Scuola: nessun decreto, ma i precari sperano ancora

La riforma della scuola arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri di stasera, ma è ben altra cosa rispetto a quella che si attendeva e che è stata pubblicizzata per intere settimane. La scelta diel presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di non ‘strozzare’ il dibattito parlamentare evitando un decreto mette in allarme i sindacati perchè non dà certezza sui tempi di approvazione e dunque mette a rischio le assunzioni previste. In mattinata il presidente del Consiglio ha avuto un colloquio di circa un’ora e mezza con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini a Palazzo Chigi per fare il punto (li vedete insieme nella foto).

I sindacati chiedono un decreto per i precari

“L’unico decreto legge che il Consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio dovrebbe varare riguarda le assunzioni dei precari che non possono essere presi più un giro”: a prendere posizione, mentre è in corso un confronto tra il ministro Giannini, sorpresa anche lei dalla decisione di Renzi, e il Premier è il sindacato Gilda.”Ci auguriamo – aggiunge – che il governo non si sottragga a questa unica vera urgenza e che definisca con chiarezza l’organico, visto che nella bozza del decreto legge non c’è alcun riferimento al numero di assunzioni”.”Il mostro giuridico che il governo stava preparando, e che minacciava di intervenire su materie di natura strettamente contrattuale come lo stato giuridico degli insegnanti, la carriera e le retribuzioni, è stato bloccato. La retromarcia di Renzi – sostiene il coordinatore della Gilda, Rino Di Meglio – è anche frutto della vasta mobilitazione promossa dalla Gilda domenica scorsa e che ha portato in poche ore migliaia e migliaia di docenti a inondare di appelli via web il presidente della Repubblica”.

“Ci auguriamo che la discussione su La Buona Scuola venga portata in ambito parlamentare – conclude Di Meglio – e che si apra un confronto serio e approfondito con i sindacati. Ci rivolgeremo ai parlamentari con le nostre osservazioni per migliorare il disegno di legge del quale speriamo di poter leggere presto il testo definitivo”.

La renziana Di Giorgi: “Resta ipotesi decreto”

Ma secondo la senatrice renziana Di Giorgi, il governo starebbe valutando se fare comunque un decreto per le assunzioni dei precari della scuola.

“Si può stralciare la parte relativa alle immissioni in ruolo” dal ddl annunciato dal premier Renzi. “So che in questo momento se ne sta discutendo. Il Parlamento, su un tema come la scuola, deve prendersi il suo tempo”. Dunque, spiega, la soluzione potrebbe essere “un decreto per le urgenze e le necessità come da Costituzione, e un disegno di legge per tutto il resto”, ha detto la senatrice.

Il pacchetto delle assunzioni

Nel decreto legge, secondo quanto era atteso, avrebbe dovuto confluire innanzitutto il pacchetto di assunzioni, uno dei pilastri degli interventi studiati per migliorare il sistema d’istruzione nel nostro Paese. Previsti 180.000 “ingressi” (considerando però anche circa 60.000 posti dell’annunciato concorso per insegnanti) pescando dalle graduatorie a esaurimento, dagli idonei e vincitori dell’ultimo concorso pubblico (quello del 2012) e, per consentire una coincidenza tra fabbisogni e organici (ci sono materie, come matematica e fisica, in cui scarseggiano prof e discipline che si è deciso di potenziare) anche attingendo dalle graduatorie di istituto (offrendo a questa categoria di precari prima un contratto a termine per un altro anno e poi una sorta di “corsia preferenziale” per il concorso che verrà bandito a ottobre). A questo plotone di docenti si prevedeva di aggiungere i supplenti che hanno più di 36 mesi su posto vacante, come conseguenza del recepimento della sentenza della Corte di Giustizia europea. Per loro – poche migliaia secondo l’interpretazione del Miur, decisamente più restrittiva rispetto a quella sindacale – si pensava a un indennizzo, anche nell’intento di evitare ulteriori contenziosi.

Le notizie giunte in mattinata

Un Consiglio dei ministri che all’improvviso “cambia verso”

È fissato per oggi il Consiglio dei ministri in cui il governo varerà la riforma della “Buona scuola”, peccato che non ci sarà nessun decreto legge. Dopo mesi di annunci l’esecutivo ha virato su un più soft disegno di legge, chiedendo al Parlamento l’approvazione in tempi certi. I tempi della riforma (che col decreto sarebbe stata approvata in via definitiva entro 60 giorni) si allungano dunque a dismisura.

A rischio 120.000 assunzioni

La notizia è stata motivata dal premier con la necessità di coinvolgere maggiormente il Parlamento, ma avrebbe lasciato di stucco persino il ministro dell’Istruzione Giannini, che fino a poche ore fa aveva dato mandato ai suoi tecnici di mettere a punto gli ultimi dettagli del decreto.
Di più: con il rinvio sine die dell’approvazione definitiva salta anche l’assunzione di circa 120.000 precari della scuola, che sarebbe doviuta partire il primo settembre.

Addio ai laboratori

E a saltare è anche il miliardo di finanziamento destinato alla scuola con la Legge di Stabilità, che sarebbe dovuto servire a rafforzare sin dal prossimo anno scolastico materie come inglese, musica e arte, ad aumentare i laboratori e l’informatica.

Il dibattuto finanziamento alle scuole paritarie

E, ultimo ma non per importanza, viene rimandato uno dei punti più dibattuti della riforma, l’istituzione di un fondo sperimentale per la detrazione delle rette scolastiche delle scuole paritarie. Non si fa fatica a credere che proprio questo punto era uno di quelli che avrebbe messo a rischio approvazione l’intero provvedimento. Ma ora tutto finisce nelle mani del Parlamento.

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