Si consegna ai carabinieri: “Fermatemi, picchio la mia ragazza”

Federico ha 26 anni, una laurea, lavora come creativo in una città del centro-nord e ha preso una decisione: autodenunciarsi ai carabinieri. Il motivo lo dice lui davanti al maresciallo dopo aver suonato alla porta della caserma: “Ho fatto male a una ragazza, la mia ragazza. Le sto rendendo la vita impossibile. E sto malissimo anch’io. Ma non so come uscirne, tutte le volte ricominciamo. Ricomincio. Mi dovete impedire di vederla ancora. Io da solo non ce la faccio”. Dal punto di vista delle forze dell’ordine, non c’è modo di bloccare quel ragazzo, non senza una querela di parte. L’unica via è quella di frequentare uno dei centri che prendono in cura uomini pericolosi, quelli che hanno fatto male o che possono farlo in futuro alla loro compagna.

“La chimica non mancava, mancava la comprensione”

La storia di Federico la pubblica il sito NoiNo.org (qui la versione integrale), progetto che riunisce uomini contro la violenza sulle donne. Ciò che i gruppi possono offrire a Federico sono incontri, sedute di auto aiuto, psicoterapia. Ma strada per uscire dall’incubo che era diventato la sua storia con Elena, la ragazza con cui “la chimica non è mai mancata, spesso mancava la comprensione”. Si conoscono due anni prima, i ragazzi, per ragioni di lavoro. Lei, modella e ragazza immagine che si paga così gli studi universitari, diventa la sua passione, la ragazza che finisce per assorbirlo del tutto perché lei è più fragile di come sembra e “io sono la persona che la può aiutare. Devo farlo”, pensa Federico, ma “mi sbagliavo, ma allora non l’avevo capito”.

La spirale dall’amore all’ossessione

“Per tutti e due è cominciato presto un rapporto intenso, molto esclusivo, in cui eravamo spessissimo insieme”, dice rievocando i primi tempi, ma poi iniziano i primi problemi, le gelosie incrociate, l’ossessione. “Avevo un atteggiamento possessivo”, afferma. “Anche quando eravamo fuori con gli amici, avevo sempre il telefono in mano per scriverle. Capitava che se non mi rispondeva subito a un messaggio pensavo ‘Oh, ma che sta a fare questa?’ Avevo una paura folle di perderla e l’unico modo che vedevo per evitarlo era stare lì”.

“Le ho sputato addosso e poi sono tornato da lei”

Ai primi scontri si aggiungono i primi momenti in cui si passa alle vie di fatto. Ma a ogni rottura, segue una riconciliazione, per quanto sempre più difficile. “Lei non si fidava più”, racconta ancora Federico. “Ovviamente il suo richiudersi mi faceva sentire tagliato fuori. La gelosia reciproca, gli insulti detti e quelli ricevuti, che mi rimanevano impressi, mi ferivano. La rabbia che rimaneva sempre lì. Ma non me ne volevo rendere conto che non stava più bene, che alla fine di ogni litigio lei praticamente mi lasciava. Una volta, dopo l’ennesimo ‘è finita’, ho fatto una delle cose più brutte e schifose che si possano fare: le ho sputato addosso. Ma nonostante questo continuavo a farmi sentire e alla fine lei finiva sempre per tornare. Avevo bisogno di lei, di sentirmi amato, in un momento difficile ho passato tre ore sotto casa sua per chiederle un abbraccio”.

“Ho capito quando mi ha detto: sei un mostro disumano'”

Nel corso l’ennesimo litigio, però, la situazione degenera: “Le ho tirato un bicchiere d’acqua, lei mi preso a schiaffi, io non c’ho più visto e ho risposto con uno schiaffo a mia volta. Lei ha battuto la testa contro lo stipite di una porta ed è svenuta sul pavimento”. Federico ha paura di essere denunciato e racconta ancora: “Durante le ultime liti io ero proprio fuori di me, grazie a Dio non ho toccato lei, ma per non toccare lei mi sono fatto del male da solo. Quando mi sono sentito dire da lei che quando ero così le facevo paura, che aveva paura per me, che ‘ci volevano le autorità’, che ero ‘un mostro disumano’, alla fine sono andato dai carabinieri per un’autodenuncia. Mi sentivo sconfitto. Da solo non ce l’ho fatta, avevo solo peggiorato le cose, ho fatto del male, e tanto, alla persona che sono ancora convinto di amare”.

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto