Polpetta double face per un’insegnante-mamma

Succede che un giorno il mio Dirigente Scolastico rappresenta al Collegio Docenti la necessità di creare un momento aggregativo rivolto alla platea genitoriale dell’Istituto. Un progetto finalizzato al coinvolgimento dei genitori in quella che viene definita una “comunità educante”.

Scattano immediatamente nella mia testa tutti quei retropensieri tipici di chi porta con sé un’esperienza ventennale di vita scolastica: “Ecco, sono certa che ci ritroveremo nuovamente a discutere sull’epistemologia fenomenica di quel 6 in Italiano o sull’apporto nutrizionale di quella polpetta prevista dal menù del giovedì, che, secondo Michele e Giovanni, due alunni di quinta, sa di muffa“.

Il problema della polpetta

Cercando di superare anche il senso di inadeguatezza come mamma – giacché quella stessa polpetta la mangia anche mia figlia, la quale non mi ha mai riferito di alcun sapore di muffa – mi chiedo se lei crescerà con turbe permanenti dovute ad un’ipotetica polpetta o se, effettivamente come credo, la polpetta non sia solo l’emblema di un mio pregiudizio sul ruolo dei genitori nella vita scolastica.

Se i genitori si lamentano troppo

Concludo le mie elucubrazioni mentali con la vittoria assoluta della polpetta: i genitori si relazionano agli insegnanti solo ed esclusivamente per “lamentarsi” dei voti, per interferire sulla scelta dell’Istituto di offrire un servizio di mercoledì anziché di giovedì, quando tutti sanno che il mercoledì tutti hanno da fare perché c’è l’equitazione, la danza, il violino, eccetera eccetera eccetera.

Sognavo un bel temporale…

Depongo la mia ascia e confido nell’idea che, il giorno della famosa convocazione della riunione in cui si chiede una partecipazione efficace delle famiglie nella vita scolastica, possa scatenarsi il peggiore temporale di questo caldo autunno, tale da inibire l’uscita di casa delle famiglie coinvolte. Purtroppo, anzi per fortuna, il giorno della fatidica data, si rivela come una fresca serata autunnale e l’affluenza alla riunione è piuttosto alta.

Viva la mail del papà

Con mia grande sorpresa, l’incontro si svolge in estrema serenità e pacatezza e si rivela estremamente costruttivo ed efficace.

Il tutto può essere riassunto dall’e-mail di un papà (sempre più attivi nel rapporto scuola-famiglia): “Compatibilmente con i miei impegni di lavoro, sarei onorato di dare un piccolo contributo alla crescita della comunità dei genitori e della scuola, anche se le mie competenze nel campo diciamo socio-psicologico sono scarse. Il mio è un approccio più tradizionale fondato sul valore dell’impegno nello studio, basato sul rispetto dei docenti, incline più alle conoscenze che alle competenze (quindi controcorrente per certi versi). Ma non è un approccio dogmatico, anzi, con il contributo più progressista di mia moglie, riconosco il grande valore delle competenze e dell’innovazione, della necessità per nostra figlia di acquisire insieme alla cultura i valori necessari per affrontare la vita in maniera aperta e tollerante

Ma che fine ha fatto la polpetta “che sa di muffa”?

Resto muta dinanzi a tale dichiarazione, peraltro condivisa dalla maggior parte dei docenti. Nessuno nomina più la polpetta.

Le famiglie stanno cambiando? I genitori stanno crescendo? Rompere l’isolamento entro cui spesso i genitori si trovano ad affrontare il loro difficile compito ha generato, in una piccola comunità come quella di un Istituto Comprensivo, l’esigenza di costruire un luogo privilegiato di comunicazione tra adulti, dove poter condividere il proprio sapere sull’educazione, vivere il piacere della ricerca e incrementare la consapevolezza del ruolo educativo dei genitori e della famiglia. È la strada che ci porterà a diventare una vera “comunità educante”?

Stanca, ma vincente

Nel rientro a casa sento un’immensa soddisfazione per averci creduto in quanto insegnante e stavolta anche in quanto mamma. Torno a casa, stanca, ma vincente e mi accingo a preparare la cena: “Famiglia, stasera polpette!”

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