Assolta e scarcerata l’infermiera di Lugo: “Ora mi riprendo la vita”

Clamorosa sentenza che ribalta quella di primo grado. La Corte di assise di appello di Bologna ha assolto perché il fatto non sussiste Daniela Poggiali, 45 anni, ex infermiera alla sbarra per l’omicidio di una sua paziente di 78 anni all’ospedale di Lugo, nel ravennate.
L’imputata in primo grado fu condannata a Ravenna all’ergastolo perché riconosciuta colpevole di avere iniettato una dose letale di potassio all’anziana.

La Corte ha ordinato la scarcerazione dell’imputata, che era detenuta dall’ottobre 2014.

La soddisfazione dell’infermiera

Felice Daniela Poggiali, subito dopo la sentenza di appello. “Mi hanno dipinto per quello che non sono, e adesso mi riprendo in mano la mia vita”: sono queste le parole dell’ex infermiera dell’ospedale di Lugo, appena uscita dal carcere della Dozza di Bologna dopo l’assoluzione dall’accusa di omicidio, dopo che in primo grado era stata condannata all’ergastolo.

La condanna del 12 marzo 2016

Daniela Poggiali, nota alle cronache noir come “l’infermiera killer” di Lugo, è stata condannata all’ergastolo. Ci sono volute quasi otto ore di camera di Consiglio per arrivare alla sentenza dei giudici della corte d’assise di Ravenna, che hanno usato la pena massima per chiudere.

L’ex infermiera quarantaquattrenne dell’ospedale Umberto I di Lugo, nel ravennate, accusata di avere ucciso una sua paziente di 78 anni, iniettandole la mattina dell’8 aprile 2014 una dose letale di potassio è stata ritenutaa colpevole del reato addebitatole.

Alla sentenza ha scosso la testa

Quando il presidente della corte, Corrado Schiaretti, ha letto la sentenza, la Poggiali ha abbassato gli occhi e scosso la testa, prima di essere riportata nel carcere di Forlì.

La Procura aveva chiesto per l’imputata l’ergastolo più l’isolamento diurno per un anno e mezzo, che è stato invece escluso, come l’aggravante dei motivi abbietti.

Riconosciuta la premeditazione

Alla base della condanna, invece, ci sono la premeditazione e l’uso del veleno. Concessa una provvisionale da 150.000 euro ai due figli della vittima.

La difesa, aveva, inutilmente chiesto l’assoluzione piena.

 

Nei suoi turni 96 decessi (dall’archivio di Consumatrici.it)

Nell’ultimo anno in cui è stata in servizio, nei suoi turni si sono registrati 96 decessi di pazienti: più del doppio di quelli (45) della seconda infermiera che la segue nella sgradevole graduatoria e quasi il triplo (36) della terza. Il dato – ‘preoccupante’ per gli investigatori – è contenuto nella scheda che l’Ausl di Ravenna ha consegnato alla Procura su esplicita richiesta in merito all’indagine che a ottobre ha portato in carcere Daniela Poggiali, 42enne ormai ex infermiera dell’ospedale Umberto I di Lugo, nel ravennate, indagata per una scia di morti sospette in corsia. Nella foto: uno dei selfie horror che l’infermiera si faceva con le sue vittime.

I dati relativi a un solo anno

I numeri si riferiscono al periodo che va dall’aprile 2013 all’aprile 2014, quando l’apertura del fascicolo di fatto determinò prima le vacanze forzate per la donna, quindi una sospensione dal lavoro e poi a fine luglio il licenziamento (legato tuttavia a due foto che la ritraggono assieme a una paziente appena deceduta e ad un furto da 10 euro in corsia).

La statistica delle infermiere

Nello specifico, viene analizzata la situazione decessi per 39 infermiere del medesimo ospedale. I dati ottenuti sono suddivisi in tre aree: letti sotto il diretto affidamento, letti ai quali l’infermiera poteva essere assegnata come aiuto a colleghi e letti assegnati in settore contiguo.

50 decessi per la Poggiali

Per la Poggiali nell’anno in questione si registrano 50 decessi di pazienti sotto la sua diretta assegnazione: in questo caso il dato è quasi tre volte più alto di quello più vicino (17 morti) totalizzato da due colleghe.

Una iniezione letale di potassio

Alla donna è stato finora attribuito l’omicidio, con una iniezione letale di potassio, di una donna di 78 anni, il cui decesso l’8 aprile ha di fatto determinato l’apertura del fascicolo. Ci sono inoltre altre 38 morti dall’inizio dell0anno fino a quella data, di pazienti morti quando era di turno lei: per dieci di questi il pool di consulenti dei Pm titolari, Alessandro Mancini e Angela Scorza, aveva ravvisato anomalie compatibili anche con l’uso di sostanze. Tanto che concludevano la propria relazione caldeggiando un approfondimento statistico, giunto negli ultimi giorni. A questo punto non è escluso che i carabinieri dell’Investigativo possano acquisire un ultimo dato statistico: le ore di servizio di ciascun infermiere per arrivare a calcolare un indice di mortalità per ora di lavoro svolto.

Pensava di poter uccidere impunemente

Daniela Poggiali – ha detto il procuratore Mancini al Daily Mail, riportato dal Resto del Carlino – pensava “di essere così intelligente, così furba da poter uccidere sotto il naso di tutti. Aveva un senso di potenza che la faceva sentire in grado di fare tutto quello che voleva, anche nel senso di togliere la vita a qualcuno. Si sentiva onnipotente come un Dio. Questo è stato il suo errore”.

 

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