Alonso: “Ho avuto un’amnesia di 20 anni”, il neurologo: “Compatibile con una scossa”

Una perdita di memoria, vent’anni cancellati di colpo. Sarebbe questa, secondo il quotidiano spagnolo El Pais, la ragione del giallo che ha riguardato Fernando Alonso portandolo a rinunciare al primo Gran premiodella stagione 2015-2016, quello d’Australia, dopo l’incidente del 22 febbraio scorso la cui dinamica è ancora tutta da chiarire.

Svegliatosi dopo l’impatto sul circuito del MontMelo, avrebbe detto ai medici: “Sono Fernando, corro sui kart e vorrei diventare un pilota di Formula 1”.

Per una settimana era tornato al 1995

Il blackout, sempre secondo la stampa iberica, sarebbe durato circa una settimana. Nel corso di quei giorni, dunque, il pilota della McLaren-Honda che era stato anche alla Ferrari era tornato al 1995. Tutto quello accaduto dopo era stato rimosso, anche le tappe importanti, come il debutto in Formula 1, i trionfi nel 2005 e del 2006 alla guida della Renault e il periodo in cui aveva corso per la scuderia di Maranello.

 

Potrebbe tornare a correre a Sepang

Sottoposto a molteplici esami neurologici, al pilota spagnolo non erano state riscontrate lesioni e l’amnesia sembra essersi risolta da sola, un po’ per volta. Le sue condizioni, tuttavia, richiedono ancora attenzione e di qui la decisione di non farlo scendere in pista il prossimo 15 marzo sul circuito di Melbourne. Più probabile, invece, che torni a correre subito dopo, in vista del Gran premio di Sepang. A meno che il giallo che lo riguarda non si arricchisca di nuovi capitoli.

 

Il neurologo: “Compatibile con una scossa”

La presunta perdita di memoria di Fernando Alonso sarebbe compatibile con l’ipotesi di una scossa elettrica subita dal pilota spagnolo.

Lo afferma Paolo Maria Rossini, direttore dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica, commentando le indiscrezioni che raccontano di un’amnesia prolungata dello spagnolo dopo l’incidente di Barcellona.

”Una folgorazione può dare questi problemi – spiega Rossini – quando si faceva l’elettroshock negli anni ’50 e ’60, senza l’anestesia protettiva e su tutto il cranio, una amnesia prolungata era un effetto abbastanza comune, anche se poi le memoria si ricostituivano”.

 

L’indiscrezione del Pais

L’indiscrezione di El Pais sull’amnesia sembrerebbe quindi confermare l’ipotesi della “scossa'” che comunque secondo Rossini sarebbe facilmente verificabile.

 

Il corpo di Alonso dovrebbe “parlare”

”Sul corpo di Alonso ci dovrebbero essere un foro o una lesione dove la scarica è entrata e un segno analogo in uscita, che durante le visite mediche dovrebbe essere stato visto – spiega l’esperto -. Inoltre i muscoli quando il corpo è percorso da una scarica elettrica si irrigidiscono in pochi secondi, rilasciando nel sangue una serie di sostanze chimiche ben riconoscibili. Allo stesso modo se fosse stata invece una crisi epilettica o un trauma fisico a causare l’incidente ci sarebbero dei segni che sono facilmente rilevabili dagli esami medici. Servirebbe qualche dato in più sugli esiti degli esami per poter essere più precisi”. L’eventuale scossa, spiega Rossini, non dovrebbe lasciare altri effetti immediati oltre all’amnesia.

 

Pericoli per il futuro

”Di solito non ci sono altri effetti immediati – sottolinea – mentre in chi si sottoponeva a elettroshock dopo 30-40 anni si presentavano alcune forme di demenza, dovute molto probabilmente alla perdita di cellule cerebrali o di alcuni circuiti elettrici del cervello che rimangono irrimediabilmente danneggiati”.

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