“Pino Daniele e Massimo Troisi, due fratelli”

Era il famoso No Stop, lo show televisivo di Enzo Trapani del 1977 dove tutto era nuovo : avevo conosciuto la Smorfia da qualche giorno. Una mattina i tre erano in fermento: sarebbe arrivato un loro amico, un cantante napoletano, ospite della trasmissione per una puntata. Non ci fu il tempo di presentarmelo e vidi Pino Daniele per la prima volta direttamente durante la registrazione. Nel silenzio un tintinnio di campanelli, poi un fischiettare sottile e il richiamo canoro di una venditrice d’aglio.

 

Pino e la Smorfia: la nuova Napoli

Solo dopo arrivò Pino: avrebbe cantato nella scenografia che era stata costruita per la Smorfia e in terra, davanti a lui che cantava, si sarebbero seduti Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro; la massa del pubblico che di solito pullulava in tutto lo studio, il regista la collocò sullo sfondo, perché dovevano apparire loro in primo piano. Quella scelta scenografica fu un’intuizione di quello che sarebbe stato un futuro che ancora non c’era, ma che si vedeva tutto: Pino nella musica, la Smorfia e Massimo nel teatro, nel cinema, sarebbero stati la nuova Napoli, unici e uniti nel loro essere altro da ciò che era venuto prima. Pino cantò ‘Saglie Saglie’, una canzone ‘piccola’:  raccontava un gesto, un’atmosfera, un richiamo, non di più.

Il ragazzo Daniele agli esordi in tv

Era per il ragazzo Pino Daniele una delle prime apparizioni televisive  e fu come se avesse scelto di entrare piano piano, di rivelarsi con discrezione, visto che nell’album in uscita, “Terra mia”, c’erano pezzi di maggiore impatto.

La mia colonna sonora con Troisi

Quella e le altre sue canzoni sono state la colonna sonora della mia vita con Massimo, per poi esserlo anche dei nostri film. Ci fu compagno per “Ricomincio da tre” e poi, dopo alcuni anni, per “Pensavo fosse amore e invece era un calesse” con la bellissima “Quando” (qui il video).

Schivo e simpatico insieme

Pino era schivo e simpatico insieme, semplice e poco amante di lunghi discorsi: accennava le frasi e le finiva con un sorriso, un’allusione a ciò che avrebbe voluto dire, uno sguardo intorno alla ricerca di una conferma che già s’era capito e non era il caso di chiacchierare tanto. Quando cantava era diverso invece, come se la sua vera voce fosse la chitarra, i suoi discorsi le parole delle canzoni, la sua sicurezza la musica. Ma nella vita quotidiana, dava l’impressione di procedere con cautela, con timidezza, come se fosse sempre sul punto di scusarsi per qualcosa.

 

Lui e Massimo erano fratelli

In questo, lui e Massimo erano fratelli. E lo saranno anche in futuro, credo, nel “non sembra vero”. Son vent’anni che per Massimo Troisi ‘non sembra vero’ e sarà così anche per Pino Daniele.

 

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