Quote rosa per legge: nei consigli regionali donne almeno al 40%

Almeno il 40% dei consiglieri regionali, a partire dalle nuove legislature, dovrà essere composto da donne. Dopo l’ok del Senato che lo scorso settembre aveva approvato la legge con 170 voti a favore, 3 contrari e 48 astenuti, adesso c’è anche l’approvazione definitiva della Camera, dove in 334 hanno votato sì, 91 no e 21 astenuti. Tra i contrari Lega, M5S e Ala mentre Fdi e Conservatori e riformisti si sono astenuti.

Le varie applicazioni secondo le leggi elettorali

In base al testo di legge, “in ciascuna lista” i candidati di un sesso non devono superare il 60% del totale. Poi deve essere “consentita l’espressione di almeno due preferenze, di cui una riservata a un candidato di sesso diverso, pena l’annullamento delle preferenze successive alla prima”. Inoltre, laddove ci sono liste bloccate, la legge elettorale regionali dovrà disporre “l’alternanza tra candidati di sesso diverso, in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60 per cento del totale”. Infine, se ci sono i collegi uninominali, la legge elettorale regionale deve disporre “l’equilibrio tra candidature presentate col medesimo simbolo in modo tale che i candidati di un sesso non eccedano il 60 per cento del totale”.

Oggi cartellino nero alla Basilicata

Oggi le percentuali “rosa” sono molto più basse, con il caso clamoroso della Basilicata che non ha nemmeno una donna consigliere. In generale, i consiglieri regionali italiani sono 897 di cui solo 159 donne (17,7%). Se alcune Regioni del centro-nord hanno percentuali accettabili di donne che siedono nei consigli (Emilia Romagna 34,7%, Toscana 27,5%, Piemonte 26%, Veneto 22%), quelle del Sud hanno percentuali da emirato arabo: Basilicata 0%, Calabria 3,3% Abruzzo 3,4% Sardegna 6,8%, eccetera) con l’esclusione della Campania che si attesta al 22%.

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