Renzi si dimette, ma chiede le elezioni anticipate

C’è una variante nella strategia di Matteo Renzi dpo la sconfitta al referendum e l’ascesa al Quirinale avvenuta per due volte nella giornata di ieri (con rimprovero di Mattarella per aver comunicato le dimissioni prima in tv e poi a lui).

Nel gruppo che si riunisce intorno al premier dimissionario (Luca Lotti, Martina, Maria Elena Boschi, Matteo Orfini,) è cominciata a circolare l’idea delle elezioni anticipate. Renzi avrebbe anche rinunciato all’idea di lasciare la segreteria del Pd, proprio per condurre meglio quella che appare come la sua prossima battaglia.

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Il premier: “Non lascio quest’arma a Grillo”

“Non lascio quest’arma a Grillo”; avrebbe detto un Renzi voglioso di lanciarli in un contropiede che spariglia le carte, come testimonia il tweet di Lotti che vedete qui sopra.

Da segnalare, nel Pd, l’avversione di Bersani, Speranza e D’Alema a questa ipotesi. Toccherà a Mattarella sbrigliare la difficile matassa.

Peraltro la richiesta di Renzi coincide con quella di Grillo e di Berlusconi, preannunciata da Brunetta. E della Lega di Salvini.

 

Prevale l’idea di un “governo di scopo”

Ma al momento prevale l’idea di un governo di transizione o di scopo con un primo ministro come Padoan, o Grasso, o Gentiloni, nome graditissimo a Renzi. Oggi all’ora di pranzo si riunisce la conferenza dei capigruppo che dovrebbe determinare i tempi della crisi.

 

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Venerdì l’ok del Senato alla manovra economica

Prima l’ok alla manovra economica, poi le dimissioni di Renzi. Il tutto dovrebbe avvenire tra venerdì, col voto di fiducia alla Legge di bilancio e sabato.

Sembra questo l’esito del secondo incontro di oggi al Quirinale tra Matteo Renzi (nella foto in alto diretto ieri sera al Quirinale) e Sergio Mattarella.

Questo consentirebbe di mantenere una certa tranquillità istituzionale in un passaggio delicato e difficile, con gli occhi dell’Europa addosso.

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Un primo incontro con Mattarella stamattina

Colloquio “informale” di un’ora stamattina tra Matteo Renzi e il presdiente della Repubblica Sergio Mattarella. Nulla è trapelato, ma è molto probabile che il capo dello Stato volesse sondare, in privato, quanto il no di Renzi a un reincarico fosse determinato.

E lo è perché l’ex sindaco di Firenze vuole assolutamente lasciare Palazzo Chigi dopo la bruciante sconfitta.

Ma dopo l’incontro informale al Quirinale, è arrivata una nota ufficiale del presidente Mattarella: “Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento”.

L’importanza della legge di stabilità

La prima cosa è la Legge di stabilità, approvata da un solo ramo del Parlamento, che dovrebbe essere varata in tempi strettissimi, forse entro venerdì prossimo.

Dopo il primo incontro al Quirinale, la giornata di Renzi è proseguita con la riunione del Consiglio dei ministri – convocata per le 18,30 – e una nuova salita al Colle più alto per le dimissioni formalissime nelle mani di Mattarella.

Ma – secondo le ultime indiscrezioni – le dimissioni potrebbero essere “congelate” fino a sabato, per consentire il voto di fiducia sulla Legge di bilancio al Senato, senza emendamenti. In questo scenario la manovra sarebbe approvata a Palazzo Madama venerdì e le dimissioni effettive. Da domenica consultazioni al Quirinale per il nuovo incarico.

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Rinuncia irrevocabile: la mattina del 5 dicembre

Matteo Renzi sale oggi al Quirinale con le dimissioni irrevocabili in mano. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (nella foto sotto con Renzi) è in Pole position per la successione. Ma nella Roma politic ancora sotto choc per l’esito traumatico della consultazione referendaria spiccano altri due nomi possibili: quello del presidente del Senato, Piero Grasso, e quello del ministro dlele Infrastrutture Graziano Delrio.

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Intanto Padoan ha dovuto annullare la riunone con l’eurogruppo per esaminare i rilievi al bilancio italiano che aveva oggi a Brixelles per “cause di forza maggiore”.

Oggi Renzi va con le dimisisoni da Mattarella

Non poteva che finire così, con le dimissioni del presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi che ha annunciato che – dopo aver concocato oggi pomeriggio l’ultimo consiglio dei ministri – salirà al Quirinale per dimettersi nelle mani del capo dello Stato.

Non ci sarà reincarico da parte di Mattarella che, dopo il discorso della notte scorsa del premier, non potrà che prendere atto delle dimissioni e iniziare le consultazioni per inviare alle Camere un nuovo governo.

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Nel discorso dopo il risultato del referendum e la sconfitta del no, ha esordito dicendo che le “percentuali sono state superiori a tutte le attese”.

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E infatti tra i Sì e i No, alla fine, ci sono ben 20 punti di differenza (il 60 contro il 40%) come mostra l’infografica dell’Agenzia Ansa con i No che trionfano qasi in tutte le regioni.

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“Al fronte del no oneri e onori”

“Questo voto consegna al fronte del no oneri e onori”, ha aggiunto, “insieme alla responsabilità della proposta a iniziare dalla legge elettorale. Agli amici del sì, che hanno condiviso il sogno, un abbraccio. Ci abbiamo provato a dare una chance di cambiamento, ma non ce l’abbiamo fatta. Volevamo vincere, non partecipare e mi assumo tutte le responsabilità della sconfitta”.

Accanto a lui non c’era la ministra Boschi, “madrina” della contestata riforma, ma la moglie Agnese, con la quale ha lasciato la sala del Galeone dopo la conferenza stampa, con un braccio sulla spalla, come mostra la foto sotto.

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“Andiamo via senza rimorsi”

Dunque ha scandito: “Ripeto, io ho perso e sono diverso. Andiamo via senza rimorsi. L’esperienza del mio governo finisce qui”.

Qui il video del discorso del presidente del Consiglio.

Il risultato del referendum si materializza fin dagli exit poll

Referendum costituzionale: i primi exit poll – da prendere con tutte le cautele del caso – danno in testa il No, con un range che oscilla trail 54 e il 58%. Si tratta ora di attendere per vedere se questi exit poll corrispondono al reale andamento del voto. La diretta si può seguire su RaiNews24. Se il voto confermasse l’andamento degli exit poll, probabilmente stanotte Renzi annuncerà le sue dimissioni e domani mattina salirà al Quirinale per rassegnarle nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

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Renzi sui social: “Grazie a tutti comunque”

Prima dell’intervento, sui social, sia Facebook che Twitter (sopra), ha scritto: “Grazie a tutti, comunque. Tra qualche minuto sarò in diretta da Palazzo Chigi. Viva l’Italia! Ps Arrivo, arrivo”.

Nella foto sotto vedete gli exit poll dell’Istituo Piepoli per la Rai.

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Grillo (M5S) esulta: “Partito un trenino”

Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, che ha deciso di parlare dopo l’intervento del premier, ha anticipato comunque che esulta per il risultato referendario e ha aggiungo: “È partito un trenino”.

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Salvini (Lega Nord): “Vittoria di popolo”

Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è fra i primi a prendere la parola: “Sfidiamo la scaramanzia, ma questa campagna elettorale ci impone osare: sarà vittoria di popolo. Grazie per la partecipazione popolare. Renzi dovrebbe dimettersi nei propri minuti, se fosse un Paese normale. Elezioni politiche subito. Sconfitti anche i lacchè di Renzi. Pensiamo ai sì interessati di banchieri e poteri forti. Già dia prossimi minuti siamo a disposizione per dare un’alternativa”.

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Guerini (Pd): “Martedì convocati gli organi del partito.”

Lorenzo Guerini, vicepresidente del Pd, ha dichiarato: “Una valutazione più compiuta va fatta più tardi. Noi come Pd, convocheremo gli organi del partito presumibilmente già martedì per le valutazioni dell’esito e le indicazioni che trarremo dal voto. Valutiamo positivamente l’ampia partecipazione intorno alla Costituzione”.

La minoranza Dem: “Bellissima pagina di partecipazione”

Anche la minoranza Dem ha fatto sapere la sua: “Oggi si è scritta una bellissima pagina di partecipazione democratica. L’Italia ha dimostrato ancora una volta di essere un grande Paese. Nel campo del No c’è stato un pezzo irrinunciabile del centrosinistra. Noi lo abbiamo rappresentato dentro il Pd. Il risultato che si preannuncia dimostra che eravamo nel giusto a difendere le convinzioni nostre e di molti militanti e cittadini del centrosinistra”

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Brunetta (Forza Italia): “Sconfitti i poteri forti”

Renato Brunetta parla di “intelligenza degli italiani” e di “vittoria della democrazia. Non si era mai visto che gli italiani andassero a votare il 4 dicembre. A questo punto Renzi si deve dimettere perché ha personalizzato la campagna referendaria. Sono sconfitti i poteri forti e chi ha giocato sulla pelle di questo Paese”.

Matteo Renzi parlerà a mezzanotte

Urne aperte da stamattina alle 7 per il referendum costituzionale. Si voterà fino alle 23. Subito dopo inizieranno gli scrutini che dovrebbero essere abbastanza rapidi visto che si vota solo un Sì o un No. Alle 23 saranno pubblici i primi exit poll.

Fonti vicine a Palazzo Chigi fanno sapere che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, commenterà il voto intorno alla mezzanotte. Ovviamente in diretta tv.

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Gli aventi diritto al voto in Italia, distribuiti nei 7.998 Comuni e nelle 61.551 sezioni elettorali del territorio nazionale, sono 46.714.950, di cui 22.465.280 uomini e 24.249.670 donne.

Secondo i primissimi dati diffusi dal Viminale, a mezzogiorno avrebbe votato il 19,6% degli aventi diritto con dati relativi al 50% dei comuni. Se questa cifra fosse confermata, a fine giornata ci sarebbe un’affluenza molto alta, superiore al 50% degli aventi diritto al voto.

 

Alle 19 affluenza molto significativa

Ancora più alta l’affluenza fatta registrare alle 19: i votanti sfiorano il 57%. Bologna è la città dve si è votato di più con il 68%, la media più alta tra le grandi città. Ma Firenze, la città in cui Renzi è stato sindaco, la segue a un’incollatura col 67,2%.

Bene anche Milano, Roma e Torino. Più debole l’affluenza al Sud. A Napoli, alle 19, aveva votato il 43%, quattordici punti in meno della media nazionale.

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi e la moglie, Agnese Landini, hanno votato a Pontassieve. A una signora che gli chiedeva, scherzando, se aveva già deicsio come votare, Renzi – divertito anche lui – ha risposto: “Signora un momento, ci devo ancora pensare”:

 

I risultati in nottata, dopo proiezioni e exit poll

In nottata arriveranno i risultati, molto attesi non solo dagli elettori, ma dai vertici del sistema politico. A urne chiuse inizieranno a essere diffusi exit poll e proiezioni. Poi, al termine di una lunga notte, i dati reali. E subito dopo commenti, polemiche e conseguenze politiche.

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Il 2 dicembre si è chiuso il voto all’estero

Si è chiuso ieri, venerdì 2 dicembre, il voto per gli italiani residenti all’estero chiamati a esprimere la loro preferenza sul referendum costituzionale. A seggi chiusi, il bilancio parla di un’affluenza del 40% con un milione e 600.000 in arrivo all’aeroporto di Fiumicino. Si tratta di un risultato superiore alle aspettative, dato che il premier aveva ipotizzato un 30% e un boom rispetto a consultazioni precedenti.

 

Come avviene lo scrutinio del voto all’estero

I primi dati parlano del 42,2% dei italiani registrati in Svizzera e del 37% in Inghilterra. Questi i passaggi per lo spoglio del voto all’estero. Nelle prime ore di domenica le schede saranno caricate su furgoni che li porteranno al magazzino di Castelnuovo di Porto, sulla Flaminia, in zona Roma Nord. Qui le attendono 7 magistrati della Corte d’Appello che assisteranno all’operazione con cui verranno inserite in urne poi sigillate. Lo scrutinio inizierà alle 23, come per chi vota in Italia.

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Le istruzioni per il voto in Italia

Mancano poche ore al referendum sulla riforma costituzionale, quella che porta il nome della Maria Elena Boschi (nella foto sotto), ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento. Si vota infatti domani, domenica 4 dicembre, e si tratta di un referendum confermativo per il quale non è richiesto il quorum di validità (il voto del 50% più uno degli aventi diritto). Dunque, al contrario di quanto avviene con il referendum abrogativo, il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti.

Ecco un video preparato dall’Agenzia Ansa con le spiegazioni sui contenuti del voto.

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Perché “sì” e “no”

Chi si recherà alle urne, si troverà una scheda elettorale su cui si legge il quesito che vedete nell’immagine sotto. Chi è favorevole alla riforma, deve barrare la casella “Sì” e chi invece è contrario traccerà una croce sul “No”.

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In quanti votano e quando

Chiamati a esprimere il proprio voto sono circa 51 milioni di elettori (compresi 3,5 milioni all’estero che hanno votato in anticipo per posta). Lo potranno fare recandosi ai seggi dalle 7 alle 23 di domenica 4 dicembre. Chi dovrà spostarsi per votare, ha diritto a sconti su treni, aerei, navi e traghetti. Importi e modalità sono definiti da azienda ad azienda.

I risultati in nottata

Lo spoglio inizia a chiusura dei seggi e subito dopo si potrà conoscere l’esito della consultazione. Le operazioni di spoglio si potranno seguire in tempo reale sul sito del ministero dell’Interno.

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I cardini della riforma

La fine del bicameralismo perfetto
Finisce così com’è stata fino a oggi l’esistenza del Senato, che continua a esistere, ma in composizione diversa perché vi siederanno rappresentanti delle istituzioni territoriali. I componenti saranno 100 (74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 senatori di nomina presidenziale). Le modalità specifiche saranno decise da una legge da varare entro 6 mesi dall’entrata in vigore della riforma. Le regioni si dovranno adeguare entro i successivi 90 giorni di tempo per adeguarsi. I senatori nominati dal presidente della Repubblica non saranno più a vita, ma legati al mandato al Quirinale e non potranno fare un secondo mandato. Restano senatori a vita già indicati dai precedenti capi di Stato.

Mandato, indennità e immunità dei senatori
Il mandato dei senatori è legato alla durata del loro ruolo istituzionale sui territori (scadono per esempio allo scadere del consiglio regionale di appartenenza. Non riceveranno un’indennità ulteriore rispetto a quella già prevista dal ruolo di sindaci o di consiglieri regionali e non potrà essere superiore a quella riconosciuta ai sindaci di capoluoghi di Regione. L’unica indennità versata sarà per i senatori a nomina presidenziale. Rimane però l’immunità di mandato, come i deputati alla Camera (che non subisce modifiche).

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Il presidente della Repubblica
Per eleggerlo ci sarà un nuovo quorum: nelle prime tre votazioni rimangono i 2 terzi dei componenti l’assemblea e dalla quarta si passa ai 3 quinti dei componenti dell’assemblea. Dalla settima si arriva ai 3 quinti dei votanti. La sostituzione del presidente della Repubblica sarà a carico del presidente della Camera e non più del Senato.

Il Titolo V
Saranno distribuite le competenze in materia esclusiva statale e quella regionale. Viene introdotta la “clausola di supremazia” perché la legge dello Stato, su richiesta del governo, possa estendersi oltre la competenza esclusiva. Accade su questioni di tutela dell’unità giuridica, economica e dell’interesse nazionale.

L’iter delle leggi
Iter di Camera e Senato solo per le leggi costituzionali ed elettorali, le minoranze linguistiche, il referendum popolare, i trattati con l’Unione europea e le norme che riguardano i territori. Tutte le altre saranno seguite solo dalla Camera che trasmetterà un disegno di legge approvato al Senato. Il quale, entro 10 giorni e su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può decidere se esaminarlo deliberando nei 30 giorni successivi proposte di modifica. La Camera su di essere si pronuncerà nel caso bocciandole con voto a maggioranza assoluta.

Leggi di iniziativa popolare
Per queste si dovranno raccogliere 150.000 (50.000 oggi). Termini e passaggi verranno però definiti in seguito da specifici regolamenti parlamentari.

Referendum popolari propositivi
Entrano nella Costituzione insieme ai referendum di indirizzo. Anche qui, però, si deve attendere una legge delle Camere per le modalità di attuazione.

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Giudici costituzionali
I 5 giudici della Consulta di nomina parlamentare saranno eletti separatamente da Camera (3 giudici) e Senato (2). La maggioranza richiesa è dei 2 terzi ai primi 2 scrutini. Poi si passa ai 3 quinti.

Giudizio preventivo sulle leggi elettorali
Sarà a carico della Corte costituzionale su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei deputati o un terzo dei senatori entro 10 giorni dall’approvazione della legge. Senza non può non può essere promulgata. La Corte ha 30 giorni per pronunciarsi. In caso fosse valutata come incostituzionale non verrà promulgata.

Ruolo unico dell’amministrazione
Riguarda la gestione del personale e dei funzionari delle due Camere che verranno unificati. Dunque verrà “istituito il ruolo unico dei dipendenti del parlamento”.

Abolizione delle province
Spariscono come enti costituzionalmente necessari, dotati, in base alla Costituzione, di funzioni amministrative proprie.

Stato di guerra
L’ok per deliberare lo stato di guerra arriverà solo dalla Camera, che si esprimerà a maggioranza assoluta e non più semplice, come ora.

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Abolizione del Cnel
Sparisce il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) tramite nomina di un commissario straordinario entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge che dovrà liquidare l’ente e ricollocare il personale alla Corte dei conti.

L’outing di Prodi per il sì

Domenica si vota per il referendum costituzionale e – pochi giorni prima della consultazione elettorale – Romano Prodi ha deciso di rendere esplicito il suo voto. E lo ha fatto incidicando il fronte del Sì, lo stesso del presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

“Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull’esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale”: ha scritto in una nota l’ex presidente del Consiglio e fondatore dell’Ulivo Romano Prodi.

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“Un Sì rispettoso anche di chi vota No”
“Un sì naturalmente rispettoso nei confronti di chi farà una scelta diversa – prosegue l’ex presidente della Commissione Ue – Dato che nella vita, anche le decisioni più sofferte debbono essere possibilmente accompagnate da un minimo di ironia, mentre scrivo queste righe mi viene in mente mia madre che, quando da bambino cercavo di volere troppo, mi guardava e diceva: ‘Romano, ricordati che nella vita è meglio succhiare un osso che un bastone'”.

Assurdo che si sia trasformato in un voto sul governo

“Profonde sono le ragioni che mi hanno fino ad ora consigliato di non rendere esplicito il mio voto sul referendum – ha detto ancora Prodi – Sono ormai molti anni che non prendo posizione su temi riguardanti in modo specifico la politica italiana e, ancora meno, l’ho fatto negli ultimi tempi. Questa scelta mi ha di conseguenza coerentemente tenuto lontano dal prendere posizione in un dibattito che ha, fin dall’inizio, abbandonato il tema fondamentale, ossia una modesta riforma costituzionale, per trasformarsi in una sfida pro o contro il governo”.

 

E Renzi ringrazia Prodi parlando ad Ancona
“Tutti erano per il superamento del bicameralismo, se qualcuno ha cambiato idea è perchè non è coerente a se stesso. Fatemi dire da qui grazie a Prodi che voterà sì pur non condividendo tutto ma riconoscendo che c’è un esigenza per paese”. Così Matteo Renzi, nel comizio ad Ancona, ringrazia il fondatore dell’Ulivo che ha annunciato il voto a favore del referendum.

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