“Sono stata chiusa in casa per un mese”: parla la ragazza che denunciò i carabinieri

Si è chiusa in casa per un mese, ma ora “parla” tramite mail con Repubblica, una delle due ragaze stuprate dai carabinieri a Firenze, quella che la studentessa il 7 settembre scorso denunciò i due militari per violenza sessuale.
Solo dopo esattamente un mese esce dal silenzio, con una mail che arriva dagli Stati Uniti, dove è ritornata dai familiari.

 

“Tornerò a Firenze, ho fiducia nella giustizia”

La studentessa, 21 anni, nella sua mail scritta in inglese e diffusa dai suoi avvocati italiani dice che fa fatica ad uscire, che ancora non se la sente di tornare all’università, ma che sta cercando di superare questo momento difficile “con l’assistenza dei medici” per un “doloroso recupero fisico e psicologico”.

La ragazza aggiunge dagli Usa, come racconta “la Repubblica”, che ” ci sono molte domande in sospeso” e ritiene prudente “lasciare che il sistema giudiziario italiano conduca le sue indagini e abbia il tempo di esaminare le prove. Sono fiduciosa”.

“Sono grata a Firenze per il corteo…”

Dice poi di essere grata a Firenze a al corteo di solidarietà organizzato per lei e la sua amica da un gruppo di donne. “Questo ha significato moltissimo per me – assicura -, dal momento che l’Italia ha un posto speciale nel mio cuore”.

 

Le notizie del 30 settembre

Non ci fu nessuna macchinazione da parte delle due studentesse Usa che la notte tra il 6 e il 7 settembre scorsi, a Firenze, hanno denunciato di essere state violentate da due carabinieri in servizio. Anzi è “estremamente verosimile l’ipotesi che i rapporti sessuali siano stati consumati contro la volontà o comunque senza un consapevole e percepibile consenso delle due ragazze”. Lo scrive il Gip del tribunale di Firenze, Mario Profeta, nell’ordinanza con cui ha rigettato la prima richiesta di incidente probatorio avanzata dalla Procura per ascoltare le due ragazze americane e ha respinto la richiesta del pm Ornella Galeotti (nella foto in basso) di interdizione per un anno nei confronti dei due carabinieri accusati, ritenendo sufficiente la sospensione dal servizio disposta dall’Arma perché “il clamore internazionale della vicenda non rende plausibile l’ipotesi di un rientro in servizio dei due indagati”.

 

Non c’è più il segreto
Il provvedimento non è più segreto perché gli atti di indagine sono stati depositati e portati a conoscenza degli avvocati difensori e delle parti offese. Pur rigettando le due richieste della procura, il gip ritiene che gli indizi a carico dei due militari siano “gravissimi”.

Nell’ordinanza i fatti di quella notte


L’ordinanza ripercorre i fatti di quella notte attraverso il racconto delle due ragazze, una delle quali dice di aver subito violenza nell’ascensore del palazzo dove si trova il loro appartamento, dopo essere state accompagnate a casa dai due militari con l’auto di servizio, mentre l’altra dice di aver subito violenza dall’altro carabiniere, spinta contro il davanzale di una finestra. Diversa la versione dei militari che davanti al pm hanno ammesso di aver avuto dei rapporti sessuali con le due giovani studentesse, ma hanno dichiarato che quei rapporti erano consensuali. Nell’ordinanza, c’è anche il dato sul tasso di alcool nel sangue delle due ragazze dopo la denuncia: 1,59 e 1,68, che rende molto poco credibile il “consenso” alla violenza.
Il Gip, infine, ha affidato l’incarico al medico legale di Roma, Marina Baldi, per rilevare il dna sugli indumenti che indossavano le due studentesse la notte della presunta violenza. I risultati saranno comunicati entro dicembre.

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