Il velista bionico rinuncia: “Troppi guai, non ha più senso rincorrere il record”

“Non ha più senso correre per il record”. Il sogno di Gaetano Mura, con la sua Italia, e del Team 1Off si ferma a Fremantle, in Australia, dove la barca è approdata l’ultimo giorno dell’anno, ferita da alcune serie avarie. Il tentativo di giro del mondo in solitario su barca a vela si ferma dunque, rinviato a un futuro ancora da definire.

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Necessario interventi strutturali

A Fremantle infatti l’esame della situazione ha chiarito che Italia ha bisogno di una permanenza di ben più di qualche ora in cantiere. Non basta ripristinare il sistema di navigazione satellitare, per lo scafo class 40 del velista italiano bisogna intervenire su parti strutturali e ovviare ai danni causati dall’urto dei timoni con un oggetto flottante, avvenuto nella notte del 9 dicembre, che dopo una prima riparazione in mare si erano ripresentati.

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Le avarie si sono rivelate ben più serie delle stime iniziali, richiedendo l’alaggio e la messa in cantiere della barca. “I tempi di intervento sono lunghi”, spiega il team. Di qui la decisione di lasciare.

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Giro del mondo a vela: Gaetano Mura naviga verso l’Equatore, le notizie del 10 novembre 2016

Primi dieci giorni di oceano Atlantico per Gaetano Mura, a bordo di “Italia”, la barca a vela (Class 40, da 12 metri) che lo sta sostenendo nel suo giro del mondo in solitario, da Gibilterra a Gibilterra.

Dopo il difficile passaggio dello stretto, il navigatore italiano ha affrontato a lungo vento leggero, doppiando le Canarie nella rotta verso Sud. Solo da un paio di giorni il vento è arrivato e sta spingendo “Italia” a una velocità di 8-10 nodi. In queste ore, Mura sta doppiando le Isole di Capo Verde. Inizia così l’avvicinamento all’Equatore, uno dei momenti più delicati della rotta intorno al mondo.

Il pericolo Doldrums

Lì si incontrano, infatti,  i Doldrums, che caratterizzano la zone intertropicale dove si susseguono calme e violenti temporali.

“Questi ultimi giorni sono stati molto tranquilli, tipici di queste latitudini – afferma Mura – e ne godiamo i piaceri senza perdere di vista che le nostre prossime destinazioni saranno ben altri luoghi. Finalmente è arrivato l’Aliseo, abbiamo issato lo spinnaker, così “Italia” offre ai venti portanti il massimo della sua apertura alare”. E il viaggio intorno al modno continua.

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Le notizie del 17 ottobre

Altro che iodio e relax. Una lunga permanenza in barca a vela pone pericoli per la salute insospettabili. Disturbi del sonno, iperglicemia, polmonite. Almeno così succede ai “veri” velisti.

Lo dicono le ricerche scientifiche e ne cerca conferma il team che segue l’esperienza di Gaetano Mura, ocean racer quarantottenne di Cala Gonone, deliziosa cittadina sarda, che è salpato da Cagliari su una Class40 di 12 metri per circumnavigare il globo e che ha mandato il suo primo diario di bordo.

“Vento fino a 25-26 nodi”

“Ieri sera il vento ha inaspettatamente rinforzato per qualche ora, sino ai 25-26 nodi di bolina secca che mi ha fatto prendere una mano alla randa”, le parole del velista. Si è iniziato a ballare, ma durante la notte il vento è calato drasticamente e “alla fine l’abbiamo passata a ciondolare tra le ariette e una bella onda eredità della burrasca dei giorni scorsi”.

Poi le raffiche si placano

A fine mattinata Mura ha comunicato di “navigare con pochissima aria e decisamente fuori rotta. Era prevista la strambata e il cambio di rotta nel pomeriggio, ma ho anticipato di qualche ora. Vediamo se questa decisione paga”. L’obiettivo è arrivare prima possibile a Gibilterra, e passare lo stretto: da quel momento, in oceano Atlantico inizierà il giro vero e proprio anche ai fini del record.

4 mesi e mezzo solo in mare

Il “Solo Round the Globe Record” – che si svolge sotto l’egida dell’Enit, l’Ente per il turismo, e della Regione Sardegna – prevede che Gaetano Mura sia completamente solo, senza scali né assistenza, “aiuti” invaliderebbero la prova. In oltre 4 mesi di navigazione il velista sfiderà il record segnato nel 2013 dal cinese Guo Chuan, che per primo ha compiuto il giro del mondo in 137 giorni (ma con 4.000 miglia in meno di Mura).

I soli compagni di viaggio di questa traversata saranno gli iceberg, le balene, gli abitanti del mare, le raffiche di vento, che possono superare i 100 km orari, e le onde alte oltre 10 metri.

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Il velista bionico

Il velista di Cala Gonone non è nuovo alle imprese estreme. Traversate oceaniche e regate sono il suo pane quotidiano, sempre farcito da riprese video che diventano poi documentari e testimonianze sul mare e sugli animali che lo popolano.

Fino al Capo di Buona Speranza e poi…

Questa volta, però, per Gaetano Mura l’avventura è particolarmente ardua. In quattro mesi e mezzo intende lasciare il Mediterraneo e attraverso Gibilterra veleggiare lungo l’Oceano Atlantico fino al Capo di Buona Speranza, poi in senso orario attorno all’Antartide, lasciando a sinistra Cape Leeuwin (Australia) e Capo Horn, per risalire l’Atlantico e ritornare infine nel Mediterraneo e puntare dritto verso Cagliari. Un percorso lungo 25.000 miglia nautiche – per buona parte in mari ostili, con condizioni meteo estreme, al limite dei ghiacci antartici – durante il quale Mura sarà sempre monitorato, attraverso i rilevatori biomedici “innestati” sul suo corpo.

Rischio di incidente

Il velista “bionico” trasmette informazioni in tempo reale sulle sue condizioni psico-fisiche a un team interdisciplinare di ricercatori guidato dai professori Vincenzo Piras, Alberto Concu e Maurizio Porcu, del sistema ospedaliero universitario di Cagliari.

Lo stesso team autore della metanalisi su 200 velisti che rivela criticità per la salute inaspettate. Nelle regate in solitario della durata di appena due giorni, dicono gli studi, i velisti hanno accusato una frammentazione del sonno, con un rallentamento nella reazione agli stimoli visivi (e conseguente pericolo di incidente). Rischi che aumentano al prolungamento della permanenza in barca da soli.

 

I pericoli oceanici e i rischi di malattie

Le ricerche svelano che – dopo 20 giorni – il microbiota del cavo orale (ossia l’insieme dei microorganismi naturalmente presenti lungo il percorso digerente) dei velisti “solisti” mostra un aumento di circa il 70% della presenza di Streptococcus pneumoniae, con maggiori probabilità di malattie quali polmonite, otite, sinusite e anche endocardite e meningite.

Dopo 3 mesi di navigazione oceanica si manifesta una tendenza alla iperglicemia e una ridotta funzionalità del fegato, con conseguenti alterazioni nel funzionamento del sistema nervoso, nella produzione di forza muscolare e nelle contrazioni del cuore.

La biomedica in mare

Tutti gli indicatori vitali relativi alle funzioni cardiorespiratoria, nervosa centrale, muscolare e metabolica, idrico-salina e urinaria saranno costantemente monitorati grazie ai rilevatori indossati da Gaetano Mura durante la lunga traversata (il Remote Cardiac Output Recorder, il Telemetric Brain Tracking e la Photogrammetric Motion Analysis). I dati forniranno nuovo materiale di approfondimento delle reazioni dell’individuo sottoposto a condizioni estreme. E daranno visibilità alla Sardegna, terra di velisti e sede delle gare olimpiche 2024, se Roma chiederà e si aggiudicherà la nomina.

Cambusa sarda

A caratterizzare l’impresa di Mura è anche la cambusa. Come d’obbligo in questi casi, l’alimentazione dello sportivo sarà studiata su misura e basata su pasti liofilizzati e integratori. Accanto alla fornitura “tecnica”, tuttavia, saranno presenti anche alcuni cibi tipici sardi. Pasta, legumi e altri prodotti adatti a resistere agli sbalzi di temperatura che incontrerà il velista.

In barca anche il pecorino sardo

Il quale, amante del cibo buono, sta studiando un modo per portare con sé anche qualche altra prelibatezza meno durevole dei cereali, come il pecorino sardo. Un sapore di casa che potrebbe aiutare nei momenti di scoramento. Chi non ne avrebbe sottoposto al “divieto” di sentire moglie e figli per oltre 4 mesi? Forse anche Mura, che pubblicamente però ci rassicura: “Il bisogno di sentirsi e vedersi spesso è un’abitudine recente. Fino a poco tempo fa gli uomini stavano lontano da casa per lunghi periodi, in guerra, senza avere contatti con la famiglia per lunghi periodi”. Un lupo solitario sardo DOC, specie quando dice: “Per essere dei bravi solitari bisogna essere in tanti”.

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