“Riciclaggio di denaro”, il Vaticano indaga su Nattino e Banca Finnat

Ancora clamorose novità dal Vaticano. Il promotore di giustizia della Chiesa, in seguito a un rapporto dell’Autorità di informazione finanziaria, ha aperto un’indagine su Gianpietro Nattino, presidente di Banca Finnat Euramerica SpA, per operazioni di compravendita titoli e transazioni, e per questo ha chiesto la collaborazione a Italia e Svizzera, tramite rogatorie. La Finnat vanta nel suo sito di essere attiva da 5 generazioni. Infatti è stata fondata nel 1898.

Non ci sono altri indagati. Il nome di Nattino era emerso ieri in un rapporto di “investigatori del Vaticano”, pubblicato in esclusiva dal sito di Reuters, relativo ad “eventuale riciclaggio di denaro, insider trading e manipolazione del mercato” in cui sarebbe stata utilizzata l’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica che gestisce finanze ed immobili di proietà della Chiesa.

 

Un rapporto di 33 pagine contro “persone estranee al Vaticano”

Il rapporto, di 33 pagine, sospetta che l’Apsa sia stata utilizzata da persone estranee al Vaticano, con eventuale complicità di personale Apsa, in violazione dei propri regolamenti. In particolare, gli investigatori finanziari vaticani hanno evidenziato un “portfolio” che sarebbe stato relativo a Gianpietro Nattino, l cui contenuto “oltre 2 milioni di euro” sarebbe stato trasferito in Svizzera poco prima che in Vaticano fossero introdotte le nuove leggi contro il riciclaggio.

 

La difesa di Nattino

Nattino (nella foto qui sotto) si è difeso con queste parole: “Ribadisco di aver sempre operato nel pieno rispetto delle normative in vigore, con la massima trasparenza e correttezza. Sono ovviamente a disposizione delle Autorità competenti per fornire ogni chiarimento”.

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Finnat: il “salotto buono” della finanza romana

Ma che cos’è la Finnat? Si sa che ha alle spalle più di cento anni di storia, flussi finanziari amministrati per quasi 7,5 miliardi di euro a fine 2014 e un Tier 1 che sfiora il 30%: questi sono alcuni dei numeri di Banca Finnat, finita sotto i riflettori di Vatileaks, che hanno portato alla luce un’indagine condotta dagli investigatori finanziari vaticani su Gianpietro Nattino, presidente dell’istituto identificato da sempre come il “salotto buono” della finanza romana.

 

Discendente di una famiglia che nel 1898 fondò la Banca

Nattino è un discendente della famiglia che nel 1898 fondò Banca Finnat Euramerica spa.

Nata come una semplice finanziaria, la Finmat si è trasformata, nel corso dei decenni, prima in Commissionaria di Borsa e Sim, per poi diventare, nel centenario dalla sua fondazione, un istituto di credito a tutti gli effetti.

Attiva tra l’altro nel private banking, nel real estate, nei servizi a investitori istituzionali, Banca Finnat vanta un capitale sociale di quasi 72,5 milioni di euro. Ha archiviato il primo semestre del 2015 con un utile di oltre 4,1 milioni di euro, in crescita di quasi il 90% rispetto ai 2,2 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.

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Una sede importante in piazza del Gesù

La Finnat ha una sede che è un pezzo di storia in piazza del Gesù 49, a Roma. La vedete nella foto qui sopra.

“Il Palazzo – scrive una nota – fu progettato a metà del XVII secolo dall’architetto Giovanni Antonio De’ Rossi e successivamente decorato, per mano di numerosi artisti, su committenza di Papa Clemente X. Alla fine del Settecento il Palazzo divenne un importante cantiere del neoclassicismo romano ed internazionale. Ancora oggi rappresenta un modello dell’architettura e del gusto artistico barocco. Nella prima sala d’ingresso della Banca il soffitto affrescato rappresenta “L’Apoteosi di Romolo”, opera di Domenico Maria Canuti, allievo di Guido Reni. L’opera raffigura il tema di Romolo trionfante nella Roma antica e moderna, pagana e cristiana” (nell’immagine in basso).

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Nel 2006 la famiglia protagonista di una vicenda di cronaca nera

Non è la prima volta – scrive l’Huffington post – che Gianpietro Nattino dalle cronache finanziarie si ritrova catapultato in quelle giudiziarie o di nera.
Molto grave fu una storia vissuta nell’ottobre del 2006, quando il banchiere, la moglie e una domestica furono protagonisti di una scena da Arancia Meccanica: una banda di slavi riuscì di notte a penetrare nella sua lussuosa villa nella zona meridionale di Roma, sequestrò tutti i presenti per alcune ore e, armi in pugno, rubò dalla cassaforte contanti e gioielli per un milione di euro. Nattino, che al momento dell’irruzione provò a reagire, fu picchiato e dovette farsi medicare per diverse ferite, anche se di lieve entità.

 

Papa Francesco molto amareggiato

Papa Francesco è “molto amareggiato” dalla nuova Vatileaks, dicono le agenzie. Ma forse è amareggiato anche da ciò che sta emergendo, nonostante i suoi propositi moralizzatori. Ma il Papa arrivato dai “confini del mondo” non intende mollare. Infatti, Bergoglio rilancia: durante la messa a San Pietro, riferendosi alle letture odierne, ha parlato di “Cristo si paragona al ‘serpente innalzato'”, secondo un’immagine che “rimanda all’episodio dei serpenti velenosi”, che nel deserto “attaccavano il popolo in cammino”. Una risposta molto chiara ai promotori della campagna contro la sua opera di moralizzazione.

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Il pensiero di papa Francesco è poi completato da monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segretaria di Stato vaticana, che scrive su Twitter: “Ho appena visto il Papa. Sue parole testuali: andiamo avanti con serenità e determinazione”.

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Monsignor Galantino: “Non è vero che vogliono il bene del Papa”

Un’ulteriore intervento arriva da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopala italiana (Cei): “È un attacco alla Chiesa – dice il monisngore – ma non saprei da dove viene. Sicuramente a qualcuno sta facendo paura il processo di rinnovamento che Papa Francesco sta portando avanti”.

“Questi quattro signori – aggiunge – se è vero che hanno detto di aver agito per il bene del Papa, hanno detto delle cretinate e sanno di mentire, perché non si vuole bene ad una persona pugnalandola alle spalle”.
Correntisti davvero “strani” nello Ior

Del resto chi se l’immaginava che tra i correntisti dello Ior ci fossero ancora 2 vicari di Cristo venuti prima di lui: Albino Luciani (Giovanni Paolo I) morto il 29 settembre 1978 e Giovanni Battista Montini (Paolo VI), scomparso nello stesso anno, un mese e mezzo prima dell’altro pontefice, il 6 agosto.

Intestato a Luciani – racconta Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera – c’è un conto su cui sono depositati 110.864 euro mentre per Montini sono addirittura 2, con un saldo rispettivamente di 125.310 euro e 296.151 dollari. Difficile pensare che siano gestiti dai capi della Chiesa scomparsi 37 anni fa. E non è l’unico mistero che avvolge le finanze vaticane, argomento principe di “Avarizia”, il libro del giornalista dell’Espresso Emiliano Fittipaldi in uscita per Feltrinelli.

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Solo 17 mila euro dallo Ior per le opere missionarie

Per rendersene conto basta scorrere il prologo del volume e solo per rimanere in argomento Ior, si pensi solo che “nonostante l’istituto vaticano produca utili per decine di milioni, il fondo per opere missionarie ha regalato quest’anno la miseria di 17 mila euro. Per tutto il mondo”. A parlare con Fittipaldi è un monsignore che il cronista incontra a pranzo nel giardino del ristorante ai Parioli. Mentre si sceglie un vino bianco da abbinare al carpaccio di tonno e al battuto di gamberi rossi, l’ecclesiastico snocciola le vergogne d’Oltre Tevere come un rosario dell’immoralità.

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Ma non basta. Nelle spese pazze del Vaticano, sempre secondo il libro di Emiliano Fittipaldi (nella foto qui sopra), ci sono “Centinaia di migliaia di euro per voli in business class, vestiti su misura, mobili di pregio, perfino un sottolavello da 4.600 euro”.

“A gennaio del 2015 – si legge nel libro – qualcuno ha inviato al Papa tutte le voci di spesa della neonata segreteria per l’Economia, che Bergoglio aveva affidato qualche mese prima a George Pell, il cardinale chiamato dall’Australia per raddrizzare usi e abitudini nefaste della curia che ha spadroneggiato durante l’era di Benedetto XVI”.

“Un elenco di spese pazze che ha raggiunto per appena sei mesi di attività del nuovo dicastero un totale di oltre mezzo milione di euro”.

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“Soldi nel Bambin Gesù per la casa di Bertone”

“Devi scrivere un libro. Devi scriverlo anche per Francesco”, esordisce il vescovo pregando di rivelare i segreti dell’avarizia vaticana. Tra questi segreti, ci sono quelli che riguardano “la Fondazione del Bambin Gesù, nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone (nella foto pubblicata con grande clamore dal settimanale Chi). Deve sapere che il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli”.

Inquisiti assurti a moralizzatori

A seguire il discorso del monsignore, il Vaticano è stato trasformato in un immenso duty free nel cuore più sacro di Roma che fa introitare 60 milioni di euro all’anno. Infatti “la Santa Sede per guadagnare più soldi ha distribuito tesserini speciali a mezza Roma: oggi vendiamo benzina, sigarette e vestiti tax free”. Ci sono poi le società di revisione statunitensi che dovrebbero controllare i conti e intanto ricevono multe da 15 milioni “per aver ammorbidito i report di una banca inglese che faceva transazioni illegali in Iran”. Oppure che il cardinale George Pell, moralizzatore delle finanze cattoliche che “alcuni testimoni definiscono ‘sociopatico’”, sarebbe inciampato in Australia “in un’inchiesta del governo sulla pedofilia” e avrebbe “speso per lui e i suoi amici, tra stipendi e vestiti su misura, mezzo milione di euro in sei mesi”.

Un’automobile imbottita di documenti

Insomma, un disastro che passa dai 24 milioni spesi per l’elicottero di Bertone che deve spostarsi da Roma alla basilica oppure dagli investimenti “in azioni della Exxon e della Dow Chemical, multinazionali che inquinano e avvelenano” o in “società proprietarie di televisioni porno”. Documenti per verificare il tutto? E il monsignore, a fine pranzo, dice: “Qui fuori c’è parcheggiata una macchina piena di documenti. Dello Ior, dell’Apsa, dei dicasteri, dei revisori dei conti chiamati dalla commissione referente, la Cosea. È per questo che ho chiesto che lei venisse in auto. Non ce la farebbe a portarli via in motorino”.

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