Il procuratore Antimafia: “Riina è ancora il capo di Cosa Nostra e deve stare in galera”

Fiocca il dissenso sull’invito della Cassazione a rivedere i termini della carcerazione di Totò Riina.
A parte le proteste dei familiari delle vittime della mafia, spicca il parere di Franco Roberti, Procuratore nazionale Antimafia.
“Totò Riina – dice Roberti – deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis”.

Il Procuratore, in un’intervista al Corriere della Sera, aggiunge che ci sono le prove per dire che il vecchio boss sia ancora il capo di Cosa Nostra. Roberti è sicuro che il tribunale di sorveglianza di Bologna, in sede di rinvio da parte della Cassazione, gli darà ragione, nuovamente: “Si tratta – osserva – di un annullamento con rinvio, il Tribunale dovrà integrare la motivazione sui punti indicati dalla Cassazione e sono certo che a quel punto reggerà l’intero impianto. Questa decisione non mi preoccupa”.

 

La scelta della Cassazione sorprende: 5 giugno

Decisione a sorpresa della Corte di Cassazione sul boss dei boss della mafia, Totò Riina. La Corte ha sancito che il “diritto a morire dignitosamente” va assicurato ad ogni detenuto. Tanto più che  – fermo restando lo “spessore criminale” – va verificato se Totò Riina a 86 anni possa ancora considerarsi pericoloso vista l’età avanzata e le gravi condizioni di salute. La Cassazione apre così al differimento della pena per il capo di Cosa Nostra, con diverse gravi patologie invalidanti.

Tra l’altro il boss della vecchia mafia soffre di una duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa“, non riesce a stare seduto ed è esposto “in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili”.

 

Ma la decisione è del tribunale di sorveglianza di Bologna

Sulla base di queste indicazioni, il tribunale di sorveglianza di Bologna dovrà decidere sulla richiesta del difensore del boss, finora sempre respinta.
La prima sezione penale della Cassazione, comunque, per la prima volta ha accolto il ricorso del difensore di Totò Riina, che chiede il differimento della pena o, in subordine, la detenzione domiciliare.

La richiesta (si legge nella sentenza 27.766, relativa all’udienza del 22 marzo scorso) era stata respinta lo scorso anno dal tribunale di sorveglianza di Bologna, che però, secondo la Cassazione, nel motivare il diniego aveva omesso “di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico”.

Sofferenza e afflizione in più per la detenzione

Il tribunale non aveva ritenuto che vi fosse incompatibilità tra l’infermità fisica di Riina e la detenzione in carcere, visto che le sue patologie venivano monitorate e quando necessario si era ricorso al ricovero in ospedale a Parma. Ma la Cassazione sottolinea, a tale proposito, che il giudice deve verificare e motivare “se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità” da andare oltre la “legittima esecuzione di una pena”.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto