Artrite reumatoide: colpite soprattutto le donne, ma molte non si curano

L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune, cronica e progressiva. In Italia sono circa 300.000 le persone che ne sono colpite, prevalentemente donne (con un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini).
Il trattamento, farmacologico, va seguito con costanza per tutta la vita. Eppure, buona parte dei pazienti non lo fa correttamente. Perché?

a-artrite

Diverse ragioni portano a non seguire i consigli del medico

“Alla base di questa scarsa aderenza alla terapia, secondo me ci sono diverse spiegazioni”, afferma Roberto Caporali (nella foto qui sopra), professore associato di Reumatologia all’Università di Pavia e responsabile della Early Arthritis Clinic della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia.

“Una è che, spesso, questi pazienti devono assumere più di un farmaco e questo porta talvolta a tralasciarne qualcuno. Un’altra è legata al fatto che alcuni di questi farmaci possono avere effetti collaterali piuttosto fastidiosi: nausea, mal di testa, senso di malessere simil-influenzale.

Infine, le informazioni sui farmaci che il paziente riceve, magari navigando su internet, lo portano talvolta a convincersi che possano avere chissà quali rischi o effetti collaterali e lo inducono a sospenderli”.

Gli atteggiamenti sbagliati più comuni

Quali gli errori più frequenti? “Spesso non si assume il farmaco con la regolarità necessaria”, spiega lo specialista. “Qualche volta si arriva addirittura a sospenderlo completamente senza dirlo al medico. Questo succede in particolare con il methotrexate, farmaco generalmente utilizzato come prima scelta e poi mantenuto, anche in combinazione con i farmaci biologici che oggi abbiamo a disposizione”.

Le conseguenze possono essere serie

A quali rischi si espone il paziente, con questi atteggiamenti?

“Può succedere che la patologia non riesca ad essere gestita oppure che ci sia una ripresa, mentre prima era sotto controllo”, osserva il professor Caporali. “Oltretutto, questo mette in difficoltà il medico che non riesce a capire se la terapia impostata funziona oppure no”.

Quale consiglio si può dare?

“Il mio consiglio è di attenersi alle indicazioni del medico e, nell’eventualità di dubbi o problemi, di parlarne senza timore. Lo specialista ha sempre l’opportunità di cambiare un farmaco, di ridurne il dosaggio, di modularne in modo diverso la somministrazione. Insomma: ha tante armi a sua disposizione, purchè il paziente lo metta al corrente del suo disagio. Un dialogo aperto e trasparente tra medico e paziente è l’unica via per affrontare con efficacia la patologia”.

Una campagna di sensibilizzazione al problema

Proprio su questo tema è stata lanciata la campagna IONEPARLO, che vuole essere un invito ai pazienti con artrite reumatoide a non dire bugie al proprio medico. Promossa da Roche con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici ANMAR Onlus, ha un testimonial d’eccezione: Pinocchio. Per saperne di più: www.arioneparlo.it.

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto