Un piede a Brighton e l’altro in Italia, qui non si dorme tra presente e futuro

È l’una e quarantasette minuti, ora inglese, e probabilmente dovrei dormire già da un bel pezzo (mamma so che non sei qui, ma non ti arrabbiare). Avete presente quando non riuscite a prendere sonno dalla troppa felicità nonostante siate stanchi morti? Beh, è esattamente quello che sta succedendo a me. Domani ricomincio il college qui a Brighton per la mia ultima settimana qui e, mamma mia, non sto più capendo nulla. Sono felice, poi malinconica, poi di nuovo felice. Sembro una donna incinta o in menopausa, ma sinceramente penso di essere troppo giovane per entrambe le cose.

Sei mesi sono passati cosi velocemente, mi sembra ieri che sono arrivata alla stazione di Brighton con le mie quattro valigie e il mio ombrellino (perso dopo la bellezza di tre giorni, bravissima Alice!!) e che ho suonato alla porta di quella che sarebbe diventata e che tuttora è la mia casa. Mi ricordo come fosse ieri gennaio e le temperature gelide, letteralmente, i miei fratelli finti e i miei genitori finti, come piace chiamarli a me per non fare ingelosire i miei genitori veri. Ricordo come fosse ieri il dilemma “ma i miei fratelli finti sono bambini o bambine?” (ho poi scoperto essere due bambini adorabili di otto e dieci anni).

Potrei andare avanti per righe e righe scrivendo fiumi di ricordi e di impressioni e cose, ma penso sarebbe noioso e poco comprensibile da chi non l’ha vissuta.
Una parte di me ovviamente non vede l’ora di tornare, di godersi l’estate con i miei amici di sempre, di vedere la mia famiglia, quella vera questa volta, un po’ meno è la voglia di tornare ai doveri della vita quotidiana in Italia, ma quello è un altro discorso. L’altra parte di me starebbe qui per sempre.

Il fatto è che so che tutto quello che sto vivendo ora una volta finito sarà finito per sempre. Potrò tornare tante volte quante vorrö ma non sarà mai la stessa cosa, non ci saranno mai le stesse persone, la stessa famiglia, la stessa routine quotidiana. Ecco la quotidianità, non sarà mai più come é stato in questi sei mesi, il contesto sarebbe sempre e comunque diverso, mentre l’Italia l’ho sempre avuta e sempre l’avrò.

Non so quante persone possano capire quello che sto cercando di esprimere, probabilmente non sono riuscita nemmeno a spiegare precisamente quello che mi sta frullando in testa, presumibilmente perché non lo sto capendo nemmeno io.
Forse dovrei cercare di dormire, se non voglio sembrare uno zombie domani mattina o se non voglio rischiare di restare a letto senza sentire la sveglia, ecco in questi casi una mamma o un papà veri che mi svegliano all’ora giusta farebbero comodo

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