Pensioni: da gennaio 2016 più magre con le riduzioni automatiche

Pensioni più basse a partire dal 1 gennaio 2016, quando entreranno in vigore in nuovi coefficienti per il calcolo degli assegni su base contributiva. A partire da quel momento, a seconda dell’età, l’importo erogato ogni mese sarà più basso dall’1,35% al 2,5%. Un provvedimento, quello alla base della modifica dell’Inps, determinato dall’innalzamento della vita media e dunque, nell’ottica di questo intervento, è necessario contenere le spese per le pensioni attraverso la revisione dei coefficienti.

L’incentivo è quello di rimanere al lavoro più a lungo

Revisione che, da Roma, scatterà nuovamente (e in automatico) nel 2019, dopo quella del 2016, e che poi diventerà biennale. Dunque la successiva modifica sarà nel 2021. Questo nonostante il numero di anni in cui si è lavorato e gli importi di contributi previdenziali versati. La tendenza, per mantenere livelli di importi più elevati, è insomma quella di far rimanere in servizio più a lungo che avrebbe già maturato i requisiti per ritirarsi. Infatti, la cifra che nel 1995 (l’anno della riforma delle pensioni Dini, che ridusse del 12% gli assegni) veniva percepita da chi aveva 65 anni, oggi va a chi di anni ne ha compiuti 69.

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