Sesso e video in discoteca, la sedicenne: “Sono incazzata”

Le pareti della cameretta sembrano quelle di un’adolescente come tante, con i poster di Lady Gaga e Rihanna appesi nelle stanze di chissà quante sedicenni. E anche l’aspetto, riga nera sugli occhi, smalto sgargiante sulle unghie, parka verde e scarpe sportive, è quello tipico di una ragazzina un po’ timida che va alle scuole superiori. Lei, però, si definisce “apatica” e sì, si arrabbia, ma non più tanto (“sono un po’ incazzata”), per la storiaccia dei video girato al Loud, la discoteca di Torino nei cui bagni ha avuto un rapporto sessuale con un ragazzo di 19 anni. “Tutti giudicano senza conoscermi”, dice e commenta la vicenda come se non fosse successa davvero a lei. Smuovendosi solo quando racconta come ha detto alla madre quello che era accaduto. “Mi vergognavo davanti a lei”.

Un cocktail e un invito: “Andiamo?”

Una traversia divenuta un caso, quello della sedicenne piemontese che, per la prima volta, va in una delle discoteche più in del capoluogo, come ricostruire La Stampa. Beve un cocktail e l’alcol la inebria abbastanza da seguire il giovane che la invita a seguirla in bagno con un semplice “Andiamo?” Ma appostato intorno alla toilette c’è un gruppetto di persone che fa partire la videocamera di due smartphone che riprendono l’amplesso e lo postano su WhatsApp e su Facebook. A disposizione delle almeno 3 mila persone che l’hanno visto, commentato e condiviso rendendolo virale al punto che non c’è sicurezza che sparisca dalla rete. Adesso ci sono 4 indagati, tre ragazzi e una ragazza tra i 20 e i 22 anni, tutti iscritti all’università, senza precedenti penali e con famiglie a posto alle spalle. E tutti indagati per detenzione e diffusione di materiale pedo-pornografico.

“Mi ha avvertito la mia migliore amica”

Sulle specifiche responsabilità di ciascuno in questa e forse in altre vicende analoghe, saranno la magistratura e la polizia postale a fare chiarezza. Intanto rimane la storia della minorenne che neanche si rende pienamente conto di quello che le è successo e di essere diventata in questa storia “parte offesa”, come recitano le formule giudiziarie. Per lei c’è solo la notizia del video che gira e che le giunge appena dopo la serata in discoteca. A dirglielo, sempre via smartphone, “è la mia migliore amica. Aveva saputo da un tipo”. Allora avverte il suo giovane amante occasionale. E il dialogo è rimasto cristallizzato nei messaggi.

Il dialogo su WhatsApp: “Si vedono le facce”

«Ehi sta girando un video su Facebook… Tu hai idea di chi cazzo è stato?» gli chiede lei. E lui: «No». «Bloccalo» intima la ragazza, ma «io non riesco a vederlo». Allora l’adolescente cerca di capire chi è stato: «Tu li conosci?». Lui: «Io non ne sapevo nulla. E vabbè se non dà fastidio a te, a me non tocca più di tanto». Infine la conversazione vira verso la conclusione con lei che scrive: «A me stanno scrivendo tutti in generale ahahahahah». E lui: «Massì tanto qualche giorno e tutti si saranno dimenticati». C’è un però: «Si vedono le facce». E si vedono abbastanza bene tanto che la ragazza viene riconosciuta dai compagni di scuola e dagli insegnanti che, registrandola come assente per tre giorni, chiamano la sua amica e le dicono che devono denunciare. Messaggio ricevuto e trasmesso all’involontaria protagonista.

Dopo la denuncia, “lui mi ha bloccata su Facebook”

Un padre andatosene dieci anni prima e incrociato per caso il giorno del suo compleanno che si limita a un laconico “auguri”, a quel punto lei ne parla alla madre impiegata. “Quel giovedì pomeriggio, quando mia madre è tornata a casa dal lavoro, le ho detto che c’era questa cosa. Siamo andati dalla polizia postale, ma non ho spiegato proprio tutto. Poi sono tornata da sola, il giorno dopo, ho fatto vedere il video ai poliziotti”. Di lì partono le indagini. Intanto rimane questa ragazzina con un fidanzato che si innervosisce, ma anche lui solo un po’, per il tradimento nel bagno del Loud e le dice non farlo più. E lei, che ipotizza di laurearsi in biologia e guadagnarsi da vivere con un “lavoro un po’ serio”, rimane atonica anche quando racconta della reazione del diciannovenne alla notizia che avrebbe denunciato. “Si è arrabbiato e mi ha pure bloccata su Facebook. Ma non importa. Non lo cerco più”.

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