La fantascienza delle donne sbarca a Bologna con Quando nascesti tu di Nadia Tarantini

Un pomeriggio per ragionare sul potere della letteratura di immaginare scenari e aiutarci a riflettere sull’oggi.

A Bologna, venerdì 27 ottobre, alle 18, in via San Felice 16A, appuntamento alla Libreria delle donne.

Ne discuteranno: Anna Maria Crispino, Eleonora Federici, Loredana Magazzeni, Nadia Tarantini. Saranno presentati il numero 124 della rivista “Leggendaria” (Pensare il futuro) e il  romanzo “Quando nascesti tu, stella lucente” (L’Iguana editrice 2017).

Nel numero 124 di Leggendaria, “Pensare il futuro”, lo Speciale della rivista per interrogarsi su ciò che ci aspetta, curato dalle studiose dell’Associazione “Femminismi futuri” dell’Università l’Orientale di Napoli.

Di fronte all’ansia che produce il presente la  letteratura può ragionare su cosa può accadere se situazioni “già avvenute nella storia” fossero portate alle loro estreme conseguenze? Ne è convinta Margaret Atwood,  autrice de “Il racconto dell’Ancella”, ora serie tv coperta da una catasta di Emmy Award proprio in questi giorni.

Il romanzo di Nadia Tarantini

“Quando nascesti tu, stella lucente” (L’Iguana editrice) di Nadia Tarantini (nella foto in apertura), è un romanzo visionario sulla potenza del corpo e della memoria: siamo nel 2346, con i  Trentenni della Prima Generazione.

Hanno subito diciassette Ibernazioni per rallentare l’invecchiamento rinunciando via via a porzioni di memoria,  e ora vivono l’ultimo anno prima della Scelta: il loro cervello potrà innestarsi in un Cubo tecnologico e loro vivranno in eterno. Ma che ne sarà del corpo, delle emozioni, della memoria? E quale sarà la scelta di Igor, quale la scelta di Marcela e di tutte le altre e gli altri?

Quando la fantascienza da genere popolare si trasforma in vera letteratura

 di ANTONELLA CILENTO

(nella foto in basso)

Quando questo corposo romanzo di Nadia Tarantini, “Quando nascesti tu, stella lucente” (pubblicato da L’iguana editrice, coraggioso progetto editoriale al femminile nato a Verona) fu concepito, come lei stessa racconta nei ringraziamenti, era il 1978: la fantascienza era al suo apice cinematografico e televisivo (Star Wars decollava, Star Trek era diventato un mito dopo tre sole stagioni) e la letteratura del genere era fiorentissima, praticata anche da voci alte, alcune straordinarie come quelle di Jorge Luis Borges e Philip Dick.

Un genere che si trasforma

Lì dove un genere popolare si trasforma in vera letteratura si sono chiaramente intercettati dei grandi temi eterni o del presente: le paure profonde che legano Kafka a Orwell, ad esempio. Nel romanzo di Tarantini, esordio a settant’anni dopo una vita di giornalismo a L’Unità e di insegnamento della scrittura presso l’università di Teramo, le inquietudini del futuro sono diventate il nostro presente e le speranze che gli anni Sessanta proiettavano nelle storie distopiche sono svanite.

Come in “Qualcosa là fuori”, bel romanzo di Bruno Arpaia dello scorso anno, il tema è il clima, ma non solo: una Catastrofe è avvenuta e chi sopravvive si agita fra illusioni e bugie. Radiazioni e inquinamento hanno compromesso il pianeta e chi si è rifugiato entro i limiti della Calotta vive numerose esistenze intervallate da ibernazioni fino al momento in cui, fisicamente ancora giovane, sulla soglia dei trent’anni, può scegliere di abbandonare il corpo e cedere le proprie memorie e conoscenze a un Cubo collettivo.

Eppure, altri – al di fuori della Calotta – hanno scelto di vivere e morire al vecchio modo, fuori dai protocolli coordinati dal governo centrale. Tutto, nella Calotta, è sotto controllo chimico, anche il sesso è privo di contatto fisico, non c’è essere vivente che non sia trattato medicalmente.

Marcela protagonista tra tanti…

Marcela, protagonista in un coro fitto di personaggi, dopo numerose vite di successo, è fra coloro che avverte la necessità di rompere gli schemi  previsti dall’ élite: e non è certo un caso che si tratti di una donna, proprio come una donna era l’unica guida nel capolavoro di Saramago, “Cecità”.

Pensare, sentire, scegliere come si vuole è proibito e quel che si racconta di chi vive al di là della Calotta, si scoprirà, è falso: le Isole dove vivrebbero i diversi sono in realtà un enorme studio televisivo ai confini della Calotta stessa.

Chi ha provocato la catastrofe?

E chi ha causato la Catastrofe che ha condotto a questo stile di vita? Nessuno dei vecchi governanti sembra essere sopravvissuto, eppure…

Nei memoriali di uno dei fondatori della Calotta si legge: “Da tempo avevamo scoperto che le stagioni erano slittate in avanti. A giugno gli alberi di ciliegio erano già vuoti di frutti, alla metà di luglio le piogge pomeridiane ricordavano ai più anziani i pomeriggi infantili di agosto. Ma poi dallo slittamento si passò alla sovrapposizione, e i dodici mesi della tradizione occidentale diventarono stagioni incerte, sempre più simili.

La primavera che non è ancora estate, l’estate che annuncia l’autunno, l’autunno che per gioco si fa inverno, e poi torna solare (…)

Adesso la natura si stava vendicando degli esseri umani, restituiva nei bruschi passaggi da una non-stagione all’altra la bruschezza dei loro assalti alla terre, alle acque, al cielo (…) le emozioni erano già in caduta quando fu progettata la Grande Calotta.

I Terrestri avevano causato disastri

I Terrestri avevano distrutto la diversità biologica di piante e animali. Ma anche le diverse psicologie, sensibilità e culture del pianeta si erano ridotte, insidiate giorno dopo giorno da quella che nei tempi antichi fu chiamata “globalizzazione”.

Non è possibile, oggi, leggere un romanzo come questo senza pensare alle scelte dissennate in termini di inquinamento, al mancato rispetto degli accordi per il clima, alle imposizioni dittatoriali di profilassi medica che, con la scusa di salvarci, conducono le nostre vite in direzioni senza scelta. La grande letteratura al femminile ha spesso e con forza, affrontato il mondo della distopia: “Memorie di una sopravvissuta” del premio Nobel Doris Lessing o il racconto “Le donne muoiono” di Anna Banti riecheggiano nelle pagine di Tarantini. Alla protagonista del romanzo viene spesso diagnosticata una depressione perché vuole ribellarsi alle prescritte cure mediche: il romanzo distopico oggi non può non raccontare lo stato di continua sedazione in cui cercano di farci vivere, il desiderio di libertà barattato per mille desideri indotti che fanno di noi, come degli abitanti della Calotta, ottimi consumatori e individui inutili.

Un atto d’accusa alle vecchie generazioni?

Nadia Tarantini sta quindi scrivendo un atto di accusa alle vecchie generazioni e tentando di dare la scossa alle giovani? Può ancora la letteratura far questo? Noi lo speriamo vivamente e certo lo percepirà il lettore di “Quando nascesti tu, stella lucente”, un romanzo che ha il doppio merito innanzitutto di costringere a pensare chi legge e di articolare una narrazione scansionata da interludi e capitoli che affascina e trascina, nonostante la sua (benvenuta) complessità in tempi di stringente e noiosa semplificazione editoriale.

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