“Trivelle insostenibili”: a Roma il Wwf presenta i dati che lo provano

Nel pieno dello scandalo Tempa Rossa, ma soprattutto a 11 giorni da referendum contro le trivellazioni (il 17 aprile si vota sì per manifestare il proprio dissenso), il Wwf Italia contribuisce a dare alle stampe digitali un ebook, Trivelle insostenibili (Arianna Editrice, sotto la copertina), per sostenere che “l’Italia è ancora oggi imbrigliata dalle servitù fossili”.

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In Basilicata sacrificato il 60% del territorio

Questo studio – presentato giovedì 7 aprile, all’università La Sapienza di Roma – vuole fare il punto sul rapporto tra costi e benefici derivanti dalle trivelle nei mari italiani e non solo. Un’attività, questa, che riguarda “il 25% della superficie della piattaforma continentale italiana, mentre a terra, la Basilicata, il Texas d’Italia, paga questo primato con il 60% del suo territorio interessato da istanze e attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi”.

Le aziende pagano meno del dovuto in royalty

E poi c’è il discorso delle royalty. “Le aziende estrattive per andare a cercare gas e petrolio non pagano il giusto”, si dice ancora nella presentazione dell’ebook. “Su 133 concessioni di trivellazioni a terra solo 22 (il 14%) pagano royalty del 7% sul valore del prodotto per gas e petrolio allo Stato e in mare solo 18 (il 21%) su 69 versano royalty del 7% per il petrolio e del 10% per il gas nelle casse pubbliche”.

A rischio flora e fauna del Mediterraneo

Infine – ma non ultimo – i costi nascosti dalla dipendenza da risorse fossili: “Il Mediterraneo ha il primato mondiale per la densità di catrame pelagico (in mare aperto) rilevato nelle acque marine con 38 mg/m3, tre volte superiori a quella rilevata nel Mar dei Sargassi”. Il che mette a riscio patrimoni naturali e fauna, come balenottera comune, capodoglio, delfino, globicefalo, grampo, stenella, tursiope, zifio”.

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