Caso Moro, don Mennini: “Mai stato nella prigione delle Br”

“Non sono mai stato nella prigione delle Brigate rosse per confessare Aldo Moro” e se mai ci fosse entrato “mi sarei offerto al suo posto”. Il nunzio apostolico in Gran Bretagna Antonio Mennini, indicato dall’ex capo dello Stato Francesco Cossiga come colui che avrebbe incontrato il presidente della Dc nel covo a cinque punte arrivando a dargli anche l’estrema unzione, nega di fronte alla commissione parlamentare che ha riaperto il caso dello statista rapito e ucciso nel 1978. E ha aggiunto il prelato: “Purtroppo non ne ho avuto la possibilità, ma nella coscienza dei miei doveri sacerdotali ne sarei stato molto contento”.

Secondo Cossiga gli impartì anche l’estrema unzione

Ascoltato questa mattina a Palazzo San Macuto, sede della commissione, Antonio Mennini aveva accettato di deporre a 37 anni da rapimento e dall’omicidio dopo la richiesta esplicita di papa Francesco. La decisione era stata salutata come una svolta importante perché “don Antonello”, come veniva chiamato ai tempi in cui era un prete trentunenne della diocesi di Roma, avrebbe avuto modo di essere un protagonista diretto di quelle settimane. E non solo perché era viceparroco nella chiesa di Santa Chiara, in piazza dei Giochi Delfici, a poche centinaia di metri dall’abitazione di Moro, ma perché – sempre secondo dichiarazioni risalenti al 2010 di Cossiga – incontrò l’ex presidente del consiglio nel corso della prigionia.

In passato sentito 7 volte e ha sempre smentito

Con la smentita di oggi, Mennini, figlio di Luigi, l’allora numero due dello Ior presieduto da monsignor Paul Casimir Marcinkus, non si discosta da quanto disse in passato, quando fu sentito per 7 volte tra magistratura e commissioni parlamentari. Già in passato il giornalista Antonio Padellaro aveva scritto che il religioso non era mai entrato nella prigione delle Br. Allora perché Cossiga, ministro dell’interno ai tempi del sequestro Moro, avrebbe dovuto sostenere una versione non suffragata dai fatti? Per le sue affermazioni, l’ex picconatore faceva riferimento ai controlli che dal 22 aprile 1978 erano stati attivati per tenere d’occhio Mennini. I quali, tuttavia, non riuscirono ad appurare tutti i suoi spostamenti.

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