Insalata in busta, consumi boom, ma l’esperto dice: “Evitatela”

Sono 19 milioni le famiglie italiane che nel 2015 hanno acquistato insalata in busta pronta da condire facendo registrare un aumento rispetto all’anno precedente (18,3 milioni). Lo attesa l’Aiipa (Associazione italiana Industrie Prodotti Alimentari) che, riportando l’incremento in termini relativi, segnala una crescita del 3% nelle vendite.

 

L’Aiipa: “Prodotto pronto e nutriente”

“Il tempo è un bene sempre più prezioso e la IV gamma, quella in cui rientrano i prodotti come l’insalata in busta soddisfa un bisogno fondamentale”, commenta Guido Conforti, responsabile di Aiipa IV gamma, “avere a disposizione un prodotto fresco e pronto per il consumo, che non necessita di ulteriori lavaggi ed è equiparabile dal punto di vista nutrizionale all’ortofrutta tradizionale preparata in ambito domestico”.

 

Previsioni di crescita anche per il 2016

Ottimistiche le previsioni per il 2016 per il quale, aggiunge Conforti, “esistono le premesse di consolidamento e ulteriore accelerazione della crescita del mercato, grazie anche ai benefici che deriveranno dal pieno trasferimento ai consumatori delle maggiori garanzie in termini di sicurezza e qualità del prodotto introdotte nell’agosto scorso con l’entrata in vigore della legge 77/2011”.

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L’opinione del legale specializzato in intossicazioni

Eppure non tutti sono d’accordo con le considerazioni del responsabile di Aiipa IV gamma. Nei giorni scorsi, infatti, è stato dato spazio a Bill Marler (nell’immagine sopra), un avvocato specializzato in casi di intossicazione alimentare, che ha indicato tra gli elementi da evitare per non inciampare in intossicazioni alimentari proprio l’insalata in busta. “La evito come la peste. Siamo abituati alla comodità, ma a volte penso che non valga il rischio”, ha detto.

 

 

“Carica di batteri”, ma i produttori replicano: “E’ sicurissima”

Il motivo? A fronte dell’apparente pulizia del prodotto, secondo il legale troppe sono le persone che l’hanno maneggiata e quindi aumenta il rischio di rimanere intossicati. Immediata è arrivata la replica dei produttori, che a Consumatrici.it scrivono: “Quella italiana è più sicura di quella lavata in casa, merito anche delle normative stringenti”.

 

Gli altri cibo a rischio secondo Marler

E all’elenco aggiunge i succhi di frutta a crudo (potenziali portatori di escherichia coli), i germogli di soia, hamburger al sangue, uova poco cotte e ostriche.

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