2 agosto: parla il ministro, i familiari lasciano l’aula

L’associazione dei familiari delle vittime della Strage della stazione di Bologna ha lasciato l’aula del consiglio comunale di Bologna prima che il ministro Gian Luca Galletti (nella foto in basso), in rappresentanza del Governo, prendesse la parola. “Non abbiamo niente contro Galletti – ha detto il presidente Paolo Bolognesi – ma rappresenta un governo scorretto”.

Così una nuova rottura segna la giornata di celebrazioni per il 2 agosto.

 

Una giornata particolare: cosa è successo 37 anni fa

di Antonella Beccaria

Oggi è il 2 agosto, 37° anniversario della strage della stazione di Bologna: la città scende in piazza anche quest’anno, per ritrovarsi alla fine del corteo in piazza Medaglie d’Oro. In giornate come questa – ma anche il 12 dicembre (anniversario dell’eccidio di Piazza Fontana, a Milano), il 28 maggio (Piazza della Loggia, Brescia), 31 maggio (Peteano), 4 agosto (Italicus, San Benedetto Val di Sambro) e in tante altre date – occorre lasciare da parte gli schieramenti e pensare a chi è stato massacrato.

Nel trentasettesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna, 85 morti e oltre 200 feriti, in pochi ricordano una frase: “Le vittime sono state trattate, in punto di raccolta e di conservazione delle prove oggettive, con meno attenzione e meno pietà di un ubriaco accoltellato in una rissa di osteria”.

Oltre i numeri di un massacro

In questo caso, la citazione arriva dalle carte della strage di Brescia, ma è utile per parlare anche di quei cittadini che il 2 agosto 1980 entrarono in una stazione per non uscirne più. Le formule giudiziarie non bastano a farlo e non bastano nemmeno le cifre. Le vittime trasformate in numeri perdono tridimensionalità. Sono un bilancio certificato dalle fonti ufficiali, feretri che compaiono in immagini lontane di funerali di Stato o di esequie private.

aaastrage02

Pezzi di vita spazzati via

Coloro che sono morti a Bologna alle 10.25 del 2 agosto 1980 non erano solo numeri. Erano persone in attesa di un altro pezzo di vita. Alcuni sostavano nella sala d’aspetto di seconda classe oppure sul primo binario mentre altri imboccavano il sottopassaggio per raggiungere altre banchine. Qualcuno, quella mattina, si sarebbe riconciliato con i parenti dopo anni di attriti e qualcun altro muoveva un passo ulteriore nel progettare un futuro che sembrava a portata di mano. O almeno non minacciato da una bomba a elevatissimo potenziale.

aaastrage03

Universi in apparenza lontani

Certo, il periodo della strategia della tensione aveva insegnato che tanto tranquilli non c’era da stare. Chi morì alla stazione di Bologna deve aver pensato che i ragazzi delle P38 fossero così distanti da appartenere a un altro universo. A un altro universo sembravano appartenere anche le gambizzazioni, i processi, Ordine Nuovo, i Nar, i servizi segreti deviati solo in apparenza, i magistrati uccisi e le vittime di altre stragi. Non pensi che possa capitare anche a te. Non crederesti mai che un pezzo di storia pilotato da lontano ti passi sopra e ti faccia a pezzi, trasformandoti in brandelli di vita da aule di giustizia.

Il lavoro dei familiari delle vittime

Poi c’è il discorso della certezza della pena. Che si tratti di vittime di mafia o di atti terroristici, morti sul lavoro o pedoni falciati da auto pirata, donne massacrate dai loro uomini, chi resta guarda alla giustizia in attesa di un risarcimento morale ancor prima che materiale. Alle condanne, in sede giudiziaria, si arriva non sempre, ma spesso. La colpa viene riconosciuta e la pena inflitta. In alcuni casi i giudici pronunciano la parola ergastolo. Eppure gli assassini escono e riprendono la vita interrotta dai loro crimini. Corretto, in base al principio del recupero del reo e del suo reinserimento della società. Tuttavia i familiari delle vittime non possono.

aaastrage04

Il racconto dei reperti

Di certo non possono coloro che decidono di impegnarsi per conservare la memoria. Che significa riaprire una ferita tutte le volte che si parla di quanto è accaduto. Il lutto viene di continuo minato dal ricordo, dalla ricostruzione dei fatti, dai dettagli di un evento che non ha lasciato che brandelli di vestiti, pezzi di dentiere, borsette squarciate. Questi oggetti diventano reperti e restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. Poi, quando la Cassazione pronuncia la sentenza definitiva, non servono più, vengono distrutti, smaltiti.

aaastrage05

Il terrorismo di massa e le conseguenze umane

Poco importa se questi oggetti parlano. Se ci fosse chi ritiene superfluo conservarli, provi ad andare al Museo per la memoria di Ustica, a Bologna e provi a osservare un singolo finestrino crepato, un frammento di rottame ritorto, lo scheletro dei sedili. Impossibile non portarsi a casa un pezzo della storia di quelle 81 persone che salirono sul Dc9 dell’Itavia, abbattuto il 27 giugno 1980 nel corso di un’azione di guerra.

Anche così si può ricordare il lato umano di una strage, del terrorismo indiscriminato che colpisce nella massa, come fin troppo spesso sta accadendo ancora oggi.

Pubblicità

Articoli collegati

Commenti

Alto