Epatite C, la campagna dei pazienti: “Basta viaggi della speranza per i farmaci”

Stop alle barriere di accesso ai farmaci contro l’epatite e cure garantite a tutti i pazienti senza viaggi della speranza all’estero, India in primis perché i medicinali costano un euro. Lo chiede la rete “Senza la C”, creata da Aned (Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto), Epac (Pazienti con epatite e malattie del fegato), Fedemo (Federazione associazioni emofilici), L’isola di Arran (Associazione impegnata nella lotta all’emarginazione legata alla droga), Nadir (Pazienti con Hiv) e Plus (Persone Lgbt sieropositive).

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Lettera al governo e all’Aifa

Il network, per raggiungere i propri scopi, ha scritto al presidente del consiglio Matteo Renzi, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Mario Melazzini. Chiede l’introduzione in legge di bilancio di un fondo dedicato ai farmaci anti-Hcv e di rivedere i parametri che limitano l’accesso ai nuovi farmaci solo ai malati gravi.

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“Forse in migliaia partono per l’estero”

“Secondo una recente indagine condotta su 86 centri autorizzati alla prescrizione dei nuovi farmaci per la cura dell’epatite C”, spiega Ivan Gardini (nella foto sopra), presidente di Epac onlus, “risulta che circa 500 italiani sono andati in India ad acquistare i farmaci equivalenti, ma se consideriamo anche quanti non lo dichiarano, ne stimiamo oltre un migliaio. I pazienti acquistano i farmaci all’estero perché si sentono in un vicolo cieco, nessuno è in grado di poter dire quando saranno curati”.

“Curiamo 30.000 persone l’anno”

“A oggi curiamo circa 30.000 pazienti l’anno”, aggiunge Gardini, “e con gli 1,5 miliardi spalmati in un triennio previsti in legge di bilancio, anche il ministro Lorenzin si è posta l’obiettivo di voler curare 50.000 pazienti l’anno: questo potrebbe far sì che possano cadere le barriere di accesso e restare comunque nei limiti del budget annuale stanziato prevedendo delle priorità di cura, come ad esempio chi ha una co-infezione con altri virus, sindrome metabolica e diabete”.

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