Coop: niente scarpe e vestiti, gli italiani si sentono più poveri

Ripresa sì, ma decisamente “slow”. L’Italia inizia a vedere la luce in fondo al tunnel della crisi economica, ma il trend di aumento dei consumi è lento e graduale. È questo il paese disegnato dal rapporto Coop 2015 AcNielsen, che ogni anno analizza consumi e stili di vita degli italiani, presentato ieri a Milano.

 

“Non è un anno nero come il 2014”

“Quello che stiamo vivendo non è un anno nero come il 2014 passato: per il 2015 è attesa nel paese una crescita del Pil dello 0,7%, il governo sta mettendo i conti ordine (facciamo meglio di Francia e Spagna), ma occorre ancora trovare 16 miliardi di euro per scongiurare un ulteriore rincaro dell’Iva”, dice Marco Pedroni, presidente Coop.

C’è poi un dato positivo: l’Italia resta tra i paesi europei con un tasso di indebitamento privato più basso, appena il 63% delle famiglie ha un rapporto negativo tra ricchezza prodotta e debito, contro l’83% della Germania, l’86% di Francia, 115% di Spagna e 135% di Regno Unito. E ciò nonostante le nostre famiglie subiscano un fisco tra i più pesanti del Vecchio Continente.

 

Una Penisola divisa in due

La nostra, però, appare sempre di più una Penisola divisa in due. Non solo geograficamente (al Nord la ripresa è più evidente: la spesa delle famiglie di Trento è di 1.000 euro superiore a quella di una famiglia calabrese).

 

Gli over 65 trainano i consumi

A trainare i consumi, oggi, sono soprattutto gli over 65 (gli under 35 spendono 100 euro al mese in meno rispetto agli anziani), arrancano gli immigrati (la spesa media mensile è di 95 euro inferiore a quella di una famiglia italiana). Anche gli italiani, però, non se la spassano benissimo, rispetto a qualche anno fa.

La metà dei cittadini (il 52%) dichiara di sentirsi di appartenere al ceto popolare (nel 2008 era il 40%!), e questo mentre il 20% delle famiglie detiene il 38% della ricchezza nazionale.

 

aaaaapanda

La Panda è l’auto più venduta in Italia

Una spaccatura che si riflette anche nei consumi: è la Panda l’auto più venduta in Italia, segno di un ritorno alla sobrietà, ma la vendita di auto di lusso è schizzata su del 65%.

Ma cosa succede tra le mura domestiche, al di là dei macronumeri? Come sono cambiate le nostre abitudini?

 

Un popolo più sobrio e attento agli sprechi

L’immagine che viene fuori dal rapporto Coop è quella di un popolo che ha cambiato stile di vita, è più sobrio e attento agli sprechi, guarda alla famiglia, ma anche al mondo intero, attraverso il web, è interessato alla salute e al benessere. E vuole tornare a vivere dopo anni bui, soprattutto riscoprendo il piacere di viaggiare.

“È significativo”, nota Pedroni, “che nei primi 8 mesi di quest’anno sia aumentato il traffico autostradale (nei soli primi tre mesi dell’anno sono stati percorsi 50 milioni di chilometri in più) , i consumi di carburante, la vendita di automobili (+15%) il numero di passeggeri sui treni a lunga percorrenza. E assieme a questa voglia di divertirsi si scopre anche il piacere di stare in forma: le famiglie tricolore sempre più fanatiche del wellness. A testimoniarlo è il numero record delle palestre – 12.000 in tutto lo Stivale, la crescita dei centri benessere, e la diminuzione del numero di bevitori e fumatori.

 

All’ultimo posto per le sigarette, al primo per la cannabis

L’Italia è all’ultimo posto in Europa per numero di consumatori di “bionde”, (ma curiosamente è al primo per consumo di cannabis, praticato occasionalmente dal 5% della popolazione!), e i bevitori abituali di alcolici sono solo il 22%, 9 punti in meno rispetto a dieci anni.

 

Cresce l’amore per il biologico

Cresce anche l’amore per i prodotti biologici (il comparto cresce a un ritmo del 20% all’anno), e i vegetariani sono ormai un italiano su 10, i vegani il 2%. A completare il puzzle anche la nuova attitudine a uno stile di vita si più sobrio e rispettoso dell’ambiente: gli italiani amano scambiarsi servizi e vendere roba di seconda mano usata, e grazie tutto ciò riesce loro benissimo: oggi bastano appena 3 giorni per vendere un frigo on line.

 

Carne, scarpe e abbigliamento vanno giù

E mentre la sharing economy raggiunge una quota di mercato di 500 milioni di euro all’anno, continuano a diminuire a sorpresa i consumi tradizionali: carne (gli acquisti sono scesi dell’11%), scarpe e abbigliamento (i consumi sono fermi allo 0,2%, dopo aver perso il 10% negli ultimi 8 anni). Segno che davvero, l’Italia sta cambiando faccia.

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