Procreazione assistita: “Manca ancora tutto per l’eterologa”

Erano attese da almeno 4 anni eppure le Linee guida ministeriali sulla fecondazione assistita (che aggiornano quelle del 2008), recentemente emanate dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, non vanno nella direzione auspicata dai professionisti e dai medici che operano nel settore della pma (procreazione medicalmente assistita).

 

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Claudia Livi: “Ancora un regolamento successivo”

“Nelle 17 pagine del documento manca tutta la regolamentazione sull’eterologa (la fecondazione attraverso gameti esterni alla coppia, ndr) per cui si rimanda a un regolamento successivo”, attacca Claudia Livi (nella foto), direttore scientifico del centro di fecondazione privato convenzionato Demetra di Firenze.
“E poi – anche a fronte della recente sentenza della Consulta che ha aperto l’accesso alla pma alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche – nelle linee guida non si fa alcun riferimento alla diagnosi preimpianto che consentirebbe di individuare eventuali malattie nell’embrione”.

 

Dottoressa cos’altro non la convince del documento ministeriale?


Per esempio il fatto, a mio avviso ridicolo, per cui bisognerà riportare in cartella clinica le “motivazioni” per cui si è scelto di produrre un certo numero di embrioni, di impiantarne un altro numero e di congerlarne altri.
Quando è chiaro che sono scelte che si fanno solo sulla base delle linee guida internazionali sulla fecondazione per cui la regola d’oro è quella di aumentare le probabilità di gravidanza. Del resto si tratta di un atto medico, di una decisione clinica e scientifica. In quale altro ambito clinico il dottore deve mettere per iscritto le motivazioni delle sue scelte?

 

Sull’eterologa c’è qualche riferimento nelle linee guida?
A parte dire che l’accesso a questa tecnica è consentito e riportare la sentenza della Consulta che ne ha abrogato il divieto non si fa altro che recepire la direttiva europea sulle indicazioni cliniche per le coppie che vogliano accedere a questa tecnica. Ma nulla si dice su tutto ciò che riguarda i donatori di gameti, che sarà invece oggetto di  un altro Regolamento.

 

Questa è una parte dirimente visto la difficoltà ad avere donatori, esatto?
Il problema è che negli altri Stati, pur rispettando la direttiva europea che prescrive che la donazione sia un atto volontario, anonimo e gratuito, si prevede un rimborso spese per chi dona. In Italia al momento non c’è neanche quello e invece, soprattutto, donare ovociti è abbastanza complicato visto che le donne devono sottoporsi a un piccolo intervento chirurgico e devono stare a riposo per qualche giorno.

 

Quindi voi come vi state regolando al Demetra rispetto all’eterologa?
Siamo riusciti a mettere su una banca del liquido seminale e abbiamo fatto un accordo con un centro estero per fare arrivare gameti in Italia. È chiaro che quello di rivolgersi all’estero dovrebbe essere un percorso transitorio per sopperire temporaneamente finché non si riesce a ricostruire le banche, ma se si continua a dire ipocritamente che donare gameti è come donare il sangue il rischio è che saremo sempre dipendenti dall’estero.

 

E cosa si dovrebbe fare?
Non c’è un’adeguata pubblicizzazione, non se ne parla. Il Ministero non si è fatto carico di avviare una campagna informativa e di cambiare la percezione collettiva rispetto all’eterologa. Se non si vuole riconoscere il rimborso spese ,allora che almeno si tenti di mettere in moto un meccanismo sociale per cui la donazione di gameti sia percepita come un atto di solidarietà, sfatando quest’aura di negatività e ombra che si è costruita intorno all’eterologa.

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