Modena: evirò il compagno: “È incapace di intendere, non va processata”

Non era in grado di intendere e di volere. Per questo potrebbe non essere processabile Verona Popescu, la donna che nel giugno scorso ha ucciso a coltellate ed evirato il compagno modenese, Claudio Palladino. Inoltre, dopo le visite psichiatriche, la sua pericolosità sociale è rientrata. Dunque si prefigura la non punibilità della donna romena, accusata di omicidio volontario, che ora potrebbe essere inserita in una struttura per la cura mentale sostitutiva.

Ora la decisione del gip

Con la perizia psichiatrica, si è chiuso l’incidente probatorio e il fascicolo è stato restituito alla pm Lucia De Santis. Nel frattempo il legale della difesa, l’avvocato Mariano Albanese, presto presenterà un’istanza di revoca della misura di custodia cautelare in carcere. Le decisioni, a questo punto, sono in capo al gip di Modena.

Parlava di un complotto internazionale

Gli psichiatri, dunque, hanno dichiarato esistenti le allucinazioni della donna che parlava di un complotto politico interazionale per contaminare i cibi a partire dal Terzo Reich. Così come il suo disagio verso l’uomo che riteneva complice del complotto perché cercava di ricondurre alla ragione la compagna.

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Interrogatorio di garanzia oggi, lunedì 26 giugno, per Verona Popescu, 50 anni, la cittadina straniera che a Modena ha ucciso con 8 coltellate il compagno, Claudio Palladino, 63, e poi lo ha evirato. Su di lui prevista l’autopsia per domani, 27 giugno, il cui esito darà informazioni di dettaglio per un delitto assurdo, avvenuto intorno alle 5 del mattino, mentre la donna preparava la colazione all’uomo, legati da una relazione iniziata 14 anni fa. E la richiesta di una perizia psichiatrica su Verona verrà ribadita davanti al gip di Modena.

I primi segni di squilibrio

Verona, infatti, da tempo aveva iniziato a dare segni di squilibrio. “C’erano dei nemici che stavano complottando per sovvertire l’ordine del mondo”, avrebbe detto ai magistrati, “gente che vuole far trionfare il male. Tutto era nato con il nazismo, con le SS e stava continuando ancora: persone, ovvero quei ‘loro’ che stanno inquinando i cibi, l’acqua e l’aria per avvelenare piano piano i popoli e poi annientarli o soggiogarli”.

“Anche lui è contaminato”

Da un po’ di tempo vedeva sul proprio corpo i “segni” di questo avvelenamento immaginario, macchie e segni di punture sulla pelle. Non erano stato sufficienti le rassicurazioni del medico di base, secondo cui godeva di buona salute fisica. Di queste paranoie erano al corrente Palladino, manager della Manitou di Castelfranco, e il figlio di 21 anni di Verona che si era convinta che anche Claudio, l’uomo che definiva il grande amore della sua vita e che chiamava “fisime” le paranoie della compagna, fosse ormai “contaminato”.

Il feticcio: “Analizzate sangue e sperma”

Proprio questa sarebbe la ragione del litigio innescato la mattina dell’omicidio: prima verbale e poi con un pentolino con olio bollente sbattuto in faccia all’uomo. E a proposito dell’evirazione ha dato una “spiegazione” così come l’ha data dei genitali riposti in un sacchetto di plastica, appoggiati su un piattino di caffè e messi in frigorifero: analizzando sangue e sperma si sarebbero trovate trovate le “prove” dell’avvelenamento.

Modena: la difesa chiede la perizia psichiatrica per Verona Popescu, le notizie del 24 giugno 2017

Un uomo di 60 anni, Claudio Palladino, dirigente d’azienda della Manitou Italia di Castelfranco Emilia (nella foto sotto), è stato ucciso ieri mattina verso le 6, con diverse coltellate, a Modena, al terzo piano di un condominio di via Mare Adriatico, dalla compagna straniera, Verona Popescu (nella foto in apertura di pagina e in basso), una rumena di qualche anno più giovane (nella foto in basso). L’omicidio è avvenuto verso le 6 della mattina del 23 giugno.

Palladino era originario di Montemiletto, in provincia di Avellino, ma ormai era integrato nelal comunità modenese.

È stata la donna a dare l’allarme alla polizia, poi si è consegnata agli agenti.

La signora è stata interrogata per capire quale sia stato il movente che ha innescato un raptus tale da indurla a colpire l’uomo con tanta violenza e a evirarlo. Ma le prime versioni non sono state convincenti per gli inquirenti.

Sgomenti i vicini della coppia, che all’alba hanno sentito le urla provenire dall’appartamento, ma parlano di “due persone sempre tranquille”.

Palladino era stato sposato con un’altra donna dalla quale aveva avuto una figlia di 30 anni. Verona Popescu, invece, ha un figlio di 20 anni, che vive in un appartamento vicino a quello del delitto, grazie anche ad un aiuto economico del dirigente assassinato.

Il dirigente è stato ucciso nell’appartamento al terzo piano della palazzina. La compagna, cinquantenne, sarebbe l’ex badante dei genitori di lui. Palladino sarebbe stato colpito con almeno una decina di fendenti, ma non è stato ancora chiarito se tra i due c’è stata una colluttazione.

La donna ha infierito sulle parti basse

Verona Popescu (che vedete anche nella fotoqui sopra) ha colpito il compagno Claudio Palladino con otto coltellate tra addome e torace e lo ha anche evirato.

Non è ancora chiaro il movente dell’omicidio di Modena: nell’interrogatorio a cui è stata sottoposta la donna, romena di 50 anni, avrebbe dato una ricostruzione che gli inquirenti definiscono “fantasiosa”. Non si capisce se l’abbia data perché ancora in stato di choc o per nascondere un’altra verità. Ma, in ogni caso, quello che ha detto subito dopo il feroce delitto non è ritenuto credibile.

Prima del delitto ha preparato la colazione

Le conferme dell’incomprensibilità del delitto (almeno finora) arrivano dai magistrati. “La donna – spiega il procuratore capo di Modena Lucia Musti (nella foto qui sopra) –  è stata arrestata il flagranza di reato per omicidio volontario aggravato. Sulla sua confessione possiamo soltanto dire che il racconto fornito sulla dinamica dei fatti è conforme alle prime risultanze della polizia scientifica. Sotto questo punto di vista la confessione è credibile. Sul fronte del movente, invece, quanto riferito da lei è molto fantasioso. Sembra sincero, il suo racconto, ma è un racconto che induce il pm a fare accertamenti sulle condizioni di salute della signora”.

Il Pm Lucia De Santis racconta: “L’uomo è stato colpito da diversi fendenti, prevalentemente a torace e addome, anche nella zona del collo. Sul movente sono necessari altri accertamenti, perché la ricostruzione fornita è per così dire ‘fantasiosa’. Il corpo è stato trovato in bagno, colpito da almeno otto fendenti ed evirato. Ha cercato di difendersi. La donna – conclude il pm – ha usato un coltello da cucina, di quelli che si mettono nei ceppi. Ha usato il più piccolo della serie. Stava preparando colazione prima del fatto”.

La difesa chiederà lunedì la perizia psichiatrica

Il legale di fiducia di Verona Popescu, Francesco Varvaro, lunedì 26 giugno, data in cui è stato fissato l’interrogatorio di garanzia per la donna, chiederà che l’ex badante cinquantenne sia sottoposta a perizia psichiatrica.

La difesa sosteràà anche l’incompatibilità dell’assassina – nelle condizioni di salute mentale in cui si trova – con il carcere. on la misura cautelare in carcere.

Molte le domande che vorrebbe porre al perito l’avvpcato difensore della rumena: in che condizioni era Verona ieri mattina? Era in grado di intendere e di volere durante il delitto? Sapeva che l’uomo che aveva dinanzi e che cercava in ogni modo di difendersi dai fendenti letali era lo stesso compagno che da anni divideva con lei il letto e per il quale aveva appena preparato la colazione? Senza queste risposte e le latre che si attendono dalla perizia, il delitto resta circondato dal mistero.

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