“L’ordine delle cose” stasera a Roma e da domani nei cinema, parla Andrea Segre

Venezia non è solo glamour, red carpet e sfilate di celebrità, il 74° Festival del Cinema, dimostra di possedere una coscienza profonda che fa da filo conduttore a gran parte dei film di questa edizione: l’attenzione ai migranti o comunque a coloro che è generalmente più comodo considerare “altro” da noi.
Parla di migrazioni “Human Flow” del regista cinese Ai Weiwei, migranti sono al centro del progetto “MigrArti”, 23 cortometraggi vincitori dell’omonimo bando del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, per la valorizzazione delle culture immigrate in Italia, Afroamericana è la famiglia che va a vivere in una comunità totalmente caucasica, in “Suburbicon”, il film diretto da George Clooney, scritto insieme ai fratelli Coen, critica neanche troppo velata all’America di Trump. E l’elenco potrebbe essere ancora lungo. Fra questi film, si pone a pieno diritto quello di Andrea Segre: “L’ordine delle cose”, prodotto da Jolefilm con Rai Fiction, con Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston e Valentina Carnelutti, nei ruoli principali.

La storia di un alto funzionario

È la storia di Corrado, un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare. Scelto per gestire uno dei più scottanti problemi delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia, il protagonista si trova ad affrontare una missione complessa. La Libia post-Gheddafi è attraversata da profonde tensioni interne e mettere insieme la realtà libica con gli interessi italiani ed europei sembra impossibile. Per Corrado inizia un viaggio attraverso stanze del potere, porti, centri di detenzione per migranti e proprio lì avviene qualcosa che non dovrebbe accadere, una debolezza che chi lavora in questo contesto dovrebbe assolutamente evitare. Corrado infrange una delle più importanti regole di autodifesa di chi lavora nel campo dell’immigrazione: conosce una migrante, una donna somala che vorrebbe ricongiungersi al marito in Europa.
Ed ecco che quello che dovrebbe essere solo un numero fra i tanti, diventa una “persona”, un essere umano con le sue passioni, la sua personalità e le sue ambizioni.

 

Un angosciante disordine

Immediatamente “l’ordine delle cose” diventa un angosciante “disordine delle cose”, anzi per essere più precisi un “non ordine”. Non ordine non solo nella gestione dei flussi migratori, nella coordinazione dei funzionari che se ne occupano, nei rapporti con la corruzione più o meno profonda, ma soprattutto un disordine interiore. Corrado, e altri come lui nella realtà, fanno difficoltà a mantenere “l’ordine” nella propria anima, a considerare i migranti solo numeri da coordinare, senza provare empatia, senza avere un contatto personale con loro.

Parla Andrea Segre, il regista

Abbiamo provato a chiedere ad Andrea Segre, regista del film (nella foto qui sopra), di aiutarci a  comprendere la crisi del protagonsita, tema centrale del film.

Mi auguro che il modo migliore per comprenderla, sia andare a vedere il film… Spero che sia in grado di spiegarlo bene. Il motivo per cui ho cercato di raccontare la crisi di Corrado è perché credo che sia una crisi che fa parte di noi. Vorrei tanto che ci fosse la capacità di spostare il dibattito non su “che cosa pensiamo di loro”, ma su che cosa  pensiamo di noi.

Vorrei che capissimo che quello che è in ballo è un cambiamento epocale, che noi non possiamo pensare di far parte solo di un pezzo dell’umanità, perché se poi per sbaglio passiamo dall’altra parte, che cosa succede? Ci dobbiamo occupare di diritti che riguardano tutti noi o continuare a pensare che sia un fenomeno esterno a noi, da nascondere o da accogliere o da compatire o da volere male o volere bene? Per questo sono entrato dentro all’anima di una persona che per lavoro si occupa di provare a gestire questo controllo e che facendolo si trova a  capire che tutto ciò riguarda anche se stesso e non soltanto quell’altra persona che è soltanto di passaggio nella sua vita.

Sempre più spesso si tirano in ballo i migranti per qualsiasi episodio di violenza, a torto o a ragione. Crede che l’Occidente abbia bisogno di creare “mostri” per non mettersi in discussione ? Lei, del resto, parla di una vera e propria crisi d’identità dell’Europa.

Io non credo che esista l’Occidente, così come non credo che esista l’Africa, così come non credo che esista un “noi” compatto o un “loro” compatto, io credo che nei secoli siano state prodotte delle mostruosità raccapriccianti e delle grandi libertà , quindi nell’Occidente ci sono entrambe queste anime. E credo che queste anime si debbano confrontare non attraverso una lente distorcente che è quella di essere pro o contro i rifugiati, ma attraverso un serio dibattito su quale posizione mettiamo i diritti rispetto al potere.

Ripeto, tutto ciò che sta succedendo ad “altri” potrebbe succedere anche a noi. E se questo succedesse a noi, quale sarebbe la nostra posizione? Invece che dovercene preoccupare in ritardo, cerchiamo di capire che occuparci di questa situazione è occuparci dello sviluppo della nostra civiltà. Ovviamente ci sarà sempre qualcuno che preferirà seguire la tradizione dell’Occidente che produce mostri e qualcuno che vorrà discutere di come allargare la nostra capacità di produrre e rispettare i diritti.

Quanto è venuto realmente a contatto con i personaggi equivalenti a Corrado nella realtà?

Io ho un lavoro fortunato: mi occupo di raccontare mondi e raccontare storie e per far questo, mi pagano. Sono veramente privilegiato e devo onorare questo privilegio. Per riuscirci, mi devo realmente occupare di capire la storia che sto cercando di narrare. Quindi per raccontare chi è Corrado dovevo lavorare con queste persone. Le ho incontrate, sono stato con loro un po’ di tempo per poterle davvero capire ed effettivamente mi hanno fatto comprendere tante cose che altrimenti non avrei mai potuto raccontare.

Il film che verrà presentato in anteprima speciale a Palazzo Giustiniani a Roma il 6 settembre, con interventi, fra gli altri, di Igiaba Scebo, Luigi Manconi, alla presenza di Emma Bonino, Carlotta Sami e Padre Mussie Zerai, sarà nelle sale da giovedì 7 Settembre.

 

C’è una citazione, riuscite a riconoscerla?

Una curiosità: nel film c’è la citazione di una celeberrima battuta relativa ad una delle più famose pellicole hollywoodiane di tutti i tempi. Chi riesce a riconoscerla?

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