8 marzo, tutti i numeri della donna italiana 2015

Essere donna in Italia negli anni Duemila. Una bella sfida che affrontiamo tutti i giorni, una corsa a ostacoli tra lavoro, famiglia e qualità della vita. Acrobate, multitasking, precarie, coraggiose: come sono le donne italiane oggi? Statistiche, studi di settore e persino report internazionali ci dicono che le italiane studiano più degli uomini, fanno figli dopo i trenta anni e spesso dopo il primo figlio sono costrette ad abbandonare il lavoro perché mancano o sono pochi gli strumenti per conciliare famiglia e professione. Vediamo allora con un po’ di numeri alla mano cosa vuol dire essere donna in Italia nel 2015.

 

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Non è un Paese per donne

Qualche giorno fa lo ha detto persino Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale: “C’è una congiura contro le donne, le restrizioni legali cospirano contro le donne per impedirci di essere economicamente attive”. Una denuncia forte anche perché a farla è la donna alla guida dell’organizzazione che ha funzioni di sorveglianza dei sistemi economici. Inoltre, secondo una recente ricerca del FMI sui danni del sessismo in più di 40 nazioni, tra cui molte ricche e avanzate, si perde più del 15% della ricchezza potenziale, per effetto delle discriminazioni contro le donne. In particolare, nel nostro Paese il 15% del Pil potenziale non viene realizzato proprio per questo motivo e provoca un danno economico pari a tre volte quello americano.

 

Son tutte belle le mamme del mondo

In Italia 11 neonati su 100 in Italia hanno una mamma sotto i 25 anni, 8 su 100 invece di 40 anni e più e 280 sono state le mamme over 50; tra l’8 e il 12% delle neo madri, pari a un numero compreso tra le 45 e le 50 mila donne all’anno, soffre di depressione post partum; i consultori si sono ridotti di numero negli anni e attualmente sono 1.911: circa 1 ogni 29 mila abitanti; la copertura degli asili nido pubblici riguarda solo il  13% dei bambini 0-2 anni. E’ appena del 4,8% la percentuale di risorse destinate alle famiglie, sul totale della spesa sociale. Questi sono alcuni dati dell’ultimo rapporto Mamme in arrivo curato da Save the Children, l’organizzazione impegnata dal 1919 a difendere i diritti dei bambini, che ha raccolto le principali informazioni sul percorso nascita.

 

Ma come fai a far tutto?

Il film con Sarah Jessica Parker, ormai di qualche anno fa, è da molte considerato una sorta di manifesto della mamma del nuovo Millennio, anche se la mamma che lavora, stira, accudisce il pupo e telefona è uno stereotipo che non fa bene alle donne. La vera sfida di questo secolo si chiama conciliazione dei tempi vita-lavoro, ma andrebbe allargata anche ai papà.

Il divario tra il tasso di occupazione delle madri (da 25 a 49 anni) con figli in età prescolare e quello delle donne senza figli, stabile durante i primi anni della crisi, diminuisce leggermente negli ultimi due anni: ogni 100 lavoratrici occupate senza figli, le madri occupate con figli piccoli sono solamente 75. Lo dice l’ultimo rapporto BES sul Benessere equo e sostenibile redatto dall’Istat e dal Cnel. La qualità dell’occupazione di un Paese, spiega il rapporto, si lega anche alla possibilità di conciliare il lavoro retribuito con le attività di cura familiare.

Nel nostro Paese l’occupazione femminile, dopo il calo del 2009, ha registrato una crescita nel 2011 e nel 2012, ma nel 2013 con l’aggravarsi della crisi anche per le donne è diminuita l’occupazione (-1,4% rispetto al 2012). Aumentano, invece, le donne breadwinner, ovvero crescono le famiglie con almeno una persona di 15-64 anni in cui è  la donna ad essere l’unica occupata, specialmente tra le madri in coppia. La crescita riguarda 591 mila famiglie (34,5 per cento in più).

 

Dieci e lode

Se c’è una cosa in cui le donne italiane eccellono quella è l’istruzione. Siamo più brave degli uomini, tendiamo meno ad abbandonare gli studi (13,7% delle donne rispetto al 20,2% degli uomini), abbiamo un livello di competenza alfabetica migliore e facciamo più formazione continua. Nel 2013 il 27,2% delle donne di 30-34 anni si sono laureate contro appena il 17,7% dei loro coetanei. Gli uomini continuano ad essere in vantaggio solo nelle competenze informatiche: il divario con le donne è di oltre 13 punti a favore degli uomini ed è rimasto pressoché costante negli ultimi anni. Da qualche tempo, però, si sono diffuse numerose iniziative per la promozione dell’informatica tra le ragazze abbattendo così anche lo stereotipo che vuole l’informatica un campo esclusivo degli uomini. Infatti, tra le ragazze di 16-19 anni la quota di quelle che registrano alte competenze informatiche è aumentata di quasi 8 punti percentuali tra il 2012 e il 2013.

 

Partecipazione e politica

Sono sempre di più le donne elette in Parlamento (1 su 3) e le elette sono, in media, più giovani degli uomini. Inoltre, nei consigli regionali e nelle società quotate in Borsa la presenza femminile cresce, raggiungendo, il 15,1% e il 17,8% dei consiglieri. Grazie alle recenti normative sulla presenza femminile nei cda, nel 2013 le donne sono pari al 17,8%, quindi circa il triplo rispetto a cinque anni prima. Restano ancora una roccaforte maschile organi decisionali come la Corte Costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura, la Consob, le Autority ed il corpo diplomatico. Secondo l’Istat, in questi organismi la rappresentanza femminile è in discesa rispetto al 2013: a gennaio 2014 si contava, nelle posizioni apicali, soltanto il 10,1% di donne, nel 2012 erano il 12%.

 

Dica 33

Secondo un recente studio dell’Anmil, l’associazione che da oltre 70 anni si occupa della tutela delle vittime del lavoro, nella sanità italiana le donne sono oltre il 70% del personale (circa 850.000 unità su un totale di addetti assicurati pari a circa 1,2 milioni). Non più soltanto infermiere, ma donne anche in ruoli apicali: negli ultimi venti anni sono quasi raddoppiate le direttrici generali e le dottoresse hanno nettamente superato gli uomini, salendo dal 40% al 60%. In questa situazione la sanità risulta uno dei pochissimi settori in cui l’incidenza degli infortuni femminili è superiore a quella maschile: oltre il 15% di tutte le donne infortunate opera in quest’ambito. Tra il 2009 ed il 2013 a fronte di una flessione generale del 25% circa degli infortuni sul lavoro, dovuta alla crisi economica che ha ridotto in misura significativa il monte ore lavorate e di conseguenza l’esposizione al rischio di infortunio, nella Sanità il calo è risultato più contenuto: in particolare per le donne gli infortuni sono scesi dai circa 37.000 del 2009 ai 31.900 del 2013 per una riduzione pari al 13,7%. È l’infermiera l’operatrice più colpita in assoluto da infortuni tra tutte le innumerevoli figure professionali che operano nella sanità o nell’ambito dell’assistenza sociale: ogni anno le infermiere subiscono oltre 10.000 infortuni, pari al 32% del totale.

 

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