Referendum: “Riforma figlia di corruzione”, nei guai il capo del tribunale di Bologna

La riforma costituzionale è fondata “sui valori ‘del clientelismo scientifico e organizzato’, del voto di scambio, della corruzione e del trasformismo con un governo che lega le provvidenze a questo o a quello al voto referendario”. Per queste parole pubblicate su Facebook a sostegno del no al referendum di domenica prossima, 4 dicembre, Francesco Caruso, da poche settimane presidente del tribunale di Bologna, è stato segnalato dal comitato di presidenza del Csm alla procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare.

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Il magistrato: “Era un testo privato”

Il testo, una lunga considerazione sulla riforma Renzi-Boschi affidata al social network, è anche finito in versione integrale sulla Gazzetta di Reggio, la città emiliana presso cui Caruso era stato presidente del tribunale fino a pochi mesi fa. Ha protestato il magistrato scrivendo al quotidiano. Quel testo, ha precisato Caruso, “non era destinato alla pubblicazione sul giornale, pubblicazione non richiesta né autorizzata, trattandosi di un testo ‘privato’ destinato a un numero limitato di lettori”.

Rischia il trasferimento d’ufficio

Nonostante ciò, ora il presidente del tribunale di Bologna rischia fino al trasferimento d’ufficio perché l’articolo è stato inviato dal vertice del Csm alla Prima commissione. Scopo: valutare se ci sono gli estremi per l’incompatibilità funzionale.

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