Capitane coraggiose: Maura Latini, la direttrice generale venuta dal basso

Dopo quella a Donatella Bellini, (presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Bologna),  proseguono le nostre interviste alle “capitane coraggiose” del mondo del lavoro.
È la volta di Maura Latini, che dal gennaio 2015 è Direttore generale di Coop Italia (la vedete nelle foto di questa intervista).
Il suo  percorso professionale è assolutamente straordinario Dopo il diploma di Maturità d’Arte applicata, si iscrive all’università, ma nell’estate del 1978  viene assunta come cassiera all’Unicoop. La prima domanda è dunque d’obbligo.

Che c’entra la Coop con la scuola d’arte?

L’arte è la mia prima passione e dunque la scuola che avevo scelto era coerente.

Io provengo da una famiglia di estrazione modesta:  padre metalmeccanico e mamma ricamatrice… (chissà, forse attraverso l’intreccio dei suoi fili mi  ha trasmesso l’amore per i colori!).  La mia prima assunzione come cassiera all’Unicoop fu il classico lavoretto estivo, da luglio a settembre. Sentivo il bisogno di emanciparmi e nello stesso tempo di far parte della mia famiglia a pieno titolo, contribuendo alle spese di casa.

E così fu anche per il secondo anno, fino a quando mi resi conto che lavorare in una struttura  cooperativa rispondeva non solo al mio bisogno di libertà economica, ma si sposava con una visione del mondo che mi apparteneva profondamente: quella di evolvermi non solo individualmente ma anche collettivamente. Mi riconoscevo nei valori di socialità, etica, legalità, rispetto per l’ambiente che erano prioritari per l’azienda ed era un privilegio fare un lavoro che contribuiva a realizzare quegli ideali.

Come si fa  da cassiera a diventare direttore di un ipermercato?

Intanto c’è da dire che gli anni ’80  erano anni di espansione economica e la grande distribuzione stava crescendo.

Lavorare in quel settore mi dava la sensazione di poter essere d’aiuto  alle persone che avevano meno possibilità di acquisto. Offrire prodotti che fino a cinque o dieci anni prima non rientravano nella storia commerciale d’Italia, garantendo prezzi accessibili era una grande conquista. Dunque c’era la possibilità di acquisire una notevole esperienza sul campo.

Poi, la Coop, che ha sempre investito sulla formazione dei suoi dipendenti, mi ha mandato sei mesi in Belgio a “studiare” i modelli della grande distribuzione a livello europeo. Per me è stato un passaggio fondamentale di crescita. E a quel punto, sì, alcuni anni dopo,  come direttore, ho aperto l’ipermercato di Montevarchi, poi quello di Lastra a Signa e poi  quello di Arezzo. E ho a mia volta “investito” nella formazione dei miei collaboratori mandandoli a Bruxelles.

Più di 55.000 dipendenti sono un esercito. Non si è mai spaventata per le responsabilità?

No, perché tutto è avvenuto molto gradualmente. In pratica la mia vita professionale è divisa in due parti. Durante la prima parte mi sono occupata a lungo delle vendite. Ora, nella seconda parte, mi occupo dei valori, dei contenuti, dei prodotti a marchio, della comunicazione.
1.400 punti vendita sul territorio nazionale sono una ricchezza, ma la vera forza è la rete di imprese cooperative radicate sul territorio e, soprattutto, sono fondamentali le relazioni fra i cittadini.

Ogni socio che ha la tessera della Coop si può alzare in assemblea e dire il proprio parere. Lo trovo straordinario. Questa è la grande differenza rispetto alle imprese di capitale. Io mi sento parte di questo.

aaaalatiniuno

Com’è essere una donna in un ruolo di grande responsabilità come il suo?

Le donne hanno da sempre maggiori difficoltà a entrare nel mondo del lavoro e la parità di genere non è ancora del tutto al passo con i tempi. Io penso semplicemente che le persone vadano scelte per le loro caratteristiche  individuali. Il “genere” arriva dopo.

Per esperienza ho visto che i gruppi di lavoro formati da donne e uomini assieme funzionano meglio, perché c’è confronto fra i diversi punti di vista e mi sono sempre impegnata per stabilire questo equilibrio. Credo fermamente che avere donne con incarichi di responsabilità sia una grande risorsa.

Come risponde a domande scomode, come, per esempio quella della carne Halal venduta nei supermercati?

Io sono abituata a  “metterci la faccia” e a dare sempre risposte. Forse perché vengo dai banchi di vendita e non mi nascondo dietro un telefono.
Quella sull’attenzione per l’ambiente e il benessere degli animali, che spesso non viene colta nel suo valore etico, è una grande questione.

In Italia ci sono più di 20 milioni di animali da compagnia: gatti, cani e così via, ma esistono anche gli animali “da produzione”  nei confronti dei quali bisogna avere rispetto. È un discorso scomodo, ma vero. La Coop in questo campo ha fatto cose straordinarie e per me è un fiore all’occhiello.

Una domanda personale: lei che è tanto impegnata per la qualità della vita degli altri, riesce a salvaguardare anche la qualità della sua? 

Quando è andata al cinema l’ultima volta? (ride)

Beh, certo sono travolta dalle cose da fare, ma sono cose talmente belle e utili che non riesco a farne a meno e il tempo per me è davvero poco.  Per fortuna siamo una squadra di persone. Il cinema?   Quello riesco ancora a concedermelo, magari l’ultimo spettacolo. Peccato che ogni tanto mi addormento!

Authors

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto