Marocchina fatta a pezzi, confessa il convivente: “Liti continue, l’ho uccisa”

Ha confessato. Agim Ajdinaj, l’albanese di 51 anni arrestato la sera del 5 gennaio scorso con l’accusa di avere ucciso la compagna Khadija Bencheickh, la cittadina marocchina di 46 anni il cui corpo era stato fatto a pezzi e ritrovato in un campo a Valeggio sul Mincio (Verona). L’uomo, ammettendo le sue responsabilità, ha motivato l’omicidio con una situazione diventata insostenibile da tempo.

Scagionato il nipote

I problemi sarebbero legati a dissidi quotidiani per futili motivi. Durante l’interrogatorio di convalida nel carcere veronese di Montorio davanti al gip Paola Vacca, l’omicida ha invece scagionato il nipote di 27 anni che era stato arrestato assieme a lui con l’accusa di averlo aiutato a distruggere il cadavere.

Marocchina fatta a pezzi: fermati il convivente e il nipote, due albanesi, le notizie del 6 gennaio 2018

Sono il convivente della vittima, un albanese di 51 anni, e il nipote di questi di 27 anni, suo connazionale, i due uomini fermati con l’accusa di aver ucciso e fatto a pezzi la marocchina Khadija Bencheikh, 46 anni, il cui corpo era stato trovato il 30 dicembre in un uliveto a Valeggio sul Mincio (Verona).

Si tratta di Agim Ajdinaj, che conviveva a Verona con la donna, e di Lisand Ruzhdija, uno studente. Aidinaj è accusato di aver ucciso e fatto a pezzi, probabilmente con una sega, il corpo della compagna, il nipote di aver partecipato alla distruzione del cadavere e di aver poi trasportato nella campagna di Valeggio.

 

Le notizie della mattinata del 6 gennaio

Due albanesi sono stati fermati nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Kadjia Bencheikh, la marocchina di 46 anni uccisa a fatta a pezzi, il cui corpo è stato trovato in un uliveto a Valeggio sul Mincio (Verona) in località Gardoni la sera del 30 dicembre.

Lo riferisce il quotidiano L’Arena di Verona e la circostanza è stata confermata da fonti investigative dei carabinieri. Secondo quanto si è appreso, la donna conosceva i due sospettati, che frequentavano la vittima, convivente di un loro connazionale. I carabinieri precisano che sono comunque in corso ulteriori approfondimenti delle indagini, in attesa dell’udienza di convalida del fermo. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Giovanni Pietro Pascucci.

La testimonianza di una giovane marocchina

Una giovane marocchina che abita da Anni a Verona ha dichiarato: “Poco prima di Natale una donna con il velo si è avvicinata a me in centro parlandomi in arabo, forse incoraggiata dal fatto che lo portavo anch’io, mostrandomi la fotografia di una donna che stava cercando. Non l’ho riconosciuta, ma quando la notizia della morte di Khadija è uscita sui giornali e in tv, ho capito che era proprio lei”.

L’identificazione il 2 gennaio

È di Kadjia Bencheikh, una donna marocchina il corpo sezionato in almeno 10 pezzi e trasportato con dei sacchi. Forse è stata usata una sega elettrica. La vicenda, accaduta nel veronese in mezzo ai campi a Valeggio sul Mincio tra Vento e Lombardia, si sta definendo e al momento si sa che la donna aveva 46 anni, era incensurata e viveva in Italia, a Verona, da una ventina d’anni senza che, all’apparenza, ci fossero problemi. Svolgeva lavori saltuari come badante e addetta alle pulizie. Era separata da tempo dal marito, che ora gli investigatori stanno cercando.

Omicidio avvenuto altrove

La conferma sulla quarantaseienne arriva anche dal sindaco Angelo Tosoni che lo ha comunicato sulla base delle informazioni avute dagli investigatori. Secondo fonti dei carabinieri, il corpo è stato sezionato completamente quindi non sono sparite parti mutilate. Chi ha ucciso lo ha fatto altrove, ha trasportato sul luogo del ritrovamento i resti del corpo, che sarebbe stato tagliato probabilmente con una sega a motore. Chi ha ucciso li ha sparpagliati in un ipotetico cerchio del diametro di 4-5 metri.

Gli indizi a disposizione

Confermato che il delitto e il sezionamento è recente. I militari dell’Arma, per risalire all’identità della vittima, hanno lavorato sui resti e sulla biancheria che il corpo aveva ancora addosso. Il corpo sarebbe stato fatto a pezzi in un’altra località, probabilmente sempre nel veronese, e scaricato nella frazione di Gardoni in un’area notoriamente poco frequentata. Il luogo del ritrovamento, infatti, è a ridosso di un uliveto e a poca distanza da un ex deposito militare. Si tratta di un’area in cui sono presenti numerosi animali selvatici, compresi i cinghiali, su cui contava forse l’assassino perché del corpo non restasse alcuna traccia.

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