Donne in redazione: solo una su 4 e quasi mai ai vertici (infografica)

I dati emergono da un’indagine di NewsLab, osservatorio della scuola di giornalismo dell’università Cattolica di Milano, e sono stati pubblicati da MagLab. Sono i numeri impietosi delle giornaliste donne in Italia, quelli secondo cui la presenza femminile nelle redazioni tricolori rimangono bassi, il 30% circa nei quotidiani generalisti per scendere a percentuali molto più ridotte nel caso di pubblicazioni sportive. In media, le firme al femminile non superano il 23% del totale.

Firme femminili: la classifica dei giornali

Il focus, rappresentato dall’infografica pubblicata sopra e realizzato da Alessandra Lanza, Nicolò De Carolis, Alberto Battaglia, Daniele Brunetti, Claudia Zanella e Michele Alinovi con il coordinamento di Valerio Bassan, è stato realizzato monitorando per 7 giorni (dal 2 all’8 febbraio scorsi) 12 testate giornalistiche nazionale. E come si vede, il miglior risultato è del quotidiano Il Messaggero (33,7%), seguito da Il Fatto Quotidiano (30,6) e Il Sole-24 Ore (30,1). Scorrendo la “classifica” verso posizioni discendenti, ecco che si incontrano La Repubblica (29,8), Il Corriere della Sera (28,5) e La Stampa (23,3). Fanalino di coda, a grande distanza, gli sportivi la Gazzetta dello Sport (7,1) e il Corriere dello Sport-Stadio (2).

Tra i vertici una sola giornalista

“Il problema, tuttavia, non è solamente numerico”, si legge nella sintesi di MagLab. “Nei 12 quotidiani analizzati, infatti, soltanto pochissime giornaliste di sesso femminile risiedono ai piani alti delle redazioni, occupando posizioni di prestigio. Tra direttori, condirettori, vicedirettori delle testate prese in esami, figura solamente una donna. Si tratta di Barbara Stefanelli, vicedirettore del Corriere della Sera. Una posizione che condivide con tre colleghi uomini”.

“Strutture a impronta chiaramente maschile”

Certo, i numeri si basano su quanto è uscito in edicola e dunque sull’evidenza di firme femminili sulle pagine andate in stampa. Rimangono dunque fuori le collaboratrici esterne, le redattrici interne e quelle che hanno ruoli particolari (come corrispondente o inviata). Quindi questi dati, secondo ancora MagLab, “possono non coincidere con quelli delle donne effettivamente impiegate. Permane, tuttavia, un senso di ingiustizia e sconforto di fronte a strutture editoriali chiaramente improntate sulla prevalenza maschile, dove la donna, quando è presente, resta comunque relegata a un ruolo di secondo piano, sia in termini di visibilità, sia di prestigio e carriera”.

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