Cibo e rivoluzione, a voi Nick Difino food-dj

Nick Difino è un food-dj che lega cibo, letteratura e musica.

Fondatore del Fooding Social Club, movimento per il cibo buono, sano ed etico, gira per il mondo mettendo in scena il suo action cooking e conquistando piazze, locali, laboratori urbani e masserie. Collabora con Future Food Institute lavorando sul futuro della comunicazione e sul cibo e hackerando il sistema alimentare, come è avvenuto durante lo speech dal palco dell’ultima edizione di TEDxLecce dedicata al tema del futuro.

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Come nasce fooding?

Mi ero accorto che c’erano persone che come me, sono realmente e profondamente interessate al cibo, alla sua bellissima e vasta cultura, alle possibilità della sua narrazione. Queste stesse persone erano sensibili alle questioni relative alla sua produzione e alla qualità delle informazioni che ci vengono date. Sono cominciate le richieste per conferenze, incontri, workshop nelle scuole e tante cene a casa mia.

Quelle esperienze sono diventate uno show. Così un’idea nata come start-up a costo zero per l’home food, si è trasformata in movimento libero in cui si parla di cibo: dalle politiche di produzione, al piacere del consumo e fino a riportare tutte le esperienze acquisite in poco meno di 3 anni, nel Future Food Institute per lo studio della comunicazione del cibo del futuro.

Cosa accade durante gli show. Qual è l’obiettivo?

Ad un mio show si viene prima di tutto per divertirsi ed emozionarsi, poi per ricordarsi chi siamo, per appartenere a questa collettività, per comprendere alcune politiche, per ascoltare musica importante (la scelta dei brani richiede tempi persino più lunghi di quelli di scrittura dei testi) e per assaggiare un buon piatto raccontato. L’obiettivo è quello di riconoscere i nostri sensi. Specie il senso critico.

La rivoluzione economica si fa a tavola – consumare significa votare. In che senso

Il cibo è fondativo e centrale nella società, è un diritto umano inalienabile, è un bene comune come l’acqua e l’aria – non vivremmo senza -, è un gesto d’amore – cucinare per qualcuno significa donare amore – e quindi è uno strumento di pace. Il sistema alimentare moderno è però obsoleto e sta sfruttando idee vetuste e non più accettabili che stanno  violando il pianeta, lo stanno avvelenando creando distruzione e morte. Un sistema che tollera 388 conflitti internazionali censiti in corso, dove l’accesso al cibo è la problematica più emergente, non è un sistema d’avanguardia. Trovo poco smart, una politica che non si fà carico di 800 milioni di persone che soffrono fame e malnutrizione e dove contemporaneamente in tanti muoiono per sovralimentazione o disfunzioni alimentare date dalla scarsa conoscenza dell’atto più antico e naturale che ci sia. Mangiare. Un’economia alimentare affidata a multinazionali chimiche e farmaceutiche è davvero antica, da anni 20. Questo sistema alimentare ci rende complici di chi commercializza indisturbato il nostro cibo attraverso i canali della mafia, rendendo la società sempre più collusa. L’informazione è lo strumento che permette a chi mangia, di acquistare con gli occhi aperti evitando di sporcare il cibo di sangue. Anche del proprio. Acquisire una politica della nutrizione è come acquisire la propria libertà.

I consumatori, le consumatrici come gli elettori hanno il potere?
I consumatori, cambiando i propri fornitori, hanno il potere di reindirizzare gli utili. In tutto il mondo si è messa in atto una filosofia della rivoluzione rurale che sta rimettendo il cibo al centro della discussione per lo Sviluppo Umano.  Ma bisogna sempre partire da sé, al mercato scegli come in una cabina elettorale.

 

Cosa bisogna fare per innescare una alimentazione sostenibile?
Bisogna migliorare le nostre visioni e prospettive. L’evoluzione del cibo da “pericoloso per la salute” a sostenibile, è già in atto. Siamo a buon punto anche se molto c’è ancora da fare. La vera innovazione ha un indirizzo preciso: la ruralità. I nuovi contadini 2.0 sono esperti di terra e di rete, conoscono i giorni in cui trattare una pianta e usano le piattaforme di analisi del big data anche perché si sono aperti al networking con noi food-hackers. Cosa puoi fare tu cittadino? Molto. Dipende da chi sei, dove vivi, come vuoi vivere. Ognuno ha il suo potenziale, alcuni fanno 1 altri fanno 10, ma tutti fanno. Questo è un bene. Io comincio a migliorare le cose cambiando me stesso, leggendo le etichette, informandomi dove comprare e perché, facendo rete, informatizzando e raccontando la storia della comunità, accudendo il territorio, parlando apertamente di innovazione sapendo di non fare un servigio alle grosse aziende che vogliono restare sulle loro posizioni di comodo, costruendo il presente che voglio vivere, dando fastidio. Non si cambia nulla se non si dà fastidio a qualcuno.

 

Per tutte le altre informazioni c’è il Future Food Institute.

 

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