Bologna, cittadinanza onoraria a Di Matteo: “I miei figli nati sotto scorta”

Cittadinanza onoraria a Bologna per il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Nino Di Matteo. La cerimonia, preceduta da un incontro con gli studenti delle scuole superiori in cui ha raccontato del suo lavoro e di sé (“Quando sono nati, i miei figli sono usciti dall’ospedale sotto scorta), si è tenuta a Palazzo D’Accursio dopo che la delibera è stata votata all’unanimità nella seduta del Consiglio comunale del 26 ottobre.

Le motivazioni: “Stare vicino a chi è più esposto”

Nelle motivazioni del conferimento, si legge che “la città di Bologna ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane per difendere tali valori e intende continuare a promuoverli anche nei difficili momenti attuali”. Inoltre, “considerato che recenti inchieste hanno dimostrato che, anche il territorio dell’Emilia Romagna, non è estraneo al fenomeno mafioso, la reazione delle istituzioni è la prima a doversi manifestare, per dare un segnale di attenzione e vicinanza a chi, in questo momento, è più esposto”.

I processi e le minacce di morte

Iniziativa partita dal basso attraverso l’impegno del gruppo delle Agende Rosse di Bologna, ecco dunque che Nino Di Matteo è divenuto cittadino onorario a Bologna. Ma chi è Nino di Matteo? Nino Di Matteo (Antonino) ha rappresentato l’accusa nel processo al generale dei Ros Mario Mori e con altri colleghi rappresenta l’accusa al processo sulla trattativa Stato-­mafia, coordinando indagini ancora in corso. Ha subito minacce gravi da Totò Riina, che parlando durante l’ora d’aria con un boss della Sacra Corona Unita, ha detto tra l’altro: “A questo devo far fare la stessa fine degli altri”, intendendo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

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