Telemarketing, la Cassazione: “Stop a telefonate mute e chiamate sui cellulari”

Telefonate mute sul telefono di casa? Più che stalker, sono i call center delle aziende e sul fenomeno ora interviene la prima sezione civile della Cassazione che vieta questa pratica, oltre al telemarketing sui cellulari. Il pronunciamento arriva dopo il ricordo di Enel Energia e della società tecnologica Reitek contro un provvedimento del garante della privacy del 2013.

Perché nessuno parla dopo che il telefono ha suonato

Il fenomeno delle telefonate mute, che non di rado inquieta chi lo subisce, è un software che ha come scopo quello di ottimizzare i tempi degli operatori dei call center. Di fatto, una piattaforma tecnologica effettua più telefonate di quelle che si possono gestire puntando a scremare quelle che vanno a vuoto (assenza di qualcuno in casa o numero occupato). Di fatto, però, c’è un margine di errore: all’apparecchio c’è chi risponde ma dall’altra parte non parla nessuno.

I numero mobili non sono tratti da elenchi pubblici

Secondo il garante della privacy, le aziende lo possono fare con una limitazione: il fenomeno non si deve ripetere per i 30 giorni successivi. Per questo Enel Energia e il suo fornitore Reitek sono arrivati fino alla Cassazione che, nel sentenziare, ha chiamato in causa una direttive europea, la 2002/58, sul consenso dell’interessato. Inoltre “a scopo di definitiva chiarificazione”, scrive la corte suprema, “il trattamento del dato personale tratto da elenchi resta legittimo solo in quanto siano pubblici, come non è invece per il caso della telefonia mobile”.

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