Il padre di Aylan disperato: “L’ho afferrato, ma era morto”

‘Quando la barca si è rovesciata, ho preso mia moglie e i miei bambini tra le braccia ma mi sono accorto che erano morti”:  con voce flebile – sconvolto – Abdullah Kurdi, il padre di Aylan, il bambino di tre anni che vedete anche nella foto qui sotto, annegato nel tentativo di raggiungere Kos, fotografato sulla battigia a Bodrum, diventando senza volerlo un simbolo mondiale della tragedia dei migranti.

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Ha perso un altro figlio e la moglie

Abdullah ha 40 anni, viene dalla Siria e in mare ha perso anche Galip, 5 anni, e la moglie. Uscendo dall’obitorio a Yerkesik town, nella provincia turca di Mugla, racconta gli ultimi momenti della sua drammatica avventura: ”Siamo scesi da una barca e un’ora dopo siamo saliti su un’altra dove c’era un turco. Noi eravamo in 12 e la barca era stracarica. Eravamo in mare da pochissimi minuti ma le onde erano alte, l’uomo che guidava la barca ha sterzato e noi siamo andati a sbattere. Lui è andato nel panico e si è gettato in mare, scappando. Ma le onde erano altissime e la barca si è capovolta”.

 

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“Erano bambini meravigliosi, non ci sono più”

Abdullah (con la mano sul volto, nella foto) parla di Aylan e dell’altro figlio morto in mare, e lo fa come tutti i padri: ”I miei bambini erano i più bei bambini del mondo, meravigliosi. Mi svegliavano la mattina perché giocassi con loro. Ora non ci sono più”.

Una sequenza di foto che ha fatto il giro del mondo

Se non volete guardarlo, non andate avanti. A faccia in giù, appena lambito dall’acqua, le braccia abbandonate, immobile nella morte c’è Aylan. Il piccolo profugo siriano annegato ieri davanti alla spiaggia di Bodrum, un paradiso turistico della Turchia, ha la maglietta rossa e i pantaloncini scuri, le scarpe allacciate. Sembra che sia partito, tutto in ordine, per una vacanza. Ma è stato un viaggio veros la morte, invece.

Quella foto ha già fatto il giro del web, è stata rilanciata all’infinito su Twitter, simbolo della tragedia dei migranti e della decisione dei media di guardarla in faccia, questa tragedia. Senza sensazionalismo, ma anche senza ipocrisia. Per questo ripubblichiamo le foto diffuse per primo dal quotidiano inglese The Independent. Il bambinio faceva parte di un gruppo di 23 migranti, partiti dalla Siria e approdati in Turchia. Undici di loro sono annegati.

 

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Un ragazzino di due anni

L’agente turco ha il volto tirato mentre solleva con attenzione quel bimbo di due anni per portarlo via dal mare, troppo tardi per metterlo al sicuro, ma ancora in tempo per un gesto di pietà.

Più tardi si è saputo che sono morti anche la mamma e il fratellino di 5 anni di Aylan, il bimbo di 3 anni annegato ieri le cui foto hanno commosso e indignato il mondo. Lo ha riferito – secondo la stampa canadese – la famiglia del piccolo, in fuga da Kobane. L’unico sopravvissuto è il padre che vuole tornare nella città siriana per seppellire la famiglia. Sarebbe meglio evitare questa “pazzia”:

 

“Se l’Europa non cambia di fronte a queste immagini…”

“È troppo facile dimenticare la realtà di una situazione disperata che molti rifugiati devono affrontare”, scrive il giornale spiegando una scelta non scontata e lanciando, con una domanda, un appello: “Se queste immagini straordinariamente potenti di un bimbo siriano morto su una spiaggia non cambiano l’atteggiamento dell’Europa nei confronti dei rifugiati cosa può farlo?”.

Il giornale lo chiede agli inglesi terrorizzati dall’ondata di migranti nel tunnel della Manica e agli ungheresi che costruiscono muri, agli austriaci scioccati dai morti asfissiati nel camion, a tutti i Ventotto che non sanno dare risposte alle centinaia di migliaia di disperati in fuga dal caos al di là del Mediterraneo.

Lo ricorda al premier David Cameron, intransigente paladino della chiusura a ogni aiuto.

 

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Le domande angosciose girano in tutti i media

El Pais parla di “simbolo del dramma nell’Egeo”. “Immagini scioccanti” della “tragica epopea dei rifugiati”, scrive The Guardian. Il Mail online sceglie di sgranare l’immagine. Per l’Huffington Post Gb questa è “la guerra siriana in una foto”. The Telegraph titola :”L’immagine del bambino siriano morto cattura la tragedia umana della crisi dei migranti”. Perfino Twitter cambia linguaggio, e c’è chi scrive “preghiamo per la sua anima innocente. Ogni giorno siamo impotenti di fronte a questo”.

 

La foto di ieri e quella di oggi

Ieri un’altra foto aveva fatto il giro del mondo. Quella di una ex top model greca a bordo di un motoscafo che stringeva a sé un profugo siriano salvato dopo 13 ore di mare non lontano da Kos. Il piccolo di oggi non è stato cosi fortunato. È uno degli 11 migranti siriani annegati mentre tentavano di raggiungere, a bordo di due imbarcazioni, l’isola greca di Kos, la porta più vicina dell’Europa e di una speranza inseguita a qualunque costo. Erano partiti da Akyarlar, poco lontano da Bodrum, e a soli cinque chilometri di mare da Kos. Troppi per la salvezza.

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