Morto a 86 anni il regista Ermanno Olmi: funerali in forma privata (video)

Il regista Ermanno Olmi è morto all’ospedale di Asiago, dov’era stato ricoverato d’urgenza venerdì scorso, 4 maggio. Il decesso è avvenuto nella notte di domenica 6 maggio. Avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 24 luglio e combatteva da tempo contro una grave malattia. Intramontabile firma del grande schermo italiano, ha firmato capolavori come “L’albero degli zoccoli” (nel video sotto). Il suo ufficio stampa ha già fatto sapere che i funerali si svolgeranno in forma strettamente privata, in accordo con i desideri della famiglia. Si resta in attesa della data.

Aveva chiesto di morire a casa

Circondato dai suoi affetti più cari, la moglie Loredana (con il marito nella foto sopra), la figlia Elisabetta e i figli Fabio ed Andrea, Olmi aveva espresso il desiderio di trascorrere le sue sue ultime ore nella casa di contrada Val Giardini di Asiago, ma la morte è sopraggiunta prima che la famiglia potesse organizzare il trasporto per esaudire la sua ultima volontà.

Era nato nel 1931

Ermanno Olmi era nato a Bergamo il 24 luglio 1931. Nel 1978 vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes con i film “L’albero degli zoccoli”. Nel 1989 fu premiato al Festival di Venezia con il Leone d’Oro per “La leggenda del santo bevitore”. Nel 2004 ha ricevuto il Pardo d’onore al Festival di Locarno.

Il debutto nel 1959

Giovanissimo, si trasferì a Milano, dove si iscrisse all’Accademia di Arte Drammatica per seguire i corsi di recitazione. Debuttò nel 1959 e impostò i temi che si ritroveranno anche nella maturità, una cifra stilistica che privilegia i sentimenti delle persone “semplici” e lo sguardo sulle condizioni provocate dalla solitudine.

Iniziò come regista autodidatta

Regista autodidatta, pioniere nel campo del documentario, creatore di un linguaggio personale e fuori da ogni schema con opere come “Il tempo si è fermato”, “I recuperanti” e la “Circostanza”, sperimentatore incessante ha portato per la prima volta al cinema il dialetto come lingua e i grandi miti della tradizione cristiana (“Cammina cammina”).

Il racconto del quotidiano

L’attenzione per il quotidiano, per le cose della vita di tutti i giorni viene ribadita anche in “I fidanzati” (1963), pellicola legata al mondo operaio, seguita anche dal più intimista “E venne un uomo” (1965) con Rod Steiger, biografia di Papa Giovanni XXIII. Nel 1982, dopo il ritorno sul grande schermo, era sopraggiunta una grave grave malattia che lo aveva tenuto a lungo lontano dagli schermi, rifugiandosi ad Asiago.

Il vero ritorno con “Lunga vita alla signora”

Fondatore della scuola di cinema Ipotesi Cinema a Bassano del Grappa, tornò a girare documentari per la Rai e qualche spot televisivo, e si lasciò andare al cortometraggio con Milano (1983). Anche se il ritorno vero e proprio fu solo con il claustrofobico “Lunga vita alla signora” (1987), storia di una vecchia e potente dama che riunisce a cena nel suo castello i notabili del luogo con l’unico scopo di riverirla. Il Leone d’Oro lo vincerà grazie al film “La leggenda del santo bevitore”, tratto dall’omonimo racconto di Joseph Roth, con Rutger Hauer nella parte di un barbone alcolizzato aiutato dalla Grazia.

Tra gli anni Novanta e Duemila

Con il documentario “Lungo il fiume” (1992) ritrovò anche la passione per la scrittura firmando “La valle di pietra” (1992), che Maurizio Zaccaro portò sul grande schermo, mentre lui trasse dal racconto di Dino Buzzati “Il taglio del bosco” la favola “Il segreto del bosco vecchio” (1993) con Paolo Villaggio. A metà degli anni Novanta diresse l’episodio della Genesi del vasto progetto internazionale “Le storie della Bibbia”, poi ebbe un notevolissimo successo con “Il mestiere delle armi” (2001), biografia di Giovanni delle Bande Nere. Il pacifista “Cantando dietro i paraventi” (2003) è un altro trionfo e nel 2005, con il corale “Tickets” (realizzato con Kiarostami e Loach, insieme nella foto sopra) si allunga definitivamente la sua visuale sul resto del mondo.

Le ultime opere

Dopo lo spirituale “Centochiodi” del 2007, con l’ex modello Raz Degan nella parte di un intellettuale che perde la fede, dichiara che non girerà più film di finzione, ma tornerà al suo antico e primario amore, il documentario. Così che l’anno successivo, forse per fargli cambiare idea, Venezia gli tributa il Leone d’Oro alla Carriera, consegnatogli direttamente dalle mani di Adriano Celentano. Ma nel 2011, dopo un documentario (“Rupi del Vino”, 2009), un cortometraggio (“Il premio”, 2009), e un altro documentario (“Terra Madre”, 2010) torna sul grande schermo più trionfante che mai con “Il villaggio di cartone”. Del 2014 è invece torneranno i prati, ambientato durante la prima guerra mondiale, mentre nel 2017 esce al cinema il documentario “Vedete, sono uno di voi”, dedicato a Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002.

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