“Reggiani macchine” riassunta la neomamma, sostenuta da 230 colleghi

Alla fine ha vinto lei. Torna al lavoro la neomamma della “Reggiani macchine” di Grassobio, che era stata ingiustamente licenziata.

L’azienda ha fatto di tutto per tenerla fuori: le ha offerto una buonuscita, poi ci ha provato con due contratti diversi, uno da autista e uno da impiegata ma con un livello in meno.

Dopo ore e ore di confronto è stato trovato un accordo per la giovane mamma di Bergamo che era stata licenziata dalla Reggiani di Grassobbio, con una decisione che aveva fatto scendere in sciopero i suoi 230 colleghi.

Con la “scusa” della ristrutturazione
Già la scorsa settimana l’ aziendasi era dichiara disponibile  a tornare sul licenziamento, ufficialmente scattato perché dopo una ristrutturazione la mansione dell’impiegata non esisteva più e non si era riusciti a trovarle una diverse collocazione. Ma la trattativa non è stata semplice: l’azienda ha proposto alla lavoratrice (affiancata dal sindacalista della Fiom-Cgil Andrea Agazzi e dall’ avvocato Giuseppe Cattalini) tre diverse opzioni, tutte scartate dall’interessata e dal sindacato, perché viste come ingiustamente punitive e discriminatorie.
Infine, dopo cinque ore di trattative, si è arrivati a un compromesso accettabile: la mamma tornerà al suo lavoro da impiegata con un livello in meno ma con un superminimo che le garantirà uno stipendio identico al precedente. Già da venerdì potrà rientrare in azienda.

“La storia è finita bene”
“Mi sento sollevata, perché la vicenda è finita nel migliore dei modi – dice la donna, 36 anni, dal 2002 alla Reggiani e tornata al lavoro lo scorso agosto dopo la seconda maternità -. Quando mi hanno licenziata mi sono sentita a pezzi, mi chiedevo cosa potessi avere fatto di così grave per perdere il posto da un giorno all’ altro, senza preavviso.

Forse, nella fortuna della maternità, avevo avuto la sfortuna di non seguire di persona il passaggio di gestione tra vecchia e nuova proprietà, con i relativi corsi di aggiornamento”.

La nuova proprietà “made in Usa” voleva far valere, infatti, regole più penalizzanti di quelle in vigore in Italia. Ma, alla fine, non ce l’ha fatta.

 

Lo sciopero del 27 maggio

Tutti in sciopero, immediato e all’improvviso. I 230 dipendenti della Reggiani Macchine di Grassobbio, in provincia di Bergamo, si sono radunati davanti ai cancelli per protestare contro il licenziamento di una loro collega appena tornata dalla maternità e per sostenere la trattativa che Fim Cisl e Fiom Cgil stanno intrattenendo con l’azienda, da meno di 18 mesi assorbita dal gruppo americano Efi e specializzata nella produzione di macchinari per la stampa (anche su tessuto, come mostra la foto in basso).

 

Licenziata una dipendente di 30 anni

Il licenziamento, per l’azienda – riferiscono i sindacati – “per giustificato motivo oggettivo e soppressione della mansione”, riguarda “una donna di 30 anni, da poco rientrata dalla maternità”.
“I lavoratori – prosegue la nota di Fim e Fiom – sono preoccupati soprattutto dalle modalità e dalle relazioni sindacali che la proprietà ha adottato da qualche tempo – dicono i sindacalisti -, e chiedono il ritiro del licenziamento e il ripristino di un sistema di relazioni corrette”.

“Solidarietà importante”
“Bisognerà approfondire ciò che è successo, ma da ciò che appare alla fabbrica Reggiani si è consumato un fatto grave e, contemporaneamente, un gesto di solidarietà importante da parte dei 230 dipendenti della fabbrica, scesi in sciopero contro il licenziamento di una collega appena rientrata dalla maternità. E’ uno straordinario segnale di sensibilità e consapevolezza del valore dell’unità. È questa la via per sconfiggere le ingiustizie e l’arroganza che è spesso dietro alle scelte pagate dai lavoratori e soprattutto dalle lavoratrici. Da Bergamo arriva una lezione di futuro”: sono queste le parole di Titti Di Salvo, vicepresidente dei deputati del Pd.

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