La Berlinale 65 apre con Juliette Binoche

Parla al femminile l’edizione numero 65 della Berlinale, che si terrà nella capitale tedesca da oggi, giovedì 5 febbraio al 15. In “Nobody Wants The Night”, il film che aprirà il festival, subito un grandissimo nome: Juliette Binoche.

Diretto dalla regista catalana Isabel Coixet, il film è ambientato in Groenlandia, nel 1908. Un dramma in cui la Binoche (già vincitrice dell’Orso d’Oro qui nel 1997, con “Il Paziente Inglese, che poi le valse anche un Oscar) sarà affiancata dall’attrice giapponese Rinko Kikuchi.

 

La Cinderella con Cate

A rubare la scena alla splendida attrice francese sono pronte diverse candidate, a cominciare dalla “Cinderella” diretta da Kenneth Branagh, con Lily James nel ruolo principale. Più che di Cenerentola, la Binoche dovrà però guardarsi le spalle dalla perfida matrigna, nel film una cattivissima Cate Blanchett (nella foto in apertura).

“Cinderella” arriverà nelle sale a marzo, e qui verrà presentato fuori concorso.

 

Tra le protagoniste anche la Mirren e Charlotte Rampling

Più avanti con l’età, ma di sicuro capaci di attirare l’attenzione dei media e della giuria, Helen Mirren e Charlotte Rampling.

La prima, la vedremo in “Woman in Gold”, diretta da Simon Curtis (il regista di “My Week With Marilyn), e interpreterà i panni di una sopravvissuta all’Olocausto che, insieme al suo avvocato (Ryan Reynolds), reclamerà un quadro di Klimt rubato dai nazisti.

La Rampling, invece, è protagonista di “45 Years”, storia di una coppia il cui matrimonio – durato 45 anni, come suggerito dal titolo – nasconde più di un segreto.

 

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Léa Seydoux ne Il diario di una cameriera

Léa Seydoux (“La vita di Adele”, “La bella e la bestia”, nella foto qui sopra) la vedremo impegnata in “Journal d’une femme de chambre” (in Italia, “Il diario di una cameriera”), tratto dal romanzo di Octave Mirbeau, pubblicato nel 1900 durante l’Affaire Dreyfus. La dirige Benoît Jacquot, che porterà con sé un eredità piuttosto ingombrante, visto che in passato il romanzo era stato portato sugli schermi da Jean Renoir nel 1946 e da Louis Buñuel nel 1964 (la cameriera, all’epoca, era Jeanne Moreau).

 

Il film di Wenders fuori concorso

Molto attesi anche i film di Wim Wenders – il regista tedesco riceverà quest’anno l’Orso d’Oro alla carriera – “Every Thing Will Be Fine” (fuori concorso), con Charlotte Gainsbourg e James Franco e “Knight of Cups” di Terrence Malick, con Natalie Portman e Christian Bale. Fuori concorso anche  “Fifty Shades of Grey (“Cinquanta sfumature di grigio”), tratto dall’omonimo bestseller di E. L. James.

 

Parla femminile anche Vergine giurata

E parla femminile anche l’unico film italiano presente in concorso, “Vergine giurata” (tratto dal romanzo omonimo della scrittrice albanese Elvira Dones, Feltrinelli, 204 p.) opera prima della romana Laura Bispuri.

Nel film Alba Rohrwacher, che interpreterà una giovane albanese disposta a rinunciare per sempre al sesso e all’amore pur di ottenere la libertà. Speriamo che proprio la Bispuri o la Rorhwacher, alla fine, riusciranno a portare a casa un premio.

Per la regia o l’interpretazione, l’uomo che dovranno convincere sarà Darren Aronofsky (“Il cigno nero”, “The Wrestler”, “Requiem for a Dream”), chiamato dal direttore del Festival, Dieter Kosslick, a presiedere la giuria.

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