Olio di palma: l’addio di Carrefour e Esselunga

Continua la lotta all’olio di Palma. Gli ultimi due casi, pressoché contemporanei, riguardano due catene di supermercati, Carrefour ed Esselunga, che intervengono su prodotti da forno a proprio marchio, biscotti e fette biscottate. Almeno a livello di intenti.

Carrefour: nel giro di qualche mese i primi biscotti

La società francese che opera nella grande distribuzione organizzata anche in Italia, infatti, ha annunciato che, entro il 2020, dismetterà progressivamente (e parzialmente) l’ingrediente e, secondo quanto annuncia Il Fatto alimentare, che sull’argomento ha lanciato una campagna ad hoc, i primi risultati saranno apprezzabili già nei prossimi mesi, con la prima linea di biscotti. Inoltre verrà fatta una duplice valutazione: laddove sarà possibile sostituire l’ingrediente con altri, verrà fatto; se invece si rivelasse una strada non praticabile, si opterà per per olio di palma certificato Rspo prodotto da coltivazioni certificate. Il tutto, pare, senza variazioni di prezzo.

Esselunga: già si utilizza l’olio di mais

Nel caso della società milanese, invece, i giochi sono in fase più avanzata, dato che ormai da alcune settimane ha messo in vendita frollini con gocce di cioccolato fondente per i quali è stato utilizzato olio di mais. Un’operazione che ha avuto un riflesso positivo per i consumatori, che hanno visto diminuire il costo delle confezioni. Lo stesso è accaduto con le fette biscottate vendute con il proprio marchio. Ora si attende il passaggio dalle parole alle azioni da parte di altre catene che hanno sottoscritto la campagna del Fatto Alimentare. Tra queste, Ikea, Coop, Ld Discount e Md Market.

Le ragioni per evitare l’olio di palma

Ma perché spingere a sostituire questa componente, molto economica, con una simile? Ci sono due ordini di ragioni. Una, legata alla salute dei consumatori, è che l’assunzione di olio di palma in quantità elevate può risultare dannosa da diversi punti di vista, a iniziare da quello cardiocircolatorio. L’altra, invece, riguarda la depredazione dei territori in cui viene prodotto, soprattutto quello malese, dove si concentra quasi il 40 per cento della produzione.

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