Tonno: Greenpeace dice che il migliore è ASdoMar, tra i peggiori Auchan

Il migliore è ASdoMAR mentre in coda alla classifica, tra i peggiori, compaiono Mare Blu, Mare Aperto, Lidl e Auchan. Si tratta della classifica Rompiscatole di Greenpeace che valuta la sostenibilità del tonno in scatola venduto in Italia. Undici i marchi presi in considerazione che arrivano a rappresentare circa l’80% del mercato italiano e diversi sono i criteri in base ai quali i prodotti sono stati classificati: politica di acquisto, metodo di pesca, specie di tonno, informazioni sull’etichetta e responsabilità sociale.

aaamaretonno

ASdoMAR

Gli “manca poco per essere 100% sostenibile”. Parola di Greenpeace che, per la prima volta, pone il tonno di Generale Conserve in testa alla classifica perché “messo nero su bianco impegni precisi” e “metodi di pesca distruttivi”. Inoltre l’organizzazione ambientalista ha valutato positivamente la scelta di privilegiare come specie il tonnetto striato, uno dei meno sfruttati.

Esselunga

In miglioramento il tonno a marchio della catena di supermercati, per quanto “deve fare ancora un piccolo sforzo per far arrivare prodotti 100% sostenibili sui propri scaffali”. Le critiche di Greenpeace riguardano soprattutto il metodo di pesca, per quanto si ponga un limite ai sistemi più invasivi, e la mancata scelta, al momento, di specie come il tonnetto striato. E nel giudizio complessivo si legge che Esselunga “sui propri scaffali dà spazio al tonno pescato a canna di altre aziende… non sarà ora di fornirlo anche nelle proprie scatolette?”

Conad

“C’è ancora da fare per fornire un tonno davvero sostenibile”. È questo il giudizio per il tonno Conad che “deve ancora lavorare alla piena tracciabilità per garantire i consumatori al 100%”. Inoltre non piace che usi solo tonno a pinna gialla, “i cui stock sono in grave crisi, senza prendere alcun impegno per evitare le popolazioni sovrasfruttate”. Bene la miglior trasparenza e il bando ai metodi di pesca distruttivi, ma “deve continuare a lavorare con i propri fornitori per far arrivare prodotti 100% sostenibili sui propri scaffali”.

Rio Mare

Marca sotto osservazione perché ha promesso che entro il 2017 sarà sostenibile al 100%. Gli impegni che Riomare si è assunta spaziano a tutto campo, ma – scrive Greenpeace – “in Italia si fatica ancora a trovare offerte davvero ‘responsabili’. Rio Mare ha dimostrato di impegnarsi, ma da chi detiene quasi il 40% del mercato ci aspettiamo di più”.

Coop

“Sulla sostenibilità del tonno in scatola ha ancora molto da fare”, dice l’organizzazione ambientalista. A livello di metodi di pesca, “non ha eliminato del tutto pratiche dannose”, ma non ha ancora adottato specie come il tonnetto striato, meno a rischio di altre. E da migliorare anche l’etichetta, sulla quale “dati importanti, come il metodo di pesca, mancano ancora”. Giudizio finale: “L’offerta di tonno pescato con metodi che non distruggono l’ecosistema marino è ancora troppo limitata”.

Nostromo

“Gli impegni presi contro la pesca distruttiva sono ancora troppo pochi”, scrive Greenpeace, che critica i metodi di pesca che vanno per la maggiore, il fatto che “in alcune scatolette finisce ancora tonno pinna gialla da stock sovrasfruttati”. Dunque “il tonno Nostromo sostenibile è ancora troppo poco per poter realmente offrire una scelta ai consumatori. Da uno dei leader ci aspettiamo molto di più”.

Carrefour

In questo caso un percorso è stato avviato e lancerà “sul mercato italiano tre prodotti sostenibili entro il prossimo anno”. Rimane tuttavia una serie di problemi, come il fatto che “la maggior parte del suo tonno proviene da metodi di pesca critici per le catture accidentali di squali, tartarughe e tonni troppo giovani”. Nel complesso “deve sviluppare piani precisi, portare a termini i progetti iniziati e migliorare la propria trasparenza”.

Mare blu

“Alle parole non seguono i fatti”, bacchetta Greenpeace, “nonostante le promesse fatte quasi tutto il tonno Mareblu proviene da pesca distruttiva. Con solo 0,2% di prodotti sostenibili riuscirà davvero a raggiungere l’obbiettivo 100% al 2016?” Insomma, “Mareblu deve abbandonare subito metodi di pesca che uccidono squali, tartarughe e altre creature marine in pericolo”.

Mare aperto

Giudizio negativo anche in questo caso perché “non si impegna ad offrire prodotti sostenibili ai consumatori italiani”, “non prende impegni precisi per far arrivare anche nelle scatolette Mare Aperto” tonno pescato a canna e non presenta “al momento alcuna trasparenza” sull’etichetta. Questo marchio, passato a Star a Jealsa Rianxeira, “è ancora molto indietro in termini di sostenibilità sul mercato italiano”.

Lidl Nixe

La scheda, in questo caso, si apre con una domanda: “A quando impegni precisi per prodotti sostenibili?” E negativi i giudizi sono un po’ per tutto: introvabilità della politica aziendale sui prodotti ittici, assenza di impegni a non usare metodi distruttivi e persistenza del 25% di tonno gialla. Dunque giudizion “assolutamente insufficiente per uno dei leader della distribuzione a livello europeo”.

Auchan

“Non ha ancora preso alcun impegno per garantire la sostenibilità dei propri prodotti. Da sempre sul fondo della nostra classifica: a quando scelte precise per una pesca sostenibile?”. Anche in questo caso Greenpeace non la manda a dire e dà un pollice verso un po’ a tutti i punti toccati dalla sua analisi. Dunque, in sostanza, “l’azienda ha fornito risposte incomplete al questionario e non mostra alcuna intenzione di voler adottare criteri precisi per evitare la pesca distruttiva”.

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