Bologna: indagine della magistratura sull’apartheid in discoteca

Ora indaga pure la procura di Bologna sulla discoteca Arterìa, balzata agli onori delle cronache per un presunto caso di apartheid con il divieto a persone di colore di entrare nel locale. Dunque adesso le forze dell’ordine, coordinate dal procuratore aggiunto Valter Giovannini, dovranno appurare se siano in effetti avvenuti episodi di razzismo o, quanto meno, si siano creati rischi per l’incolumità dei presenti.

La segnalazione di operatori di prima accoglienza

“I neri qui non entrano”: succede all’Arterìa, una discoteca di Bologna, dove da alcune settimane l’accesso è vietato ai giovani con la pelle nera. A segnalare quanto stava accadendo sono stati gli operatori di alcuni centri di accoglienza della zona. “Ci sono stati problemi e risse”, spiegano i buttafuori. Ma il titolare si difende: “Nessuna discriminazione da noi, chi ha bloccato l’accesso se ne assumerà le responsabilità”.

La discoteca è in pieno centro

A riportare la notizia, sabato scorso, è stata l’edizione locale di Repubblica. Il locale sotto accusa è in pieno centro a Bologna, vicino alle Due Torri. Inutile per qualsiasi giovane di colore provare a entrare: la sicurezza è inflessibile. “Ci sono stati problemi e risse alcuni giorni fa – spiegano – uno di loro aveva un coltello”. Una posizione che sta scatenando, ovviamente, polemiche e dalla quale prende le distanze il titolare, Domenico Migliaccio: “Nel mio locale non c’è nessuna discriminazione etnica, se il buttafuori ha fatto una cosa del genere se ne assumerà tutte le responsabilità”.

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