Figlio di due mamme: il Comune di Torino dice sì

La novità è grande e significativa, tanto che è la prima volta che si verifica in Italia.

Il Comune di Torino trascriverà l’atto di nascita del bambino con due mamme nato in Spagna grazie alla fecondazione eterologa. Per i registri dell’anagrafe sarà figlio di madre A e B. Questa la conclusione a cui l’Amministrazione comunale del capoluogo piemontese, presieduta dal sindaco Piero Fassino, è giunta sulla base degli approfondimenti normativi e giuridici effettuati negli ultimi due giorni.

 

Lo Stato civile eseguirà il decreto

Lo Stato civile del capoluogo piemontese eseguirà, quindi, il decreto della “sezione famiglia” della Corte d’Appello subalpina che, ribaltando la decisione del tribunale, ha accolto il ricorso della madre italiana.

“Da oggi questo bambino non può più essere considerato orfano in Italia – commenta uno dei legali della donna, Stefano Garibaldi – finalmente abbiamo garantito una maternità effettiva anche nel nostro Paese. Con questa decisione arriviamo a una situazione riconosciuta di fatto e di diritto”.

 

Le due donne oggi sono separate

Le due donne si erano sposate in Spagna nel 2009. L’una donò gli ovuli per il concepimento, l’altra portò avanti gravidanza e parto. E il bimbo nacque nel 2011.

 

La storia precedente: il sì della corte d’Appello di Torino

Questa è la storia di due mamme, una italiana e l’altra spagnola, e di un bimbo nato nella penisola iberica dopo la fecondazione di un ovulo che la prima ha donato alla seconda. E adesso le due mamme non lo sono solo da un punto di vista affettivo, ma anche giuridico perché la corte d’Appello di Torino ha decretato per la prima volta nell’ordinamento italiano la trascrizione dell’atto di nascita straniero. Un atto di nascita su cui compaiono due nomi femminili.

Il no in primo grado: atto “contrario all’ordine pubblico”

Questo è il risultato di una battaglia legale avviata da due donne, sposate a Barcellona, avevano scelto quella città per dare alla luce il bambino, ma poi il rapporto tra le due si era incrinato e avevano deciso di separarsi giungendo alla fine al divorzio. Nessun problema per la legge spagnola in merito all’affidamento congiunto del figlio, ma il mancato riconoscimento italiano dell’atto di nascita impediva a una delle due mamme di portare in Piemonte il piccolo. Da qui la decisione di rivolgersi al tribunale che tuttavia, in primo grado, si era pronunciato in termini negativi il 21 ottobre 2013: niente da fare perché la richiesta era “contraria all’ordine pubblico”.

L’appello: “La legge riconosca le due donne come madri”

Ma le due donne non si sono date per vinte. Hanno presentato ricorso il cui esito è giunto il 29 ottobre 2014, anche se la notizia è stata diffusa solo nei primi giorni del gennaio 2015 da Articolo29.it, sito che si occupa di famiglia, orientamento sessuale e identità di genere. La presidentessa della corte d’Appello di Torino, Renata Silva, ha infatti ribaltato la sentenza di primo grado ritenendo che il riconoscimento dell’atto di nascita spagnolo fosse nell’“interesse preminente del minore”. Perché? Secondo il magistrato piemontese, “non si tratta di introdurre ex novo una situazione giuridica inesistente, ma di garantire la copertura giuridica a una situazione di fatto in essere da diverso tempo”. Dunque rientra nella piena tutela del bambino il fatto che “è stato cresciuto da due donne che la legge riconosce entrambe come madri”.

Nel 2014 a Roma l’ok all’adozione di una bambina

Si tratta di un ulteriore passo per il riconoscimento dei diritti delle famiglie omogenitoriali. Già lo scorso anno era arrivato da parte del tribunale per i minorenni di Roma un pronunciamento importante: con una sentenza datata 30 luglio 2014, infatti, era stato consentito a una donna di adottare la figlia della compagna. Anche in quel caso la bambina era nata all’estero con fecondazione assistita eterologa. Ma nel caso di Torino si compie un ulteriore passo perché stavolta viene riconosciuta la doppia maternità, fattispecie che finora era stata esclusa. E le reazioni dei sostenitori dei diritti lgbt non si sono fatte attendere.

Le reazioni: “A Torino si fa la storia”

Sergio Lo Giudice, il senatore Pd che fa parte della commissioni giustizia e diritti umani e che dal 2014 insieme a suo marito, Michele Giarratano, è genitore “arcobaleno”, afferma che “a Torino si è fatta la storia. È un grande passo verso l’abbattimento dei paradossi tra i diversi ordinamenti europei e verso il riconoscimento dell’omogenitorialità nel nostro Paese”. Inoltre, aggiunge Lo Giudice, “fuori dalle sale convegni, dove si affronta la questione della ‘difesa della famiglia naturale’, ci sono i figli delle coppie omosessuali in carne e ossa”. Dunque è ora che “si passi presto dalle aule di tribunale a quelle parlamentari per colmare una anacronistica lacuna normativa che impone ai giudici un ruolo non più evitabile di supplenza alle inadempienze del legislatore”.

Il Comune di Torino: in attesa di un parere da Roma

“Assolutamente rivoluzionaria” è l’espressione utilizzata per descrivere la sentenza da parte di Gian Ettore Gassani, presidente dell’associazione degli avvocati matrimonialisti italiani. Ma nonostante il pronunciamento della corte d’Appello già si deve registrare un rallentamento della trascrizione dell’atto di nascita. Rallentamento determinato dai servizi civici del Comune di Torino. Al momento, infatti, secondo quanto raccolto dall’Ansa, dopo una consultazione con la prefettura i funzionari attenderanno un parere da parte del ministero dell’Interno. Primo passo è che il testo della sentenza arrivi negli uffici governativi di piazza Castello e poi che venga analizzato anche a Roma.

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