Zika, il primo caso europeo in Spagna, la specialista: “Allarme limitato”

Le autorità spagnole hanno segnalato il primo caso in Europa di infezione di virus Zika su una donna incinta. Il ministero della Sanità spagnolo ha precisato che la signora è rientrata di recente da un viaggio in Colombia, una delle zone di diffusione endemica della malattia, dove si crede abbia contratto il virus.

L’intervista alla specialista dello Spallanzani

Prima c’è stata l’allerta dell’Organizzazione mondiale della sanità che per il virus Zika ha parlato di “emergenza di salute pubblica internazionale”. Poi la notizia del primo caso negli Stati Uniti di contagio avvenuto  a seguito di un rapporto sessuale e non attraverso la puntura di una zanzara come avviene normalmente. Il sintomo che il virus ha fatto il salto di qualità e può trasmettersi da uomo a uomo.
A questo punto la domanda viene spontanea: dobbiamo avere paura? E quali sono i rischi di questo virus?

Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Giuseppina Liuzzi, specialista in malattie infettive presso l’ambulatorio pre e perinatale (quello che si occupa delle infezioni in gravidanza)  dell’Ospedale Spallanzani di Roma. Per fortuna le risposte sono assolutamente tranquillizzanti e l’invito è quello di non creare allarmismi ingiustificati: “In questo momento in Italia non c’è nulla da temere”, assicura la dottoressa Liuzzi.

E per chi è o ritorna da uno dei Paesi in cui è scoppiata l’epidemia (si tratta di una ventina di Stati dell’America centrale e meridionale, dei Caraibi e delle Isole di Capo Verde, ndr)?

A chi ritorna da un Paese dell’area colpita consigliamo di sottoporsi a degli esami e delle visite di controllo e per sicurezza di avere rapporti sessuali protetti per almeno 28 giorni, in modo da evitare eventualmente di contagiare il partner. Si tratta di un periodo indicativo perché per ora si è a conoscenza di un solo caso di trasmissione per via sessuale e dunque è difficile  stabilire per quanto tempo il virus rimanga nelle secrezioni genitali e quindi possa essere trasmesso. Per chi invece risiede nell’area a rischio, non esistendo terapia né vaccini, l’unica cosa da fare è quella di seguire le precauzioni classiche contro le punture di zanzara: abiti che coprano braccia e gambe, zanzariere, uso di repellenti cutanei.

Ma quali sono i rischi per chi contrae il virus?
Ecco è bene chiarire che nella maggioranza dei casi, l’80% circa, la malattia è assolutamente asintomatica. Negli altri si manifesta con febbre, eruzioni o rush cutanei, dolori muscolari e cefalee che si risolvono spontaneamente in circa sette giorni. L’unico vero problema è per le donne in gravidanza: anche se non ci sono ancora prove certe si è notata una forte associazione del virus Zika con la nascita di bambini affetti da malformazioni congenite, soprattutto microcefalia ossia il mancato pieno sviluppo del cranio.

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In effetti in Brasile dove l’epidemia è particolarmente violenta dallo scorso ottobre si sono registrati già 4mila casi di microcefalia e la Colombia ha sconsigliato alle donne di rimanere incinte per sei mesi. E dunque quali consigli si possono dare a chi è in gravidanza?
Beh innanzitutto ovviamente quello di evitare viaggi nei Paesi a rischio, le Olimpiadi per intenderci è meglio vedersele da casa. Per le donne che sono state, magari durante le vacanze di Natale o Capodanno, in qualche isola dei Caraibi, il consiglio è di rivolgersi a un centro specializzato e di informare il proprio ginecologo.

In assenza di sintomi la presenza del virus si può rilevare con un esame del sangue?
È proprio questo il punto: non esistono metodi diagnostici validati che possano portare a una diagnosi conclusiva. Nel senso che i test possono dirci solo se eventualmente la donna sia venuta in contatto con un virus della stessa famiglia dello Zika, per esempio il dengue o la chikungunya trasmessi dalla stessa zanzara (la “Aedes aegipty”, ndr), ma non con esattezza se si tratta proprio di questo virus.

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E nel caso gli esami rivelino il contatto con un virus della stessa famiglia dello Zika, può essere un’ecografia ad aiutare nella diagnosi?
Sì, ma solo se la gravidanza è giunta a un certo grado di avanzamento. Voglio dire: se il feto non è ancora del tutto formato è impossibile stabilire se ci sia o meno una malformazione e quindi microcefalia. In effetti l’ecografia morfologica, quella che studia la morfologia del feto, si fa solo tra la ventesima e la ventitreesima settimana.

Qual è la situazione da lei all’Ospedale in questi giorni?
Sto ricevendo centinaia di telefonate di donne preoccupate, ma voglio ribadire che il pericolo  riguarda solo le donne incinte che siano state in uno dei Paesi a rischio o abbiano avuto rapporti con qualcuno che arrivava da lì.

Esiste il pericolo che l’epidemia arrivi anche in Europa e in Italia?
Al momento no, perché non esiste un vettore, ossia la zanzara che lo trasmette e che vive in clima tropicali. Potrebbe arrivare solo se portata da persone che l’hanno contratta all’estero, per questo sono valide le precauzioni di cui abbiamo parlato prima.

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