LA PSICOLOGA – Mio figlio ha 14 anni e fuma, come posso farlo smettere?

Gentilissima dottoressa,
ho scoperto che mio figlio di 14 anni fuma. Qualche settimana fa, svuotando le tasche del suo giubbotto per portarlo al lavasecco, ho trovato un accendino. Gli ho chiesto spiegazioni e mi ha risposto che era di un suo compagno di scuola, che, fumando, temeva che i suoi genitori potessero scoprirlo. Ho finto di credergli, ma da quel momento ho fatto molta attenzione e oggi, dandogli un passaggio in auto dopo l’uscita di scuola, ho sentito un forte odore di fumo.

Confesso poi che ho curiosato nel suo zaino e ho trovato un pacchetto di sigarette. Temo che possa poi arrivare a degenerare diventando dipendente da altre sostanze. Premesso che né io né mio marito fumiamo e che siamo assolutamente contrari all’idea che lui possa iniziare a farlo, soprattutto così giovane, le chiedo, come ci suggerisce di comportarci?
Rosanna, Urbino

Gentilissima Rosanna,
a 14 anni fumare è mostrarsi più grandi, superare un rito d’ingresso all’interno di un gruppo, mostrando loro di avere idee proprie e una personalità decisa. Inoltre, in piena adolescenza, la sigaretta è il mezzo per suscitare attenzione, sfidare, ricevere il rimprovero per il solo piacere di volere dire “no” ed iniziare ad affermare la propria personalità in divenire.

Fumare per sentirsi grandi

Fumare rappresenta un comportamento, criticato dal punto di vista della salute, ma accettato nel mondo degli adulti, pertanto gli adolescenti ritengono che il fumo sia una modalità di potersi affermare nella società in qualità di adulti.

Numerosi studi internazionali dimostrano che è la famiglia il luogo dove può nascere il vizio del fumo: il numero degli adolescenti che fumano aumenta se all’interno della famiglia uno o più adulti fumano. E l’attrazione per il fumo diminuisce se uno o entrambi i genitori sono riusciti a smettere.

Persuaderli a smettere di fumare facendo leva sulle malattie causate dal fumo, a questa età, è poco funzionale. Invece, a influire in maniera determinante, sono gli esempi concreti. I ragazzi non si preoccupano dei rischi a lungo termine del fumo e, nella loro onnipotenza adolescenziale, credono di poter smettere quando vogliono.

Le indagini svolte negli ultimi anni ci dicono che:

  • più precoce è l’incontro con la nicotina, più è forte la possibilità di sviluppare una dipendenza con questa sostanza e di mantenerla per almeno 20-30 anni;
  • non esistono legami di causa-effetto tra i diversi consumi di sostanze, ovvero non è detto che chi fuma sigarette poi fumerà cannabinoidi;
  • è però vero che decidere di non fumare sigarette (magari anche dopo aver provato), è una protezione rispetto all’uso di altre droghe;
  • avere genitori fumatori aumenta la probabilità di diventare fumatori a propria volta.

Gli adolescenti provenienti da famiglie con uno stile educativo permissivo risultano maggiormente propensi a fumare e a trasgredire in generale; al contrario, uno stile educativo autorevole, svolge un ruolo protettivo, sia riguardo al coinvolgimento che allo smettere di fumare. È fondamentale, nello stile genitoriale, la presenza sia di fermezza che di empatia.

Come comportarsi?

Innanzitutto cerchi di capire i motivi per i quali suo figlio ha iniziato a fumare. Aggredirlo imponendogli di non fumare non è la soluzione migliore perché potrebbe soltanto indurlo a un’ulteriore ribellione continuando così a fumare.

Al contrario, provi a escogitare alcuni sistemi attraverso i quali impedire o limitare l’accesso di vostro figlio alle sigarette. Ad esempio, limitare il denaro che gli date o la paghetta settimanale, affinché non possa usare i vostri soldi per acquistarle.

Visto che voi non fumate, potete imporre dei divieti per dissuaderlo dal fumare; nel caso continuasse a farlo, dovrà sapere che in casa vostra vige il divieto assoluto di fumare.

Gli adolescenti spesso sono indotti a provare la sigaretta perché frequentano alcuni amici fumatori. Proibirgli di uscire con loro sortirebbe probabilmente l’effetto contrario; piuttosto, lo inviti a frequentare altri gruppi oppure a dedicarsi ad attività più sane.

Cercate insieme attività extrascolastiche che gli potrebbero interessare, come ad esempio uno sport, nel quale il fumo inciderebbe negativamente sui risultati.

Fornite una motivazione chiara del perché volete metterlo in guardia contro il fumo. Spiegategli che non volete che fumi perché, oltre ai danni per la sua salute, per voi è importante che sia libero da sostanze che creano dipendenza. Solo così potrete conquistare la sua fiducia e rendere accettabile il vostro aiuto.

La dottoressa Cristina Pavia è psicologa presso il proprio studio in Bologna e counselor nelle scuole secondarie di primo grado.
Il suo sito internet è cristinapavia.net.
Potete inviarle i vostri quesiti a redazione@consumatrici.it

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto