Tempa rossa: sequestrate migliaia di cartelle cliniche

Tempa rossa: si apre un altro fronte, quello della salute, nell’inchiesta aperta nei giorni scorsi a Potenza.

I carabinieri del Noe hanno acquisito, infatti, migliaia di cartelle cliniche negli ospedali lucani per verificare le patologie presenti in regione, tra cui anche quelle relative ai tumori, nell’ambito del filone d’inchiesta della Procura di Potenza sulle attività di smaltimento dei rifiuti prodotti dal Centro Oli dell’Eni.

aaaatempa

A Potenza è anche in corso una perizia specifica, condotta in contradditorio tra le parti. I rilievi, per quanto riguarda la parte relativa alle attività del Centro oli di Viggiano (Potenza), stanno proseguendo in tutta la Basilicata con indagini epidemiologiche anche sui “bio-indicatori”, ovvero su indicatori utili a dimostrare i possibili livelli di inquinamento sulle produzioni agricole locali e sugli allevamenti.

La svolta dei primi di luglio

Clamorosa svolta dell’inchiesta di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti delle estrazioni petrolifere. Ieri, giovedì 31 marzo, poco prima dei tg della sera, la ministra Federica Guidi si è dimessa dopo la bufera sull’intercettazione agli atti dell’inchiesta della magistratura. Ora Beppe Grillo chiede, sul suo blog, anche le dimissioni di Maria Elena Boschi (con la Guidi nella foto in apertura). Grillo annuncia anche la presentazione di una mozione di sfiducia contro tutto il governo perché “tutti sapevano tutto da due anni”.

Ma il presidente del Consiglio interviene per la seconda volta sulla vicenda e, dopo aver abbandonato la Guidi al suo destino, difende a spada tratta Maria Eelena Boschi: “La firma dell’emendamento – dice – era un atto dovuto”.

aaaacioffi

E pubblica un video dell’intervento del grillino Andrea Cioffi nel dicembre del 2014 in Senato (nella foto qui sopra).

aaaaaaguidi

 

La lettera della Guidi a Renzi

“Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”: scrive Federica Guidi nella lettera inviata al presidente del Consiglio Matteo Renzi con la quale si dimette dal governo.

La risposta del premier

“Cara Federica ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Serio, deciso, competente”, le risponde Matteo Renzi dagli Stati Uniti aggiungendo tra l’altro di rispettare la sua scelta “personale sofferta, dettata da ragioni di opportunità” che condivide. Quindi l’indicazione sul futuro del dicastero dello Sviluppo: “Procederò nei prossimi giorni a proporre il tuo successore al capo dello Stato”.

 

“È d’accordo anche Mariaelena, ce la faremo…”
La ministra, secondo quanto emerso dall’intercettazione, in una telefonata con il compagno afferma: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d’accordo anche ‘Mariaelena’, quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte”: parole che la Guidi pronunciò a proposito dell’emendamento che il governo stava per inserire nella Legge di Stabilità relativo ai lavori per il centro oli della Total in contrada ‘Tempa rossa’, a Corleto Perticara (Potenza), nei quali Gemelli, il suo compagno, aveva interesse essendo alla guida di due società del settore petrolifero. L’intercettazione è agli atti dell’inchiesta della magistratura di Potenza sullo smaltimento dei rifiuti legati alle estrazioni petrolifere.

 

La Guidi non è indagata
Guidi, che non è indagata nell’inchiesta, alla domanda del compagno – per il quale il gip di Potenza ha rifiutato l’arresto – “se la cosa riguardasse pure i propri amici della Total”, clienti di Tecnimont, “quindi anche i miei amici”, replicò – dopo aver fatto riferimento al benestare della ministra Maria Elena Boschi – secondo quanto annotato nell’ordinanza del giudice: “Certo, capito?. Certo, Te l’ho detto per quello”.
Subito dopo il colloquio con la Guidi, Gemelli telefonò al dirigente di una società petrolifera e lo informò dell’emendamento “che avrebbe sbloccato Tempa rossa: La chiamo per darle una buona notizia”, disse al suo interlocutore.

 

aaaagemelli

Il Gip ha rifiutato l’arresto di Gemelli

Il gip del Tribunale di Potenza, Michela Tiziana Petrocelli, ha rigettato la richiesta di arresto di Gianluca Gemelli – compagno di Federica Guidi. Gemelli (nella foto qui sopra), alla guida di due società che lavorano nel settore petrolifero, è indagato per concorso in corruzione e per millantato credito. La prima accusa si riferisce all’affitto di alcune case a Corleto Perticara (Potenza), dove si sta realizzando il centro oli della Total, per i dipendenti delle società di Gemelli che avrebbero lavorato nella zona. La seconda accusa è relativa alla promessa di “vantaggi patrimoniali” che Gemelli si sarebbe fatto promettere per garantire, grazie al suo rapporto col Ministro, lavori nella costruzione del centro oli.

 

Sei persone ai domiciliari
Dopo due anni di indagini di Carabinieri e Polizia – coordinati dai pm di Potenza, Francesco Basentini e Laura Triassi, e dalla pm della Dna, Elisabetta Pugliese – sei persone sono finite ai domiciliari: l’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino (Pd), e cinque dipedenti dell’Eni: Vincenzo Lisandrelli, Roberta Angelini, Nicola Allegro, Luca Bagatti e Antonio Cirelli (tutti sospesi dalla compagnia).
I carabinieri hanno eseguito anche un’ordinanza di divieto di dimora nei confronti di un dirigente della Regione Basilicata. I provvedimenti cautelari – emessi dal gip del Tribunale di Potenza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia – sono stati eseguiti nelle province di Potenza, Roma, Chieti, Genova, Grosseto e Caltanissetta.

 

Le opposizioni all’attacco (anche della Boschi)

“Tutto il governo ha le mani sporche di petrolio, non solo la dimissionaria Guidi. Il M5S presenterà una mozione di sfiducia all’intero governo Renzi. Il gruppo parlamentare al Senato sta già lavorando per il suo deposito”: annuncia Nunzia Catalfo, capogruppo del Movimento 5 Stelle Senato, dopo l’attacco lanciato dal blog di Beppe Grillo.

 

Sulla scrivania di Maria Elena passano tutti i dossier

“Se sono vere le parole riportate dai giornali con cui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha scaricato Federica Guidi dicendo “Non sapevo nemmeno che avesse un compagno. E tantomeno ci aveva informato che lui avesse interessi nell’ambito del suo stesso ministero”, ci troviamo davanti a un ministro che non è all’ altezza di svolgere il ruolo che ricopre. Per le mani della Boschi passano tutti i dossier più delicati del governo, emendamenti che spostano centinaia di milioni di euro e lei si limita a dire che non sa che i suoi colleghi di governo agiscono in conflitto d’interessi. Visto che un ministro che non sa ciò che fa e nemmeno insieme a chi lo fa, non è meno inadeguato di uno che favorisce gli amici degli amici, è auspicabile che Boschi faccia un passo indietro dal governo e che Renzi rifletta se non sia il caso di dimettersi lui stesso.

Chi non sa cosa fa non può guidare un paese:  lo affermano i deputati di Alternativa Libera-Possibile, Marco Baldassarre, Pippo Civati, Massimo Artini, Luca Pastorino, Beatrice Brignone, Eleonora Bechis, Tancredi Turco, Andrea Maestri, Samuele Segoni e Toni Matarrelli.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto