Anche i minori stranieri hanno diritti in Italia?

Lo straniero, il diverso, lo sconosciuto vivono ciascuno in ognuno di noi e le politiche interculturali che possiamo condurre devono investire tutti gli aspetti del fare conoscenza e memoria e del ricordare il passato, la storia, il susseguirsi di ibridazioni.

Non è facile parlare di diritti e, in particolar modo, della tutela dei diritti dei minori stranieri presenti in Italia, senza tener conto delle contaminazioni  che hanno coinvolto il continente europeo e il Mediterraneo nel passato storico di ogni tempo.

L’argomento appare da subito spinoso, difficile da affrontare perché comporta il passaggio del riconoscimento dell’altro, non come altro da sé, ma come altro in sé.

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Azioni di solidarietà “confinate”

Per questo le azioni di solidarietà restano confinate solo ed esclusivamente al campo del terzo settore e/o parrocchiale.

“C’è bisogno di un politica migratoria europea comune basata sulla solidarietà. Dobbiamo aiutare le persone di tutto il mondo a decidere dove andare, dare asilo politico. Abbiamo bisogno che l’Europa si svegli!” – afferma Gianni Pittella (nella foto), europarlamentare, presidente dei Socialisti e Democratici Europei – “per far ciò è necessario risvegliare anche in campo istituzionale e amministrativo la volontà di agire l’integrazione come strumento per produrre una nuova ed efficace crescita”.

70 minori “in attesa” a Bologna

Fanno scalpore, però, alcuni casi come quello di Bologna, dove entro dicembre sono attesi circa 70 minori, che rischiano di non trovare posto nelle scuole della città emiliana. Sappiamo già da ora quanti saranno perché si tratta di ragazzi che arriveranno in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari e, dunque, i dati sono in possesso della Prefettura. I numeri sono a disposizione anche per i Dirigenti Scolastici che, al momento, parlano di vera emergenza, giacché si teme che i ragazzi potrebbero non trovare una collocazione, dato che le classi sono state formate a settembre senza tenere conto del loro arrivo.

Una clesse ponte per chi arriva

Tra le ipotesi di soluzione, si sta valutando l’idea di una classe ponte composta da tutti questi ragazzi appena arrivati, ma che si trasformerebbe a breve – come ben si può immaginare – in una classe ghetto. A tal fine si è già al lavoro per presentare al Provveditore provinciale una richiesta di accesso agli atti per avere un quadro più chiaro della situazione.

Non si tratta di un caso marginale. Dovremmo ricordare che il diritto allo studio, sancito della Costituzione, dall’ordinamento comunitario e dalle Convenzioni internazionali ratificate dall’Italia garantisce il diritto all’istruzione a tutti i minori, senza discriminazioni fondate sulla cittadinanza o sulla regolarità del soggiorno, dunque anche ai minori stranieri privi di permesso di soggiorno.

La parola chiave, concludendo, resta chiara e semplice: Diritti Umani.

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