Mattarella: “Dignità, unione e riforme contro la crisi”

Un discorso improntato sulla crisi e sui suoi effetti, ma anche un appello all’unità nazionale per “dare al Paese una speranza”. È stato questo, in estrema sintesi, il nucleo della parte iniziale del discorso di Sergio Mattarella nel giorno del suo giuramento come presidente della Repubblica (sul sito del Quirinale è disponibile la versione integrale dell’intervento). Lui, che si vuole porre come arbitro imparziale, inizia con un ringraziamento ai suoi precedessori Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. “Essi hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari”, dice il neo inquilino del Colle, e rivolgendosi in particolare al presidente uscente dopo il secondo mandanto, gli tributa un “ringraziamento particolarmente intenso”.

 

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La crisi e le ferite al Paese

Ma, ammette, il Paese sta vivendo una “unità difficile, fragile, lontana. La crisi ha inferto ferite nel tessuto sociale del Paese” generando gravi problemi al “sistema produtttivo, ingiustizie, nuove povertà e solitudine”. E pensa al “lavoro che manca, soprattutto nel Mezzogiorno”, affermando quindi che occorre “scongiurare che la crisi economica intacchi il patto costituzionale. Per uscirne, occorre invertire ciclo economico con robusta iniziativa di crescita da articolare a livello europeo”.

 

Unità nazionale significare ridare speranza al Paese

Per avviare un percorso nuovo, per Mattarella occorre attribuire “pari dignità sociale a tutti i cittadini” puntando sulle “energie dei giovani, delle imprese, della pubblica amministrazione” senza dimenticare la partecipazione e la trasparenza di tutti perché “serve la tenace mobilitazione di tutta la società”. Dunque, ecco uno dei passaggi chiave della prima parte del discorso, quello all'”unità nazionale per dare al Paese speranza”.

“Cambiamento non sia oscurato dalla politica”

E poi inizia con la seconda parte esordendo con un “pensiero alle comunità straniere presenti nel Paese” su cui torna anche più avanti, quando parla dei profughi che sfuggono a guerre e carestie e per accogliere i quali occorre l’impegno non solo italiano, ma europeo. Poi, di nuovo, per Mattarella elementi importanti della società sono le donne e i giovani, rappresentati in un parlamento con la più alta percentuale di cambiamento. È un “risultato prezioso” che rischia di essere “oscurato dalla politica stessa” che non deve puntare agli intrighi. “È significativo che il mio giuramento avvenga durante una riforma importante”, ha detto Mattarella e auspica che si prosegua che con la riforma della Costituzione.

I diritti nel cuore del discorso

È un discorso improntato sui diritti, quello di Mattarella: “Diritto allo studio in una scuola moderna e in ambienti sicuri, al futuro, al lavoro, alla cultura diffusa e all’eccellenza ricorrendo alle nuove tecnologie e al superamento del divario digitale”. E poi amplia ancora di più il raggio di ciò che auspica diventi pratica quotidiana durante il suo settennato, che deve “valorizzare il patrimonio artistico, ripudiare la guerra e promuovere la pace, garantire i diritti dei malati, concorrere con lealtà alle spese della comunità nazionale, ottenere giustizia in tempi rapidi, permettere alle donne di vivere senza la paura di violenze e di discriminazioni, rimuovere barriere per persone con disabilità, sostenere la famiglia, risorsa della società, garantire l’autonomia e il plurilamismo dell’informazione”. Senza dimenticare, più oltre, gli anziani in difficoltà.

Lotta alla corruzione e alla mafia

Nell’ultima parte del suo discorso, il presidente Mattarella ha esteso il discorso ad altri temi importanti. Partendo dall’antifascismo, già anticipato dalla visita dalle Fosse ardeatine sabato scorso, ha poi puntato il dito contro la corruzione, che ha raggiunto un “livello inacettabile e che impedisce la corretta espressione del mercato”. In proposito ha aggiunto i ringraziamenti a papa Francesco, uno dei primi a congratularsi con lui, ma che soprattutto ha “usato parole severe contro i corrotti”. La lotta alla criminalità organizzata, quella “vecchia e nuova” e che si è radicata anche al nord, è stato un altro tema su cui ha picchiato forte. Ricordando Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i più noti tra “i tanti eroi della lotta alla mafia”, ha detto che “per sconfiggerla serve una moltitudine di persone oneste”.

Terrorismo internazionale: il ricordo di Stefano Tachè

Nell’affrontare invece il tema del terrorismo internazionale, a sorpresa, parte da una vittima pressoché dimenticata della storia italiana: Stefano Tachè, 2 anni, ucciso il 9 ottobre 1982 nell’attentato alla sinagoga di Roma che provocò anche il ferimento di 37 persone. “Era solo un bambino, un bambino italiano”, ha scandito Mattarella che poi si è portato all’attualità, alle minacce dell’estremismo che si manifesta un po’ ovunque nel mondo e che va combattuto. Andando verso la conclusione non ha dimenticato la vicenda dei due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i marò ancora al centro della vicenda che da tre anni esatti li vede in mano alla giustizia indiana e che il presidente della Repubblica auspica vengano riportati in Italia in via definitiva, e non per permessi temporanei o periodi circoscritti per ragioni di salute.

Verso la conclusione: “Un futuro di cambiamento e di pace”

La fine del discorso è tornata quindi alla necessità di un “futuro di cambiamento e di pace” che sia seguito da una metafora che è ricorsa spesso nelle sue rade dichiarazioni pubbliche, quella dell'”arbitro che è che e deve essere imparziale” all’interno di un contesto in cui “i giocatori si comportino con correttezza”, seguendo regole che siano condivise da tutti. E poi ancora un richiamo ai cittadini e ai loro volti: “Questi volti e queste storie raccontano di un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale. Un popolo che si senta davvero comunità e che cammini con una nuova speranza”.

Nel corso dell’intervento di Mattarella, divenuto così ufficialmente il dodicesimo presidente della Repubblica, 42 sono stati gli applausi che hanno scandito i vari passaggi del suo discorso. Tre sono stati i minuti solo per l’applauso quando il neo inquilino del Colle, commosso, ha terminato di parlare, meno di mezz’ora in tutto, sulla frase “viva la Repubblica, viva l’Italia”.

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