LA PSICOLOGA – Il figlio della mia compagna ha 14 anni e mi rifiuta, che faccio?

Gentile dottoressa,
sono un uomo di 40 anni che, dopo una separazione burrascosa, ha finalmente trovato una donna con cui pensare a un sereno futuro insieme. Mentre con lei le cose procedono a gonfie vele, i problemi sorgono con suo figlio, 14 anni, che, tutte le volte che trascorro qualche ora nella loro casa, dimostra chiaramente disapprovazione nei miei confronti e mi provoca.

Temo che ciò, alla lunga, possa creare tensioni anche nel rapporto con la mia compagna. Io non so come comportarmi in sua presenza e confesso che spero sempre che sia col padre perché, quando lui non c’è, siamo molto più sereni.

Lorenzo, Ancona

Gentile Lorenzo,
comprendo la sua condizione, che l’ha portata a trovarsi improvvisamente alle prese con un adolescente, che parrebbe non permettere a nessun’altra figura maschile di accedere a sua madre.

Si metta nei panni del ragazzo: lei viene vissuto come uno sconosciuto che sta tentando di rubargli l’affetto della mamma, quindi è necessario che si approcci al ragazzo con molta cautela affinché si possa, col tempo, instaurare tra voi un rapporto di fiducia. Il ragazzo, insomma, deve sentire che di lei si può fidare, che non la deve temere come un rivale né come colui che vorrebbe prendere il posto di suo padre.

Inoltre potrebbe avvertire il nuovo legame con lei come un tradimento verso il padre che non è più in casa, oltre a temere di soffrire per una nuova separazione.

Instaurare un rapporto di fiducia

La fiducia è una conquista importante e assolutamente non facile, necessita di una grande dose di autenticità, di pazienza, di ascolto comprensivo ed empatico. Tutto ciò va supportato da grande rispetto, sensibilità, intelligenza e dalla voglia di crescere insieme ai ragazzo, che per lei ora è un estraneo, dotato di una propria storia e di regole provenienti dal vecchio assetto familiare.

È utile che faccia un passo indietro, aspettando che sia lui a chiederle consigli o a porle domande. In una fase iniziale, infatti, dispensare suggerimenti potrebbe portare a rifiuti e malintesi proprio perché il ragazzo non la riconosce come autorevole. Eviti inoltre di giudicare, di fare paragoni e di criticare quello che fa il ragazzo e di irrigidirsi in comportamenti ostili, ma sia elastico nel rapporto.

In futuro proprio la sua posizione di non appartenenza a un ruolo prefissato la faciliterà nella veste di consigliere, sempre però non forzando la mano e cercando di rispettare anche qui i tempi e le necessità del ragazzo.

Le suggerisco di essere presente più con i fatti che con le parole, cercando di cogliere, con l’aiuto della sua compagna, gli interessi del ragazzo e sforzandosi di essere disponibile a proporgli qualche attività da svolgere insieme.

Lei non è un sostituto del padre

Nel caso il ragazzo dovesse manifestare comportamenti poco rispettosi nei suoi confronti oppure esagerare con le provocazioni, stia attento a non perdere la calma e a non rispondere a esse, ma chieda alla sua compagna di intervenire in modo fermo per bloccarle. Il compito della madre è quello di rassicurarlo, di chiarirgli il ruolo che lei, suo partner, ricoprirà e che non sostituirà in nessun modo il padre biologico.

Non si assuma responsabilità che non le competono: il ragazzo ha già un padre e una madre. Lei entra nella vita del ragazzo che presenta abitudini e comportamenti acquisiti che potrebbero anche non cambiare mai.

Vedrà che col tempo e con la giusta frequentazione l’affetto tra voi crescerà. Per ora l’importante è che vi sentiate a vostro agio e che vi rispettiate.

La dottoressa Cristina Pavia è psicologa presso il proprio studio in Bologna e counselor nelle scuole secondarie di primo grado.
Il suo sito internet è cristinapavia.net.
Potete inviarle i vostri quesiti a redazione@consumatrici.it

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