle che arrivano dopo una serie di diktat di Beppe Grillo seguiti dalla libertà di coscienza per i senatori pentastellati). E qui si profila un controbilanciamento – secondo le anticipazioni ufficiali – composto da 35 sì alle adozioni contro 2 no. Ma non basta per avere una maggioranza sicura a Montecitorio. Almeno non basta per essere tranquilli dato che lo scarto si giocherebbe su una quindicina di voti.

Il difficile compresso in casa Pd con i teo-dem

Infine c’è la questione del voto segreto, che può riservare non poche sorprese, a iniziare dalle occasioni per le quali vi si ricorrerà. E qui si torna al braccio di ferro all’interno del Pd, una parte del quale ripropone l’affido rafforzato, versione più sbiadita delle adozioni. Il tutto mentre è l’approdo al senato è preceduto da un vertice del Partito democratico per trovare un punto di contatto con l’ala teo-dem.

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