LA PSICOLOGA / A 16 anni mio figlio beve, come affronto il problema?

Gentilissima dottoressa,
sono molto preoccupata perché mi sono accorta che mio figlio di 16 anni, quando esce il sabato sera con gli amici, fa uso di alcol. L’ho colto sul fatto una sera che è rientrato visibilmente alticcio e con un forte odore di alcol.

Mio marito e io eravamo insieme a degli amici e non ce la siamo sentiti di affrontarlo di fronte a loro; nei giorni seguenti gli abbiamo chiesto spiegazioni, ma ha sempre negato l’accaduto dicendoci di non preoccuparci, che era la prima volta e che non succederà più. Le chiedo se e come dobbiamo affrontare la cosa.

Grazie,
Maria Carla, Imperia

Dati allarmanti

Gentilissima Maria Carla,
purtroppo i dati più recenti, da ricerche svolte sul consumo di alcol da parte degli adolescenti, sono allarmanti e rilevano che i giovani a rischio per l’eccessivo consumo di sostanze alcoliche in Italia sono circa un milione e mezzo.

Ci sono ragazzi che in una sera bevono anche 5-6 cocktail consecutivi, fenomeno chiamato binge drinking, con il chiaro scopo di ubriacarsi: sono il 20% dei maschi con più di 13 anni e l’8.6% delle femmine (nel 2005 erano rispettivamente il 14.6% e il 6.1%). Si tratta quindi di un fenomeno in continua ascesa. L’età di avvio al consumo alcolico in Europa è 11 anni, ed in questo l’Italia detiene il triste primato, quella della prima ubriacatura a 14 anni.

L’Oms raccomanda la totale astensione dal consumo di alcol al di sotto dei 16 anni perché i rischi connessi alla sua assunzione sono notevoli, sia di tipo comportamentale che fisico, oltre che vietato dalla legge. Inoltre, prima dei 15 anni, l’apparato digerente non ha completato la maturazione del sistema enzimatico che “smonta” l’alcol ed è quindi inevitabile che qualsiasi bevanda alcolica consumata esponga a maggiore rischio l’organismo.

Adolescenza periodo di disorientamento

L’adolescenza è un periodo di vita molto delicato, nel quale non ci si riconosce più fanciulli né già adulti, nel quale si attraversa un processo spesso faticoso e doloroso di separazione dalle figure genitoriali e di elaborazione della propria individualità. Ciò porta a una sensazione di disorientamento e l’alcol può rappresentare una sedazione da inquietudini e insicurezze, può far sentire più sciolti e disinvolti favorendo le relazioni interpersonali. Il bere in gruppo viene quindi vissuto da un adolescente come una sorta di certificazione di appartenenza al gruppo.

Mantenere la relazione con il figlio

L’unico modo per mantenere uno spazio educativo tra genitori e figli è il dialogo: ciò che un genitore di adolescente deve fare è mantenere sempre la relazione, rappresentare quel porto sicuro, quella base sicura le cui fondamenta sono state costruite nell’infanzia.

Se vi accorgete che vostro figlio rientra a casa alticcio, quasi di sicuro non è la prima volta che beve, molti adolescenti dicono ai genitori che si è trattata di una bravata di una sera e che non lo faranno più, ma il più delle volte non è così.

Parlategli e fategli capire che il fatto che sia arrivato ad ubriacarsi è una questione da prendere in seria considerazione. Non lasciatevi convincere da sbrigative giustificazioni, ma mostratevi disposti a capire perché vostro figlio ricorra all’alcol, non limitatevi al rimprovero ma cercate di stabilire un rapporto di confidenza con lui, in modo che possa considerarvi un punto di riferimento e confidarvi se ha qualche disagio che lo ha spinto a fare uso di bevande alcoliche.

È indispensabile evitare di offrirsi come soggetti da emulare, eccedendo nell’alcol di fronte a lui, spiegargli a quali conseguenze a breve e a lungo termine andrebbe incontro consumando alcol, ma è altrettanto indispensabile la prevenzione. In tal senso occorre evitare sia l’incoraggiamento da parte di adulti di riferimento ad assumere bevande alcoliche se non a partire da una certa età, in quantità minima ed esclusivamente in occasione di eventi di particolare importanza, sia un atteggiamento paternalistico o punitivo da parte dei genitori nei confronti dell’alcol in genere, atteggiamento che può diventare per l’adolescente un invito al consumo per quella ribellione e voglia di sovvertire le regole propria dell’età.

 

La dottoressa Cristina Pavia è psicologa presso il proprio studio in Bologna e counselor nelle scuole secondarie di primo grado.
Il suo sito internet è cristinapavia.net.
Potete inviarle i vostri quesiti a redazione@consumatrici.it

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